in foto: Protesta per l'abrogazione dell'OUG 13 in Piata Victoriei a Bucarest

Nelle scorse settimane la Romania è stata al centro dell'attenzione mediatica internazionale (poco, a dire il vero, in Italia) per una serie di manifestazioni di piazza che hanno coinvolto l'intero paese, in risposta alla depenalizzazione del reato di abuso d'ufficio voluta dal neoeletto governo socialdemocratico.

All'indomani dell'approvazione dell'OUG 13/2017, l'ordinanza d'urgenza per la modifica di leggi del codice penale e del codice di procedura penale, pubblicata sul Monitorul Oficial (la Gazzetta Ufficiale) la notte tra il 31 gennaio e il primo febbraio ("Noaptea, ca hotii!" Di notte, come i ladri! è stato lo slogan simbolo della protesta), trecentomila persone sono scese in piazza a Bucarest e nelle principali città romene per manifestare il loro dissenso verso un provvedimento che, di fatto, avrebbe legittimato pratiche di corruzione ampiamente diffuse nel paese. Per oltre due settimana, ogni sera, Piata Victoriei (dinnanzi al Palatul Victoria, sede dell'esecutivo) è stata invasa da decine di migliaia di studenti, lavoratori, famiglie con bambini, tanti bambini, che hanno sfidato il gelo e la neve di quei giorni al grido di "Abrogare! Demisie! Rezist!", sotto l'assordante suono delle vuvuzele. Stessa scena, fatte le debite proporzioni, nella altre città della Romania, da Timisoara a Constanta, da Cluj a Iasi e Brasov fino ad arrivare ai piccoli centri. Dai 200.000 di Bucarest fino all'unico protestante di Odobesti, cittadina della regione moldava con meno di 10.000 anime, dove il giovane Cosmin Birsman ha manifestato in solitudine il suo sdegno davanti al Municipio.

Il 5 febbraio, il governo ha ceduto alle pressioni della piazza emanando l'ordinanza d'urgenza 14 per l'abrogazione dell' OUG 13. La protesta non si è fermata, per giorni la gente ha continuato a radunarsi per strada chiedendo le dimissioni degli artefici di quello che in molti hanno considerato un maldestro tentativo di affermare un principio d'impunità ad esclusivo vantaggio di chi  è al potere. Le dimissioni del ministro della giustizia, Florin Iordache, divenuto suo malgrado celebre in rete per aver risposto con una serie infinita di "alta intrebare" (altra domanda) alle richieste di chiarimenti dei giornalisti in conferenza stampa, hanno calmato le acque. Ma solo in parte. Ad oggi, decine di persone continuano a presidiare lo spazio antistante Palatul Victoria, una staffetta spontanea di gente comune, chi approfittando di una pausa tra le lezioni, chi dopo il lavoro prima di rientrare a casa.

Corruzione, male endemico della Romania post 1989

La misura d'urgenza introdotta dal governo guidato da Sorin Grindeanu, in carica dal 4 gennaio dopo la schiacciante vittoria del PSD nelle elezioni dell'11 dicembre dello scorso anno, rendeva l'abuso d'ufficio non più perseguibile penalmente per danni alle casse dello stato quantificabili fino a 200.000 lei (44.000 euro). Superata tale soglia la pena inflitta andava da un'ammenda alla reclusione per un periodo compreso tra 6 mesi e 3 anni. Liviu Dragnea, presidente del PSD e di fatto a capo del governo, nel luglio del 2016 è stato rinviato a giudizio per il reato di abuso d'ufficio per fatti risalenti al periodo luglio 2006-dicembre 2012. Da presidente del distretto di Teleorman avrebbe fatto pressione sull'allora direttore della Direzione generale di assistenza sociale e tutela dei minori per l'assunzione di due persone che in realtà svolgevano la loro attività presso la sede locale del PSD. Condannato il 22 aprile 2016 in via definitiva per frode elettorale a 2 anni di reclusione (con sospensione della pena per un termine di prova di 4 anni) e per questo non eleggibile alla carica di premier, Dragnea con l'entrata in vigore dell'Oug 13 avrebbe visto probabilmente decadere il procedimento a suo carico. Il danno patrimoniale per l'ente di assistenza e tutela dei minori è stimato infatti dagli inquirenti in circa 108.000 lei, ben al di sotto dei 200.000 lei previsti dal decreto.

Il rapporto sullo stato della lotta alla corruzione per il 2016 pubblicato dalla DNA (Directia Nationala Anticoruptiemostra un quadro a dir poco desolante: 1271 rinvii a giudizio per fatti di corruzione. L'elenco comprende 3 ministri, 6 deputati e 11 senatori, 3 prefetti, 47 sindaci e 12 vicesindaci, 16 magistrati, 21 direttori di società pubbliche, 2 rettori di Università, 7 manager di ospedali o istituti medici. A colpire l'opinione pubblica sono naturalmente i casi eclatanti di politici e uomini di potere corrotti, ma la pratica della mita, la versione romena della mazzetta, è diffusa ad ogni livello della società civile. Chi è ricoverato in ospedale per ricevere un'assistenza appena decente allunga nelle mani di medici e infermieri un po' di bani. E' una pratica talmente diffusa che non esiste più alcuna forma di coercizione, è una sorta di donazione spontanea per un servizio che dovrebbe essere garantito dallo Stato e per il quale i cittadini pagano l'asigurare medicala (assicurazione medica). Per evitare una multa per eccesso di velocità basta consegnare agli agenti di polizia patente, libretto di circolazione e o suta de lei (cento lei, poco più di 20 euro). Negli autobus chi non convalida la tessera magnetica viene accompagnato fuori dal controllore e ha la liberta di scegliere tra contravvenzione e un regalino. Spesso si accontentano di 20 lei, 10 se studente.

