La battuta di Renzi dopo l’approvazione della legge sulle unioni civili (“Ho giurato sulla Costituzione, non sul Vangelo”) è, assieme, banale e rivoluzionaria. Trovo che nella sua ovvietà celi un nucleo fondamentale di verità democratica piuttosto rara in Italia e bisogna saper applaudire ad essa, certamente se si è laici, ma anche se si è cattolici senza pregiudizi e senza tendenze paranoiche à la Adinolfi. In questo periodo, in Italia, occorre stare attenti a mostrare un qualunque apprezzamento al Premier per non ricevere immediatamente, da commentatori dal pensiero veloce, una patente di “renzismo” (ragionare per etichette aiuta i commentatori dal pensiero veloce a semplificare un mondo ingarbugliato che faticano a comprendere); scrivendo da persona libera e per lettori aperti, direi che di tale eventuale pericolo ce ne possiamo infischiare.

Partiamo dalla dichiarazione di Renzi per ricordare che la sua è la precisa ripetizione di quanto andò affermando in una lettera al quotidiano la Repubblica tre anni fa (prima di diventare Primo Ministro) in cui scriveva

CARO direttore, nel delicato puzzle che i partiti stanno componendo per l' elezione del nuovo presidente della Repubblica torna in queste ore prepotentemente in voga l' espressione: "Ci vuole un Presidente cattolico". […] Faccio outing: sono cattolico, orgoglioso di esserlo e non mi vergogno del mio battesimo. Cerco, per quanto possibile, di vivere la fedeltà al messaggio e ai valori di Cristo e – peccatore come tutti, più di tutti – vivo la mia fede davanti alla coscienza. Nell'esperienza da Sindaco, naturalmente, agisco laicamente: ho giurato sulla Costituzione, non sul Vangelo. Rappresento la città, tutta intera, non solo quelli con cui vado alla Messa la domenica. E sono tuttavia convinto che l' ispirazione religiosa, non solo cattolica non solo cristiana, possa essere molto utile alla società. […]. Non c' è peggior rischio di incrociare il cammino con i moralisti, specie quelli senza morale. Personalmente dubito di chi riduce il cristianesimo a insieme di precetti, norme etiche alle quali cercare di obbedire e che il buon cristiano dovrebbe difendere dalle insidie della contemporaneità. Questo atteggiamento, così frequente in larga parte del mondo politico cattolico, è a mio giudizio perdente.

Quando lessi, all’epoca, questa lettera, mi piacque molto ma, assieme, ebbi un leggero sospetto di strumentalità. Tendo a diffidare di dichiarazioni politiche apodittiche che assomiglino a scorciatoie per acquisire simpatie in questo o in quell’ambiente sociale ma, certamente, fu già quella una dichiarazione coraggiosa per l’ambizioso fiorentino che ambiva – già era evidente –a ruoli politici importanti. L’approvazione della legge sulle unioni civili per gli omosessuali è stato ovviamente un giro di boa; non più dichiarazioni ma fatti incontrovertibili in rotta di collisione con quei settori cattolici che saranno certo minoritari nel Paese ma che contano molto, moltissimo. E ora il suggello della dichiarazione a Porta a Porta: (“Ho giurato sulla Costituzione, non sul Vangelo”). Patente di renzismo o meno, a me è piaciuta molto perché credo fermamente in uno stato laico, desidero un governo laico e un Primo ministro laico, e malgrado tutto, raramente questo è stato possibile in Italia. Mai così esplicitamente.

Ora bisogna andare avanti: di diritti mancati, in Italia, ne abbiamo fin troppi (stepchild adoption; testamento biologico – se non proprio accompagnamento al fine vita; fecondazione eterologa; una legge sull’interruzione di gravidanza non più ostaggio di medici finti obiettori; …). Chi crede che “non siano queste le priorità del Paese” sbaglia. Non è che un Governo minimamente efficiente non possa mettere mano ai temi dei diritti nel mentre che risolve gli enormi problemi del lavoro e del debito pubblico, gestisce la grana degli immigrati e così via. E si tratta in genere di riforme a costo zero, ampiamente diffuse in quel mondo Occidentale dove siamo troppi spesso ultimi nelle graduatorie e che avrebbero un impatto enorme sull’intera società italiana; un impatto sul miglioramento del capitale sociale, sulla felicità di innumerevoli persone, sui diritti di cittadinanza che porterebbe tutti gli italiani ad avere più diritti, e nessuno (nessuno, nessun cattolico per essere chiaro) privato dei propri. A nessun cattolico oggi viene imposta l’unione civile, l’aborto o il divorzio, se queste pratiche sono contrarie alla sua fede; a nessun cattolico verrebbe domani imposta la fecondazione eterologa o un’azione di accompagnamento di fine vita. I cattolici non possono più continuare a usare gli strumenti della nostra democrazia per impedire a una parte di concittadini di usufruire di libertà che loro non ritengono lecite, mentre si appellano agli stessi strumenti democratici per pretendere diritti specifici ed esclusivi.

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