E alla fine è stato il Festival di Maria.

Maria Nazionale (non la cantante partenopea), Nostra Signora della Tv, Queen Mary, l'unica capace di mescolare sapientemente pop e trash, l'unica capace di incollare milioni di italiani alla tv, sia per ascoltare storie di facezie amorose, sia quelle di miserie umane.

E quando affidi a Maria la co-conduzione dell'evento nazionalpopolare per eccellenza, sai benissimo a cosa vai incontro.

Lo sa bene Carlo Conti, che per il terzo anno di seguito al timone della kermesse canora per eccellenza, ha macinato per cinque sere record su record, tirando fuori dal cilindro il migliore dei conigli: Maria De Filippi.

Del resto Sanremo è da oramai circa un ventennio, qualcosa in più rispetto ad una semplice liturgia di canzoni.

Storie, ospiti, e messaggi … tanti messaggi: Fazio prima e Bonolis poi hanno plasmato e riadattato il festival a quanto di più vicino alla televisione del nuovo millennio. Sempre più reality sempre meno "dirige l'orghesta, canta ….".

E quando dalle scale vedi scendere gli eroi di tutti i giorni, gli angeli di Rigopiano, carabinieri e poliziotti, il dipendente comunale modello di Catania (mai un'assenza in 40 anni di lavoro), ma anche Diletta Leotta che non parla di come procede il testa a testa tra Verona e Frosinone in Serie B, ma viene invitata da Carlo Conti per raccontare cosa si prova quando si subisce una violazione della privacy (le sue foto intime furono rubate dal suo account iCloud e finirono in rete) capisci che il copione si è quest'anno rafforzato sempre più.

Non ci sarà ritorno al passato, per un evento televisivo che continua ad attrarre anche perchè è questa la tv di oggi. 

Perchè la concorrenza si scalza in nome di una pax televisiva che va oltre il duo Conti-De Filippi.

Perchè non puoi tenere in piedi il carrozzone per cinque sere solo con canzoni e marchette ai prossimi programmi della rete ammiraglia.

Perchè la serata delle cover attira, e la sfida creata da Conti in questi anni l'ha resa sempre più mozzafiato.

E la musica? Caduti mostri sacri come Ron, Albano e D'Alessio, siamo nel pieno di una rottamazione musicale. Gli "amici" di Maria adesso non solo cantano, ma scrivono anche i brani. Altri cantanti ancora in quella scuola insegnano pure, nella logica che se prima la tv  era il traguardo nella carriera di un musicista, oggi è un punto di partenza.

Ecco perchè il festival si è dovuto adeguare ai tempi e mutare per poi non cambiare. E chi verrà dopo il trienno Contiano ha poche alternative: o prosegue sul solco di una tradizione oramai già definita o immagina di stravolgere completamente tempi e modi di una liturgia già rivoluzionata. Ma per tutto questo non ci sentiamo ancora pronti.

E allora chiudiamo l'esperienza del presentatore toscano con una carrellata di voti a tutto il bello e il brutto del festival.

CARLO CONTI – Furbo direttore d'orchesta, ha chiesto quanto voleva. E ha avuto il top. E poco importa se poi ha fatto lo zerbino di Maria. Si è goduto lo show. VOTO 7

MARIA DE FILIPPI – Alla regina mancava il castello più bello. Entrate nelle segrete stanze dell'Ariston si è trovata da subito a casa. Queen inarrestabile, Regina Mida che fa diventare oro qualsiasi monnezza umana. Invidio il suo modo di racocntare le storie. Come lei nessuna mai. VOTO 9

MAURIZIO CROZZA – Alla fine ha parlato di politica italiana e internazionale, ha vestito i panni di Papa Francesco e di Renzi. Già il fatto che non sia stato fischiato (visti il recente passato) è stato tanto. VOTO 6

DILETTA LEOTTA – Il problema non è come si voglia vestire una bellissima ragazza di successo, appena venticinquenne. Il problema è di distogliere in quel momento l'attenzione da quanto tu stia dicendo a dieci milioni di italiani. Soprattutto a quegli italiani – leoni da tastiera – che proprio non capiscono l'importanza di un argomento di grande, grandissima attualità. Occasione mancata. VOTO 6

OSPITI ITALIANI – Giorgia, Tiziano Ferro, Zucchero. E' in quegli istanti che comprendi il divario tra l'attuale musica italiana dal respiro internazionale, e quella di oggi. Parliamone quando un figlio di talent sarà su quel palco come superospite. VOTO 9

MIKA – Capotolo a parte per la superstar della nostra tv degli ultimi anni. Non è eresia affermare che solo il talento di origini libanesi possa trasformare completamente il festival, come scrivevo prima. VOTO 9

LE CANZONI – Se Fiorella Mannoia vola incondizionata (Premio Sala Stampa, VOTO 10), sono Ermal Meta (Premio della Critica), Fabrizio Moro e soprattutto il vincitore Francesco Gabbani (guarda caso tutta gente non uscita dai talent, VOTO 9) ad emozionare. Capitolo a parte merita Paola Turci, rinata completamente con un brano che è un inno alla vera bellezza delle donne (VOTO 10). Dei "talent-uosi" salvo solo Elodie (VOTO 7). Inconcludente l'esibizione di Bernabei (VOTO 4), deludente anche Chiara (VOTO 5) e Michele Bravi (VOTO 4). Bianca Atzei paga invece una critica troppo prevenuta nei suoi confronti (VOTO 7)

I GIOVANI – Inspiegabile il motivo per cui il vincitore di quest'anno, Lele (canzone furbetta ed orecchiabile, VOTO 6) sia annoverato trai i giovani, mentre la compagna di banco ad Amici (toh) Elodie, se l'è giocata con i big. Passi per Sylestre, vincitore del talent defilippiano. Comunque andrebbe ripensata la categoria, anche se il sound di gente come Maldestro (VOTO 8) lascia speranze nel modo di fare musica che va oltre la logica televisiva.

LA GIURIA DI QUALITA' – Nel 1959 Totò si rifiutò di presiedere la Giuria del Festival. "Non faccio l'uomo di paglia per Sanremo" disse al settimanale Oggi il grande attore. Oggi più umilmente nella cd. Giuria di Qualità ci siamo ritrovati la youtuber Greta Menchi. Si vede che ci meritiamo una tale deriva. VOTO 4

ROCCO TANICA – Meno comici e più Rocco Tanica il prossimo anno. VOTO 9

BEPPE VESSICCHIO – Sanremo è anche personaggi. E' il direttore dei direttori quest'anno è mancato. VOTO 7

IL CONTORNO RAI ALL'EVENTO – E se Vincenzo Mollica dalla terrazza dell'Ariston fa tenerezza (VOTO 8), da mattina a sera è tutto un raccontare il festival sulle tre reti Rai. Ne esce fuori una riesumazione di prezzemolini e prezzemoline, imbalsamati per 11 mesi che ritrovano la luce solo al primo bagliore festivaliero. Un corollario di castronerie, che fa sicuramente molto Sanremo. Ma anche no. VOTO 4