Negli ultimi tempi qualcosa è cambiato, la tregedia del Colectiv (64 persone persero la vita a seguito di un incendio divampato nel club di Bucarest il 30 ottobre del 2015, durante un concerto), culminata con le dimissioni in blocco del governo presieduto da Victor Ponta, ha accelerato un processo già in atto di "pulizia" di un sistema ormai fuori controllo, dove tutto o quasi tutto era consentito all'elite del paese e a chi godeva della sua protezione. Il lavoro svolto dalla Direzione Nazionale Anticorruzione è lodevole, ma rischia di trasformarsi in una mera operazione di facciata se non si affrontano alla radice i problemi di una nazione divorata dal capitalismo selvaggio del dopo comunismo e dall'assenza di un'idea di stato sociale, di politiche di sostegno alle fasce più deboli.

Il processo di negazione del passato iniziato negli anni novanta del secolo scorso impedisce alle nuove generazioni di avvicinarsi a teorie diverse dai concetti di concorrenza e democrazia liberale. Paradossalmente si è finiti per liberarsi da una forma di pensiero unico per abbracciarne un istante dopo un'altra.  E questo è probabilmente il limite maggiore dell'imponente movimento di protesta andato in scena per le strade e nelle piazze della Romania. Migliaia di persone, per la maggior parte giovani che saranno alla guida del paese domani, desiderose di legalità e giustizia, pronte a sfidare tutto e tutti per abbattere la corruzione, ma incapaci per ora di guardare oltre la punta dell'iceberg.

Il più alto tasso di crescita dell'UE per il 2017, tra enormi disuguaglianze sociali 

The Economist stima per la Romania nel 2017 una crescita economica del 3,4%, la più alta tra i paesi dell'Unione Europea. Una previsione che fa leva sul sensibile incremento del PIL fatto registrare lo scorso anno in seguito alla decisione di innalzare il salario minimo e ridurre l'iva, dando così nuova linfa ai consumi.

Da maggio 2016 a febbraio di quest'anno la soglia retributiva minima è salita di quasi il 30%, passando da 1050 a 1450 lei (lordi), vale a dire da 235 a 325 euro al cambio attuale. Di fatto però a spendere di più è quasi esclusivamente la fascia medio-alta della popolazione, che può permettersi il lusso di cenare in ristorante, frequentare i locali notturni e fare shopping tra i negozi dei mall. Per la maggior parte dei romeni l'unica preoccupazione è arrivare a fine mese riuscendo a far quadrare i conti. In molti casi un'impresa titanica.

A Bucarest i prezzi dei prodotti alimentari sono pressoché identici a quelli di una grande città del sud Italia, Napoli ad esempio, se non addirittura più alti. Ortaggi di consumo comune quali pomodori, zucchine, melanzane o peperoni provengono prevalentemente da Italia, Spagna, Turchia o Grecia e in inverno raggiungono costi quasi proibitivi per chi dispone di uno stipendio medio (9-10 lei – pari a 2 euro e 25 centesimi – per un chilo di pomodori, fino a 15 lei – oltre 3 euro – per un chilo di zucchine). Pasta, tonno e olio extravergine d'oliva rappresentano prodotti di lusso.  Il piatto più diffuso è la ciorba (una minestra che ha come ingredienti principali cipolla, carota, sedano e carne di maiale o pollo), perché fa parte della tradizione culinaria romena ma soprattutto perché preparala è economico e – cucinata in abbondanza – può essere consumata in più giorni.

Gli affitti sono naturalmente più bassi che in Italia, un appartamento ammobiliato di due stanza in un bloc di periferia a Bucarest vale tra i 200 e i 250 euro al mese. Poco, probabilmente, per chi dispone di un salario "occidentale", ma per chi guadagna 300-350 euro una spesa insostenibile, se sommata ai consumi di luce, acqua e gas e alla necessità di dover mangiare e vestirsi.

La Romania è – e non da oggi – spaccata in due. C'è quella delle multinazionali, degli stipendi negoziati in euro e delle auto di lusso, delle discoteche di Floreasca a Bucarest, dove prenotare un tavolo costa almeno 1000 lei (circa 220 euro) e quella senza futuro delle aree rurali, totalmente abbandonate dallo Stato, dei quartieri periferici della capitale, come Ferentari, dove regna il degrado, la prostituzione minorile e per le strade girano zombie di qualunque età che trascorrono le vuote giornate sniffando colla e chiedendo elemosina. Dall'altra parte del muro c'è la Romania di chi lavora nei mall, nei market e nelle sale giochi, che si susseguono senza soluzione di continuità nelle grandi città, con turni di lavoro estenuanti, magari assunti con contratti a tempo determinato, per la miseria di 200-250 euro al mese.

L'economia va forte, all'Europa fa comodo e poco importa che la frattura sociale sia destinata a crescere sempre più. Finché non diventerà una voragine e allora qualcuno inizierà ad aprire gli occhi. Ma forse sarà troppo tardi.