Mi trovo qui, sulla scrivania di sempre, con quel bisogno nuovo di imbrattare un po’ di nero quel foglio formato A4. Ma, ad un tratto, mi blocco.

Dovrei rileggere la tesi e studiare per gli ultimi esami, ma decido di dedicare un’oretta del mio tempo, a questo strano capitolo della vita. Ricordare è diventato, ormai, un dovere.

Il futuro affascina, ma spaventa; il passato, invece, è la vera certezza. Sarò in grado di fermare tutto con un click? Tentar non nuoce.

“Quando finiscono questi esami?” oppure “Basta con queste lezioni, non ne posso più”: e adesso eccomi, che quasi con un velo di malinconia, ripenso al tempo “andato”… parola grossa, lo ammetto, ma rende un po’ l’idea dello stato d’animo.

Ricordo quella volta in cui ho cercato di infrangere le regole delle suore, organizzando feste clandestine; mi rivedo, ignara del fatto che “portasse sfiga” a passare tra i leoni (e ripetere, poi, consapevolmente quel gesto, per scaramanzia); ripenso alla scelta, anno dopo anno, dell’ “abito giusto” per il galà di Natale e sorrido al pensiero di “quella lì” che quella volta mi ha messo un po’ i bastoni tra le ruote.

Ricordo ancora, con estrema tenerezza, le prime amicizie, quando mi sono ritrovata a condividere pensieri, ansie e gioie con estranei che, col tempo, sarebbero diventati i miei nuovi compagni di viaggio e di avventura; se chiudo gli occhi, mi rivedo quotidianamente, a correre da un lato all’altro della città e dell’università, su tacchi altissimi e scomodi, indossando minigonne, anche con temperature abbastanza sotto lo zero.

Mi osservo, poi, mentre mangio cotolette e panzerotti, gelati enormi e sushi. Ricordo tutte quelle volte in aeroporto, quando stavo proprio per fare “retrofront”, per rimanere a casa ancora per un po’.

Come dimenticare tutti i tram presi al volo: forse è proprio vero che crescere non vuol dire soltanto spegnere una candelina in più, ma più spesso lasciare qualcosa indietro e raramente la ritrovi, dopo aver svoltato l’angolo.

Per non parlare delle tante occasioni in cui mi sono chiesta se la strada percorsa fosse davvero quella giusta, o se magari mi costava ancora troppo aver dovuto appendere le scarpette di danza al chiodo.

Dalle temerarie gite notturne, con paillettes e tacchi alti, alle lacrime per il primo voto “basso”; dal simpatico tormentone “pagamento differito, la cassa non si tocca”, che ho ancora nel cuore, all’arrossire sperando che qualcuno non se ne accorgesse, ai litigi coi piccioni, alle tante cose stupide che ho fatto, poi pentendomene.

I momenti di grande luce hanno saputo compensare e sovrastare le ombre che, inevitabilmente, ho incrociato lungo il tragitto. E adesso? È ora di scattare una foto ed intrappolare questo momento!

Mille futuri possibili, nuove incognite da gettare e sfide, con un po’ d’ansia (ma senza darla a vedere) e un’enorme dose di entusiasmo. Infiniti orizzonti ancora da scrivere: CLICK, perchè l’attimo successivo è già un’altra foto!