E' solo da qualche anno che decido di seguire e vedere, con più partecipazione, il "Festival di Sanremo".

L'edizione di quest'anno è stata abbastanza strana: le canzoni hanno fatto fatica a trasformarsi in quel motivetto che ti martella la mente mentre sei impegnato nelle faccende quotidiane; i due conduttori e lo schema che hanno seguito è sembrato ripetitivo e monotono. Il regolamento che prevede di presentare due canzoni è molto intelligente, ma, alcune di queste sono state eliminate, quando sarebbero state, secondo il mio modesto parere, delle potenziali vincitrici.
E' stato un festival frammentato, fatto di alti e bassi.

Tra i vari ospiti italiani mi piace ricordare: Renzo Arbore che ha portato la musica napoletana sotto i riflettori di uno dei palchi più prestigiosi d'Italia. Ricordando che la musica italiana deriva, inevitabilmente, dalla scuola napoletana; Claudio Baglioni che, nonostante l'età, è ancora uno dei pochi ad avere un'estensione vocale del tutto mostruosa.  Poi è stato il Festival in cui Ligabue ha fatto, per la prima volta, la sua comparsa a Sanremo. Tra l'altro, divorando l'Ariston (perdonatemi la sviolinata). Ovviamente non erano in gara, né lui né Baglioni. Riuscite ad immaginare un Festival in cui si sfiderebbero tutti i veri big italiani? Lascio a voi fantasticare su un Festival così.

Per certi versi è stato il solito festival, in cui tutta l'Italia si ricorda di tirar fuori i problemi. Sembra che si aspetti proprio questo avvenimento per far vedere in eurovisione quanti problemi ha il nostro Paese. Sembra che ci godiamo nel trasformare il "Festival della canzone italiana" in un ridicolo teatrino in cui l'argomento principale, sicuramente, non è la canzone italiana. Da qualche edizione a questa parte, viene utilizzato come l'angolo dello sfogo degli italiani.
Personalmente, sono affezionato all'idea che il "Festival di Sanremo" possa essere veramente un periodo di quattro o cinque giorni, in cui si possa rendere protagonista la musica, quella con la emme maiuscola. Invece, vuoi perché è anche un evento televisivo, gli argomenti che siamo costretti a subire sono una miriade in più. Il piccolo tempo riservato alla musica è esclusivamente legato alle esibizioni e al proseguo della gara. Il piccolo riscatto che si può trovare, fra i mille argomenti trattati, è la possibilità di sentire e vedere suonare l'"Orchestra Sinfonica di Sanremo", con i vari maestri d'orchestra che sono, come sempre,  un "bel sentire".

La mia canzone vincitrice è una di quelle che non è stata scelta dal televoto. L'artista è arrivato ugualmente in finale ma con la canzone sbagliata. Renzo Rubino con "Per sempre e poi basta" dotata di un romanticismo che naviga tra le righe del testo e una musicalità che trasporta ogni singola parola dove è più giusto colpire l'animo di chi ascolta. E' in atto la solita lotta tra il cuore che cerca di vincere contro la ragione. La mente interviene solo un attimo quando cerca di cancellare il nome della persona a cui è riferita la canzone, o anche quando il cuore la porterà con sé solo un'ultima volta. E' un gioco continuo di "ultime volte" che sembra non avere mai fine. Perché la mente cerca di dare razionalità, ma il sentimento chiamato amore non ha nulla di razionale.

Solo un’altra canzone, poi cancellerò il tuo nome. Per sempre ed un’ultima volta, ti porterò con me. [Renzo Rubino – Per sempre o poi basta]

Rispetto alla scorsa edizione, i testi delle canzoni in gara, in generale, sono stati di un' impronta meno politica e sono stati esternati di più sentimenti che partono dal cuore. La vincitrice della 64° edizione del "Festival di Sanremo", "Controvento" di Arisa ha un testo molto umile che si pone nei confronti della persona a cui è rivolta, portando l'intenzionalità di volerle stare vicino mettendosi a completa disposizione, come se fosse un angelo custode.

Io sono qui, per ascoltare un sogno. Non parlerò se non ne avrai bisogno. Ma ci sarò […] Risolverò, magari poco o niente. Ma ci sarò e questo è l’importante. [Arisa – Controvento]

Concludendo, è stato un Festival che lascia sospesi. L'unica certezza è che alcuni degli artisti che hanno partecipato alla gara avranno la possibilità di sfruttare la corrente che segue la ribalta di Sanremo. Ad esempio, fra le giovani proposte, sia per Rocco Hunt, per il testo della sua "Nu juorno buono" e Zibba, per il timbro della sua voce e la bravura che evidentemente c'è, si apriranno nuovi orizzonti per la loro carriera artistica che li aiuterà a fare della loro passione il loro lavoro.

Buona musica a tutti.