in foto: NAPLES, ITALY – JANUARY 19: Head coach of Inter Roberto Mancini gestures during the TIM Cup match between SSC Napoli and FC Internazionale Milano at Stadio San Paolo on January 19, 2016 in Naples, Italy. (Photo by Maurizio Lagana/Getty Images)

Ennesima polemica, ennesimo teatrino, ennesima sceneggiata tutta italiana. La questione è spinosa, difficile, non chiara come la stanno facendo i media italiani o i tifosi partenopei. Andiamo per gradi.

Gli insulti. Gli insulti nel calcio ci sono, nello sport stesso ci sono. E' intrinseco forse della natura umana sparare fuori cose poco piacevoli mentre si fa uno sforzo fisico o mentale per battere un diretto avversario. Possiamo definirlo naturale quasi. Vige una regola fondamentale però perché parafrasando ciò che si dice di Las Vegas: ciò che si fa in campo, resta sul campo. La manfrina indegna di Mancini davanti alle telecamere è ipocrita e fuori luogo, premeditata. Va detto altrettanto che l'insulto di Sarri apre un nervo scoperto e va condannato senza se e senza ma. Poteva/doveva rispondere in altro modo il tecnico toscano.

Razzismo-Omofobia. C'è una differenza tra queste due parole. I due tecnici hanno davvero usato a sproposito il termine "Razzismo" per indicare ciò che è successo ieri. Mancini ha aperto le danze definendo razzista l'insulto di Sarri, che è chiaramente omofobo. Sarri ha risposto in conferenza stampa dicendo che l'esclamazione "Vecchio di merda" è razzista. No signori, non ci siamo. E'  un tema delicato che stiamo facendo scadere in una puntata di "Vrenzole" dei The Jackal. Il razzismo è quello che subiamo settimanalmente quando su tutti i campi ci danno il "Benvenuto in Italia", l'omofobia è ritenere insulto l'avere un orientamento sessuale diverso dal proprio.

L'ipocrisia, quella di Sarri. Il tecnico non può dire che è il primo vocabolo che gli è venuto in mente, non è la prima volta che succede perché anche ai tempi dell'Empoli in B successe un episodio simile che fu duramente condannato. Ovviamente una cosa è farlo contro il Varese, l'altra contro l'Inter.

L'ipocrisia, quella di Mancini. Il tecnico dell'Inter si è riempito la bocca con la parola "Razzismo". Un gesto ipocrita e fuori luogo da chi con l'amico Mihajlovic apostrofava con "Negro" e lo insultava tutti i calciatori con un colore di pelle diverso dal proprio. Un gesto ipocrita e fuori luogo da chi difende i tifosi dell'Inter quando si fanno vedere con le buste della spazzatura e le mascherine ogni volta che affrontano il Napoli, dicendo che sono solo sfottò.

L'ipocrisia, quella italiana. Ieri mentre il popolo dell'etere calcistico si indignava condannando Sarri, su altre reti nazionali andava di scena una prosopopea sul matrimonio gay, con  più contrari che favorevoli. Un'ipocrisia tutta italiana che si indigna se Sarri dice "Frocio" ma vota per anni Berlusconi che dice "Meglio appassionato di belle ragazze che gay". Un'ipocrisia all'inverso, quella napoletana, che difende a spada tratta Sarri, che ha sbagliato. Difendere Sarri in questa situazione quando pochi mesi fa si aveva la bandiera arcobaleno per festeggiare la legge americana sui matrimoni tra coppie dello stesso sesso è ipocrisia allo stato puro. Altrettanto ipocrita è difenderlo per un insulto del genere. Pensate a parti inverse, con Mancini che da del terrone a Sarri. Cosa sarebbe successo?

Le scuse. Offendere in un momento di rabbia e tensione è successo a tutti nella vita ed è umano, chiedere scusa, invece, succede a pochi. In questo Sarri è stato un signore, Sarri che sicuramente non è un omofobo e che ha chiesto scusa a Mancini, alla Rai, in conferenza, ovunque ci fosse stato bisogno. Mancini pare che le scuse non le abbia accettate. Indigniamoci anche per questo, rifacendoci al punto sugli insulti.

Lo shock. Siete sicuri di vivere nel terzo millennio? No perché se lo siete andate a leggere i commenti sulle pagine dei tifosi del Napoli. Rabbrividirete.

L'arcigay. "Ci tengo a precisare che non voglio puntare in nessun modo il dito contro Sarri, non servirebbe a niente. Quello che voglio far capire che questi tipi di offese avvengono sui campi di serie minori tutti i giorni senza che nessuno se ne prenda cura". Il punto focale della questione è questo e lo centra in pieno il delegato nazionale dell'Arcygay, Antonello Sannino in diretta a Club Napoli All News su Teleclubitalia. L'insulto di Sarri è grave perché è in cima alla piramide, non perché lo abbia fatto lui contro Mancini. Poteva farlo chiunque, sarebbe stato uguale.

L'estero. All'estero la polemica è stata ripresa pari pari, questo dovrebbe far pensare tifosi e colleghi. I giornalisti dell'estero non vogliono destabilizzare la squadra ma ritengono ugualmente gravi gli insulti di Sarri. Questione che a Napoli non si è colta. Ora il tecnico rischia una squalifica, perché nello sport professionistico non valgono le regole dei campetti di quartiere. Perché Suarez ha chiamato "Negro" Evrà ed è stato squalificato per 8 giornate, nonostante lo abbia fatto in campo. Il professionismo è questo. Se in tv un telespettatore chiama e dice cose contro qualcun altro, il giornalista è tenuto per legge a distaccarsi altrimenti è punibile quanto chi lo ha detto. Questo è il professionismo, questa è la differenza tra Serie A e Eccellenza.