Black bloc, centri sociali, ultras o come li si voglia chiamare, il dibattito che appassiona parte della stampa nazionale conta poco per tutto quello che il corteo dell’11 marzo consegna alla città di Napoli e di conseguenza a tutta l’Italia intera. È scesa in piazza quella “Gente do Sud”, che hanno saputo interpretare bene i trenta artisti napoletani. Matteo Salvini a Napoli non è la rappresentazione di un potere politico qualunque, Matteo Salvini è il capo del partito politico più antimeridionalista, razzista, xenofobo, seminatore d’odio della storia del nostro Paese. Nel periodo storico in cui lo stesso partito è ai suoi massimi storici.

Il diritto di parola, costituzionalmente garantito, che è stato assicurato al leder della Lega Nord non può essere slegato dal dovere, ricordato dalla stessa Costituzione, di difendere questo Paese e i suoi valori, qualora se ne ravvedano “attentati” palesi. Lo “sgradito ospite” rappresenta non solo un partito antimeridionalista, che ha sempre posto l’accento sul “prima il nord”, ma anche un partito che mina da anni la Costituzione italiana. In ordine sparso: apologia di fascismo (basti notare dalla stampa locale l’avvento dei tanti ex missini accorsi alla Mostra), l’attentato a nostro Articolo 5 Cost. che vuole un’Italia unita e non la secessione come professa la Lega Nord, la libertà di culto (ricordiamo i maiali portati a spasso dall’eurdeputato Borghezio, proprio di fronte ad una moschea?), e, in ultimo ma non per importanza, l’uguaglianza di tutti, principio quotidianamente assassinato dalla Lega e da Matteo Salvini, ogni volta che sputa odio sui migranti, sui napoletani, su due rom rinchiusi in una gabbia, e con questi esempio potremmo continuare all’infinito.

Sabato in piazza è scesa quella “gente do sud” che a tutto questo ha intenzione di ribellarsi. La fotografia del corteo è quella di un’unica anima, ma con metodi e pratiche diverse. La “scomoda” verità è che, in questa città , tra chi ha manifestato, c’è anche chi crede che l’attentato quotidiano alla libertà ed alla Costituzione che Matteo Salvini esegue ogni giorno, vada respinto con tutti i mezzi possibili. È una posizione, politica, non “lecita” ma politicamente legittima, che si può condividere o meno, ma è una posizione della quale bisogna prendere atto.

Chi è stato autore di azioni forti non è da classificare come un vandalo, non l’ha fatto per il gusto del casino in strada, ma perché ritiene quei mezzi l’unica alternativa alla deriva pericolosa di Salvini e la Lega. Non prendere atto di questa parte e classificare tutti come “vandali”, “ultras”, “incappucciati”, è un errore politico grave, perché significherebbe ignorare, girarsi dall’altra parte rendendo pericolosa la rabbia, al posto di canalizzarla e trasformarla costruttivamente.