L’articolo 493 del Codice penale spagnolo punisce chi “invade con forza, violenza o intimidazione le sedi del Congresso dei deputati, del Senato o di un’Assemblea legislativa di una Comunità autonoma, mentre queste sono riunite”. La pena stabilita va dai 3 ai 5 anni di carcere. Una fattispecie di reato che la giudice dell’Ufficio d’istruzione numero 8 di Madrid ritiene applicabile ai manifestanti che, il 25 settembre, si riunirono alle porte del Parlamento per chiedere le dimissioni del governo. In 35 (tutti in libertà in attesa di giudizio, tranne uno rilasciato sotto una cauzione di 1000 euro) furono arrestati in seguito agli scontri con la polizia, se il capo d’imputazione dovesse essere confermato (reato contro le istituzioni), rischierebbero una lunga detenzione.

Scontro sulle competenze

Secondo la magistrata di Madrid, trattandosi di reati contro lo Stato, l’organo deputato a farsi carico del caso è l’Audiencia Nacional (un discusso Tribunale speciale, che ha giurisdizione su tutto il territorio nazionale e poteri enormi). Il titolare del Tribunale centrale d’istruttoria numero 1 dell’AN, Santiago Pedraz, in una risoluzione dettata il 27 settembre, aveva rifiutato il fascicolo non riscontrando nel referto della polizia accuse ascrivibili al reato contro le istituzioni statati. Il verbale stilato dalle forze dell’ordine farebbe, infatti, rifermento a illeciti che vanno dal disordine pubblico a lesioni e resistenza all’autorità, di competenza di un tribunale ordinario.

La giudice di Madrid legge in maniera differente l’informativa, affermando che gli incidenti del 25S furono la diretta conseguenza del tentativo di alcuni manifestanti di superare il perimetro di sicurezza posto attorno al Parlamento e impedire ai deputati di abbandonare il palazzo. Il magistrato aggiunge che il fascicolo è un ampliamento del procedimento, aperto prima del 25S, nel quale Pedraz sarà chiamato a valutare le posizioni di 8 persone accusate di delitto contro le istituzioni dello Stato in riferimento alla convocazione dell’iniziativa “Rodea el Congreso”. La decisione di rispedire il fascicolo all’AN può essere impugnata dal Pubblico Ministero e dai difensori dei detenuti, che entro tre giorni dovranno inoltrare ricorso o, entro cinque, presentarsi in appello dinanzi all’Audiencia de Madrid. Una guerra di competenze che potrebbe prolungarsi per settimane o addirittura mesi, se il contenzioso dovesse trovare soluzione dinanzi al Tribunal Supremo.

Il 4 ottobre saranno ascoltati gli 8 presunti organizzatori del 25S

Il 4 ottobre Pedraz ascolterà come imputati per reati contro lo Stato gli otto presunti promotori della manifestazione del 25 settembre. L’accusa è legata a un’informativa della polizia del 15 settembre relativa all’appello, lanciato attraverso la rete, che invitava i cittadini a circondare il Parlamento durante una seduta plenaria. Il giudice dell’AN dovrà valutare se esistono i presupposti per incriminare i manifestanti o far cadere le accuse.

Indipendentemente dalla decisione di Pedraz, è chiaro il tentativo di delegittimare il movimento, additando i partecipanti alle manifestazioni antigovernative come terroristi pronti a sovvertire l’ordine costituito. La dura repressione dei reparti antisommossa e le dichiarazioni degli esponenti dell’esecutivo puntano a creare il vuoto attorno a una protesta che inizia ad assumere connotati marcatamente politici. La semplice e inoffensiva indignazione sta facendo spazio a rivendicazioni che volgono lo sguardo a un modello sociale alternativo, in aperto conflitto con gli interessi dei poteri forti che fino ad ora hanno dettato le regole.