in foto: Playa Hermosa, Costarica

“Sei felice? Quanti di noi italiani rischierebbero di andare in tilt , se fossero avvicinati per strada da degli sconosciuti che ponessero a bruciapelo una domanda così secca e impegnativa? Parecchi, verrebbe da dire,  sintonizzandosi su di un notiziario serale televisivo o smanettando nel web nostrano.  I mass-media – almeno quelli italici – non sembrano esserci molto d’aiuto ad essere ottimisti, specie negli ultimi tempi. I media hanno un po' preso il posto dei frati trappisti del tempo che fu. Questi ultimi, un po' sadicamente, percorrevano le polverose strade medievali, ricordando a tutti che "si deve morire". Così, tra un allarme spread, un allerta meteo e le preoccupazioni varie della gestione della "Cosa Pubblica", per molti sta diventando difficile mantenere il sorriso. Il che non è giusto e sarebbe verosimilmente evitabile, perché spesso la vera sofferenza sta spesso nel come si percepiscono cose e avvenimenti, più che negli accadimenti stessi.

Inevitabile allora finire penalizzati nelle statistiche che riguardano la "felicità", che eminenti Istituti internazionali compilano periodicamente. Dando un'occhiata alle più recenti statistiche degli autorevoli World data base of happiness e Happy Planet Index, ad esempio, arriva la conferma che nel nostro Paese non sono in molti a rispondere senza riserve con un bel "Sì!" alla fatidica domanda. Siamo infatti collocati in un'anonima posizione di centro-classifica, sessantanovesimi su centocinquanta nazioni. Migliorare si potrebbe, non sarebbe una cattiva idea. Eppure…c'è un posto dove il "Sei felice?" a bruciapelo viene considerata "una pregunta muy facile, claro que sì!". Per nove su dieci degli abitanti del Paese Centro-Americano della Costa Rica, la risposta è – più o meno senza esitazioni – "Sì!" A questo punto, l'Oscar di nazione più felice del mondo appare conquistato sul campo dalla patria dei ticos (questo è il nome che viene dato ai costaricensi). A dire il vero, si tratta di un dato supportato anche da elementi oggettivi, oltre che dalle sensazioni degli abitanti. Aspettativa di vita, soddisfazione per la propria esistenza e impronta ecologica, conducono da anni a confermare la nazione centro-americana prima tra centocinquanta Paesi.

Evidentemente, la felicità non sta nello sviluppo economico fine a se stesso. “Il P.I.L. non è tutto” lo diceva anche Robert Kennedy mezzo secolo fa. La Costarica da anni non è più un Paese in via di sviluppo, anche se ricca di certo non è, a dispetto del nome. Ha tuttavia seguito un proprio personalissimo modello di sviluppo che è un ben bilanciato mix di rispetto ambientale, democrazia, pace, cultura. Tutto ciò – unitamente alla particolare indole – fa percepire ai costaricensi di essere “felici”. Si tratta della filosofia della “Pura vida”, grazie a cui si concretizza una felicità da intendersi quale serenità d’animo più che altro, non certo da ricollegare a divertimenti sfrenati. Una “formula della felicità” da applicare quotidianamente, soprattutto in presenza di piccole contrarietà che se sono piccole è giusto restino tali. Personalmente, ho avuto modo di assistere in Costarica a diverse “prove del nove” del fatto che la “pura vida” non sia una mera cartolina ad uso e consumo dello sviluppo turistico del Paese.  Situazioni che procurerebbero alle nostre latitudini bordate di invettive e bestemmie alle varie divinità locali sono vissute con una serenità che potrebbe anche apparire irritante agli occhi di un insofferente abitante del Vecchio Continente. Autobus che smettono improvvisamente di funzionare, lunghe attese in banca, furia improvvisa degli elementi,  appuntamenti mancati, levatacce mattutine per recarsi al lavoro,  sono eventi non proprio esaltanti che in genere il costaricense riesce a vivere con estrema nonchalance, senza che dal suo corpo si trasmettano tutt’ intorno preoccupanti vibrazioni negative.

Tra i mille suoni della natura che possono deliziare l’udito nella Costa Rica – cavallette esperanza, uccelletti trombettieri, scimmie urlatrici,  vi è quindi anche l’armonia di queste due semplici paroline. “Pura vida”.  In italiano, tradotte dallo spagnolo, che è la lingua parlata da quelle parti, significano alla lettera “pura vita”. Ma la trasposizione letterale rende solo in parte le sfaccettature di questa frase idiomatica. Quest'ultima ha iniziato a far capolino a San Josè e dintorni negli anni '50. A quanto pare, all'origine del modo di dire ci sarebbe un film. Il regista messicano Solares inserì in una sua opera un personaggio a cui tutto andava storto e nonostante ciò continuava imperterrito a guardare la vita in rosa, esclamando spesso ad ogni contrattempo "Pura Vida!" Il “pura vida” è in realtà per molti costaricensi, nativi o acquisiti, la predisposizione a cogliere l’attimo fuggente, senza dar spazio a limitanti divagazioni mentali Si tratta del riuscire a godersi la vita con un pizzico di ottimistico fatalismo. La negatività più che nelle varie problematiche in se stesse, sta piuttosto nel come esse vengono recepite e interiorizzate. Inutile piangersi troppo addosso, meglio cogliere il “qui ed ora”. Non c’è ciclone tropicale o bufera finanziaria che tenga. Quando ci si “sente” sereni,  tutto il resto è un… dettaglio secondario.  

foto di Raffaele Basile -diritti riservati-