Una pagina piena di parole, senza punteggiatura, sembra uscita dalla penna di un folle: incomprensibile, senza anima: non ha enfasi, né pausa, né ritmo. Questi minuscoli schizzi di inchiostro, sparsi qui e là quasi a caso, danno vita e senso alle parole.

Il punto interrogativo è adorabile, umile e mai saccente: stimola a cercare risposte, aiuta a saperne di più e non fermarsi, non pretende di conoscere la verità.

Chi, però, sa emozionare, è il punto esclamativo: il più desiderato, riempie di stupore e, all’occorrenza, dà sfogo all’ira.

Le virgolette, invece, sono il miglior travestimento: puoi parlare come Obama, Coco Chanel e i Coldplay.

Il punto, così minuscolo ed impercettibile, ha invece l’arduo compito di delimitare i confini: è il limite tra ciò che è stato e ciò che sarà scritto.

La virgola è un piccola sosta in Autogrill, un breve sospiro prima di proseguire, e lo spazio dopo la virgola… una giusta causa per cui combatterai una guerra; il punto e virgola non ha ben chiara la propria identità e rappresenta quei capitoli della vita che dovresti chiudere e, magari, non trovi il coraggio. Lo vedi lì e ti avvisa: -Prima o poi dovrai smettere di temporeggiare.

Così arrivano  i tre puntini sospensivi, che contengono l’infinito: ti dicono tutto e nulla, lasciano spazio all’ immaginazione; è un addio o un arrivederci?! Non lo saprai mai, forse, ed è stimolante riempirli delle parole che desideriamo. Esser sospesi non piace a nessuno, meglio non abusarne.

Ci sono, poi, sere in cui ti perdi in fiumi di parole, senza punti né virgole, pensieri di getto e disordinati, sparpagliati, che vagano senza una meta e chiedono “Aiuto!”. C’è troppa confusione dentro! Hai vuotato il sacco ora, puoi sentirti più leggero; ma si è trattato di un attimo: la pagina successiva arriva puntuale, piena di parentesi e due punti: la loro pretesa verso l’equilibrio formale riporta la quiete.

È la volta di racchiudere tutto in un grande asterisco, relegare quel capitolo a piè di pagina (una dimenticanza? non lo volevi o potevi scrivere?).

La follia svanisce, dando spazio alla quotidianità…