Avete presente quel genere  tanto dimenticato quanto svuotato di significato dalla tv  che risponde al nome di "satira"? Buone notizie: è vivo, e a dimostrarlo c'è una rassegna che ogni due lunedì registra il tutto esaurito.

Il progetto si chiama Satiriasi, e ruota intorno a un locale romano, la Locanda Atlantide: è qui che gli otto comici di Satiriasi si esibiscono, ed  è da qui che partono per portare i loro spettacoli in giro per il paese. Se  infatti in televisione la comicità intelligente è praticamente morta, per fortuna (nostra, di certo non di chi la fa) resiste e avanza nei locali, cioè gli unici spazi che rimangono a chi non si accontenta di proporre l'ennesima canzone parodia o l'imitazione del personaggio famoso di turno.

La notizia ovviamente non è che c'è un gruppo di comici a Roma, cosa che mi interesserebbe più o meno quanto il cimurro del chihuahua di Paris Hilton; la notizia è che a Roma c'è un gruppo di autori che, unico nel suo genere, fa stand up comedy. Potrebbe sembrare una parolaccia, invece è la comicità di stile anglosassone: un microfono, un comico e il suo vissuto.

Nessun travestimento, nessun tormentone, nessun gioco di parole, niente; in cambio vagonate di sesso, religione, morte e politica. Tutto rigorosamente vietato ai minori di 18 anni.

Solitamente mi occupo di televisione e media in generale, perché dunque parlarne qui? Tanto per iniziare perché nonostante qualche incursione in tv l'abbiano fatta, gli autori di Satiriasi -ebbene si,  esistono persino individui capaci di scriversi i pezzi completamente da soli-  si propongono proprio come antitelevisivi, attraversando così la linea d'ombra che separa la loro comicità da quella della "grande distribuzione", annacquata dalla riverenza verso il potere e dall'ossequioso rispetto dei dogmi religiosi e culturali.

A proposito di dogmi, non ci potrebbe essere momento storico migliore per parlarne: l'elezione del capo di uno Stato estero  monopolizza i media da giorni, con agghiaccianti rimandi linguistici tra fumate in Vaticano e fumate nere alla Camera e al Senato. Chiesa e Stato trattati di pari passo, come nel Medioevo:  è su questo substrato culturale di commistione tra religione e potere politico che il linguaggio esplicito di Satiriasi diventa liberatorio per il pubblico.

Ma soprattutto, se scrivo di Satiriasi, è perché la comicità è una cosa troppo importante per lasciarla in mano a un tizio che si fa zittire dal pubblico e a un altro che non sa nemmeno dare  alla madre il dispiacere di dirle che  lui in realtà è tutto suo padre.

Proprio perché la comicità è una cosa importante, Satiriasi si è data un manifesto: 15 punti per affermare che la risata è il mezzo, non il fine di un monologo satirico. Sul palco non si portano oggetti né luoghi comuni:  i milanesi non vanno tutti di corsa, i romani non sono tutti cafoni, i napoletani furbi e le suocere cattive.Insomma: Maria De Filippi sarà pure  mascolina, Rocco Siffredi ce l'avrà pure grosso, ma a loro non frega una beata mazza.

Memori della lezione di Lenny Bruce per cui la realtà è ciò che è, non ciò che dovrebbe essere, questi moderni Gulliver domano l'incendio del pensiero comune pisciandoci sopra con irriverenza. Sboccati, disincantati, portatori sani di perversione sessuale, il loro atto eversivo consiste nel proporre un punto di vista personale: non quello che dice la gente o quello che la gente vorrebbe sentirsi dire, ma quello che pensano loro.

Cattolici, atei o vegani che siate, qualsiasi sia la vostra religione, spogliatevene: questi otto comedian non sono roba per animi puri. Sono invece una malattia infettiva che consiste nel provare piacere ascoltando le bestialità che vorremmo dire noi. O a concepirne di nuove a cui non avevamo pensato prima. L'incubazione  poi è brevissima; tempo uno spettacolo, e si finisce per invitare anche gli amici più improbabili al prossimo.

Fosse un disco, la musica  sarebbe composta dai Sonic Youth: accordi atipici, suoni distorti, a tratti persino disturbanti. I testi però sarebbero dei NOFX:  lucidi, epurati da qualsiasi perbenismo, drogati dall'anarchia delle idee.

Lunedì 18marzo  l'ultimo appuntamento della stagione: chi ha la fortuna di vivere dentro il raccordo, è avvisato. Intanto, le presentazioni

Filippo Giardina, il fondatore: dice che un giorno il suo monologo sul sesto potere della rete verrà ricordato dopo Orson Welles e Sidney Lumet; un tempo si faceva di controinformazione, ora ha smesso

Francesco De Carlo:  le donne gli rinfacciano di essere infantile. Poi gli regalano Il piccolo principe in formato pop-up

Pietro Sparacino: ha un figlio biondo e sembra lo zingaro che l'ha appena rapito; loda la bellezza degli ultimi rapporti sessuali prima di procreare e nutre dei dubbi verso i commenti sui profili Facebook delle persone morte

Saverio Raimondo: è stato stuprato da una rumena, immagina il nuovo rito della comunione-aperitivo ed è convinto che il cinema in 3d non abbia funzionato perché in 3d abbiamo già la realtà

Velia Lalli: è stata cresciuta da una madre in cardigan blu; prima o poi dovrà dirle che il lunedì sera non va al corso di ceramica ma su un palco a proclamarsi "porca"

Daniele Fabbri: monologa, canta nei Lodomaccanto e sceneggia fumetti. Un gay c'ha provato con lui, ma lui racconta la storia senza imitarlo perché non è mica Fiorello

Mauro Fratini: il padre del gruppo; il problema non è solo la fuga dei cervelli, ma anche le teste di minchia che vengono risucchiate dall'estero in Italia

Giorgio Montanini: uno dei suoi riferimenti culturali è  Padre Pio; sogna un paese  ideale in cui la bestemmia avrà perso il suo significato. Nel frattempo si adopera per il progresso dell'italica umanità ripetendola a loop sul palco

In conclusione: ricordate questi nomi, cercateli su YouTubese dovesse capitarvi di vederli in cartello dalle vostre parti, approfittatene. E se il vostro sentimento cattolico dovesse sentirsi offeso dal loro animo blasfemo, beh, siete cattolici; perdonateli, no?

http://www.youtube.com/watch?v=oJNKIX_B5J8

http://www.youtube.com/watch?v=ImAtvutGnEA