In un'intervista alla Stampa del 14 agosto Arturo Parisi, da molti (ma non da tutti) considerato un ideologo dell'Ulivo di Prodi, ha detto che voterà senz'altro SÌ al referendum costituzionale "non solo perchè riconosco nella Riforma quasi alla lettera, (penso per tutte alla tesi n.4 sul bicameralismo), le principali tesi che Romano Prodi propose alla coalizione dell’Ulivo. Ma perchè sento l’eco dell’ambizione di fondo di quel progetto". Parlandone con un amico mi sono trovato a confrontarmi con opinioni quasi opposte. Il mio amico si è concentrato sullo "spirito" della riforma proposta dall'Ulivo per come venne pensata e vissuta nei Comitati per Prodi. Io, al contrario, mi sono concentrato su quanto scritto nei programmi dell'Ulivo e dell'Unione, rispettivamente programmi dei governi Prodi I e Prodi II.

in foto: Foto di Pasquale Modica

Il mio amico sostiene che dietro al programma dell'Ulivo c'era una visione federalista dalla quale siamo lontanissimi, un'ambizione riformatrice che amplia e spiega il contenuto delle definizioni riportate nei programmi (in particolare le tesi 3 e 4 del programma dell'Ulivo, in parte citate anche da Parisi nell'intervista). Io non ho ragione (e cognizione) per dissentire da questa opinione ma mi limito a fare un confronto tra le tesi dell'Ulivo e l'assetto prospettato dalle riforme Titolo V/Boschi, considerando anche la distanza dal modello ulivista di tutte le proposte di riforma emerse in questi anni. A questo aggiungo l'opinione che Parisi e Prodi hanno esplicitamente espresso sulla riforma del Titolo V quando hanno sottoscritto il programma dell'Unione (paragrafi 5 e 6 del primo capitolo) e, a valle di questo, quanto è contenuto nella cosiddetta bozza Violante, la proposta di riforma sviluppata proprio durante il governo Prodi II sostenuto dal'Unione. Quel che mi sembra di poter dire è che se Prodi si esprimesse con una posizione contraddittoria rispetto a Parisi dovrebbe tornare a spiegare per bene i programmi dell'Ulivo e dell'Unione (da qui si può andare direttamente all'ultimo paragrafo del post).

Il potenziamento delle autonomie territoriali dovrà ampliare la funzione legislativa delle Regioni, rafforzare la funzione amministrativa degli enti locali e accrescerne l'autonomia organizzativa. La responsabilità di governo deve accompagnarsi alla responsabilità nell'utilizzo delle risorse.
Tesi N° 3 dell'Ulivo: Autogoverno locale e federalismo cooperativo

Questa tesi del programma dell'Ulivo va confrontata con il contenuto delle riforme TitoloV/Boschi. Il programma dell'Ulivo prefigurava una forma avanzata di federalismo mentre le riforme del Titolo V e della Boschi definiscono "semplicemente" un sistema regionalista compiuto. Dunque queste due riforme sono insieme uliviste se si considera la combinazione delle valutazioni dei programmi dell'Ulivo del Prodi I e dell'Unione del Prodi II (con il secondo che ha corretto il primo sull'assetto federalista/regionalista). Quindi ora vediamo prima la Tesi N.4, per comprendere cosa si intendesse per Camera delle Regioni, e poi il programma dell'Unione, per comprendere come la combinazione dei programmi Ulivo-Unione si ritrovi nella combinazione delle riforme Titolo V/Boschi.

I poteri della Camera delle Regioni saranno diversi da quelli dell'attuale Senato, che oggi semplicemente duplica quelli della Camera dei Deputati. Alla Camera dei Deputati sarà riservato il voto di fiducia al Governo. Il potere legislativo verrà esercitato dalla Camera delle Regioni per la deliberazione delle sole leggi che interessano le Regioni, oltre alle leggi costituzionali.
Tesi n° 4 – Una Camera delle Regioni

Prima sintesi: il programma dell'Ulivo.

