Quando il coraggio supera anche le parole e porta alla morte. Cosi la giornalista Ruqia Hassan, giustiziata dai tagliagole di Daesh (la data della sua esecuzione è incerta), ha superato questa frontiera di non ritorno ed il suo nome, come quello di tanti altri reporter uccisi da Daesh, resterà forse inciso nella memoria di cio' che resta della Siria, di quella Siria che lotta per non morire attraverso un simbolo forte e per questo più osteggiato da Daesh: il giornalismo indipendente.

Da giornalista indipendente e da donna Ruqia Hassan testimoniava, con gran rischio, la vita dei siriani nella roccaforte di Daesh, prendendo anche in giro su Facebook la chiusura e grettezza degli invasori quando bandivano gli hotspot Wi-fi. "Continuate pure a tagliarci Internet – aveva scritto – i nostri piccioni viaggiatori certo non si lamenteranno".  Accusata di spionaggio, la sua morte è stata confermata dagli attivisti siriani del gruppo "Raqqa Is Being Slaughtered Silently" (RBSS) su twitter. Il gruppo è una delle prime fonti di informazioni per giornalisti e gruppi di diritti umani che cercano di monitorare la vita a Raqqah, roccaforte dell'Isis. "Sono a Raqqah – sono state le sue ultime parole di Ruqia su twitter – ed ho ricevuto minacce di morte. Quando Daesh mi arresta e mi uccide è ok perché mi decapiteranno ed io ho una dignità ed è meglio morire che vivere nell'umilizione con Daesh". Ruqia, che scriveva articoli ironici e pungenti su Daesh usando sui social lo pseudonimo di Nissan Ibrahim, è la prima giornalista donna ad essere giustiziata e la quinta vittima giustiziata da Daesh da Ottobre secondo l'organizzazione di giornalisti Syria Direct. La sua luce si è spenta ma il suo coraggio è un esempio per tutti i giornalisti e per tutte le donne che lottano per la libertà.