Il programma dell'Ulivo, con le tesi 3 e 4 sosteneva di voler promuovere una forte regionalizzazione dello Stato (federalismo cooperativo) basata su un riassetto delle Regioni e una riforma dello Stato che prevedeva un Senato regionale senza la prerogativa della fiducia e con potestà legislativa per le sole materie di interesse regionale. La Camera dei Deputati avrebbe avuto la prerogativa della fiducia e del controllo dell'attività del governo oltre che la potestà legislativa così come definita nel '48. Direi che riforma del Titolo V e riforma Boschi facciano questo, nella forma e nella sostanza. Solo che lo fanno senza arrivare al federalismo, cioè fermandosi a un modello "normalmente" regionalista, come suggerito dal programma dell'Unione che, dopo l'esperienza dell'Ulivo e la riforma del Titolo V, ha affinato la mira e ridimensionato l'ambizione federalista. Infatti…

– una migliore definizione delle materie di esclusiva competenza statale, che ricomprenda la disciplina dei rapporti di lavoro, la tutela e la sicurezza del lavoro, fatta salva la competenza delle Regioni in tema di mercato del lavoro e formazione professionale, l’ordinamento delle professioni e delle comunicazioni, le norme generali sulle grandi reti di trasporto e navigazione, il trasporto e la distribuzione dell’energia nonché una strategia nazionale per il turismo;
– la previsione di una clausola generale che consenta al Parlamento di intervenire con legge per tutelare l'interesse della Repubblica anche in materie di competenza regionale quando siano in gioco superiori interessi della collettività, quando si debba garantire l’unità giuridica o economica del Paese o garantire l’uguaglianza dei cittadini nell’esercizio dei diritti costituzionali;
– un Senato che sia espressione delle autonomie territoriali.

Per il bene dell'Italia, Programma dell'Unione per il governo 2006/11

Dunque l'Unione non rinnega la riforma del Titolo V e ci spiega che le cause della sua inefficienza sono nelle politiche dei governi di destra, troppo centralisti rispetto all'orientamento della nuova costituzione. Non per questo ritiene di non doverla ritoccare. Suggerisce di ritoccare (al ribasso) le attribuzioni di materie di competenza regionale o concorrente, di inserire una clausola di supremazia e di modificare l'assetto del Senato secondo l'originario programma dell'Ulivo. Questa ambizione è stata messa nero su bianco dalla cosiddetta bozza Violante, che però aggiungeva alla volontà di riforma anche un potenziamento dei poteri del premier. Perché va detto, signori che votaste l'Ulivo e l'Unione e oggi usate temi e linguaggio antigolpista da anni '70 per descrivere i promotori della riforma: Prodi, i suoi movimenti politici e i suoi programmi di governo sono sempre stati impostati alla responsabilizzazione politica del premier "leader" e alla riduzione del panorama politico alla forma bipolare.

Seconda sintesi: la riforma Boschi e il solco dell'Ulivo.

Per comprendere quanto la riforma Boschi sia nel solco dell'Ulivo, dell'Unione e più in generale di tutte le iniziative di riforma del centrosinistra degli ultimi 20 anni è sufficiente enumerare le modifiche che realizza indicandone l'ideatore. Più o meno viene fuori che

  1. Il Senato delle Autonomie con i nuovi poteri e le nuove competenze e la divisione dei poteri tra Camera e Senato sono stati ideati nella tesi N.4 dell'Ulivo, ripresi nel programma dell'Unione e precisati (pari pari a come sono nella riforma Boschi) nella bozza Violante
  2. La revisione delle materie di competenza esclusiva o concorrente delle Regioni è stata ideata (e riportata pari pari nella riforma Boschi) dal programma dell'Unione (che evidentemente non sconfessava la riforma del Titolo V come "riforma regionalista insufficiente rispetto all'ambizione federalista")
  3. La clausola di supremazia che consente al Governo di chiedere di legiferare sulle materie di competenza regionale nell'interesse dello Stato è stata inventata dal programma dell'Unione
  4. La possibilità che si dà al governo di chiedere alla Camera un calendario certo per la discussione e deliberazione su iniziative legislative strumentali al programma di governo (votazione a "data certa") è contenuta nella Tesi N. 8 e N. 9 e nella bozza Violante
  5. La necessità di una stretta sulla decretazione d'urgenza, introdotta dalla riforma Boschi, già ripresa dalla bozza Violante, è una sentenza della Consulta del '95 che contiene la richiesta di metterla in Costituzione per darle forza di fonte sovraordinata al decreto
  6. L'abolizione delle province è una novità
  7. L'abolizione del CNEL non è una novità ma a suo modo lo è: nessuno ci aveva provato seriamente prima d'ora
  8. La discussione e deliberazione in tempi certi delle leggi di iniziativa popolare rappresentano una novità
  9. La revisione del calcolo per il quorum dei referendum è una novità