Samantha Lamonaca, 30 anni, è stylist e fashion editor da quando ne aveva 19. Nata nell’era del digitale dove per diventare giornalista non hai il privilegio di una scrivania in redazione ma devi “farti le ossa” tra free press e webzine, è un’inguaribile sognatrice che non può fare a meno del mondo della moda e delle sue contraddizioni. Approdata in Condè Nast nel 2011 con uno stage a cui è seguito poi un contratto con Glamour Italia, ha mosso i suoi primi passi come copy, redattrice e stylist. Oggi collabora con Edoardo Marchiori, ex caporedattore di Glamour Italia; con il reparto digital di Valentino, con Liu Jo e con piccoli designer emergenti come Thin Things Jewel.

A lei abbiamo chiesto cosa vuol dire lavorare in un mondo dove spesso sono gli eccessi a prevalere, dove a circondarla sono It-Girls che vanno e che vengono, presunte blogger e gente che cerca approvazioni virtuali. Samantha però, con un sorriso e una gentilezza disarmanti, sembra fare la differenza. Differenza che ci tiene a sottolineare perché, spiega: “mi sento un po’ estranea a questo mondo. A volte sono in difficoltà a capire certi meccanismi anche se ho imparato a conviverci. Diciamo che mi sento più vicina alla vecchia scuola di Fashion Editor o stylist, quella dei racconti che ho sentito e quella che si vede nei film. Forse è la vecchiaia, non lo so”.

Samantha Lamonacain foto: Samantha Lamonaca

Raccontami di te, come nasci, quali le tue passioni, il tuo percorso professionale e i tuoi traguardi ad oggi.

Nasco con un cuore editoriale. Amo le cose belle, non posso farne a meno. La mia testa si divide costantemente tra i viaggi e la moda, ed è proprio così che ho provato ad iniziare. Dopo la maturità mi sono iscritta alla Facoltà di Linguaggi dei Media all’Università Cattolica del Sacro Cuore, un percorso di studi travagliato e interrotto più volte. Ho avuto la fortuna di provare a fare fin da subito il lavoro per cui stavo studiando, ma non è durato a lungo e studiare e lavorare nello stesso tempo è stato per me sempre molto difficile. Se sono riuscita a farlo è solo grazie ai miei genitori, che mi hanno sostenuto sempre in tutte le mie scelte bizzarre! Ricordo ancora il mio primo "lavoro moda”, era per uno show-room multimarca: avevo 19 anni ed ero inesperta. Fui presa e mi fecero fare di tutto e, quando dico di tutto intendo proprio di tutto: dalle fotocopie, alla cameriera, allo spazzino, al fattorino. Non era questo quello che mi aspettavo da quel lavoro. Ma ad oggi, sono contenta di averlo fatto, perché ho capito fin da subito che la moda non è tutto oro che luccica. Poi dopo questa esperienza, e con gli studi di Giornalismo in corso, decisi di buttarmi sulla scrittura e sulla realizzazione di reportage. Ho avuto la mia possibilità di espressione da Latitudeslife, dove ho viaggiato e ho potuto sperimentare vari tipi di lavoro. Purtroppo però le webzine hanno sempre budget molto bassi e io volevo di più, mi mancava la moda e così mi sono proposta in Condé Nast. Ricordo ancora il primo colloquio, non mi sembrava vero, non l’avevo detto a nessuno e quando mi scelsero fu davvero gratificante. Iniziai un percorso importante, a fianco di Paola Bonazzi, fashion director del giornale. Con lei ho imparato cosa vuol dire lavorare in team e quanto fare squadra sia davvero importante per la buona riuscita di un progetto, ho imparato la disciplina, la puntualità di una consegna, a lavorare sotto stress, in poche parole sono cresciuta. Quando ho smesso di lavorare in redazione, ci misi un po’ a metabolizzare: dovevo lasciare un lavoro che mi piaceva.

Chi è Samantha quando lavora e chi è Samantha fuori dal suo lavoro

Oggi grazie a tutte queste esperienze ho dato vita a progetti personali che mi danno molta soddisfazione. Sono una maniaca della precisione. Mi definiscono “Miss Precisetti” ma per me è importante che tutto risulti al meglio. Non mi importa se per arrivarci mi creo stress. Direi che nello studio non ho fatto proprio la stessa cosa. Fuori dal lavoro sono l’opposto: rilassata, un po’ disordinata, sicuramente confusionaria e un’inguaribile sognatrice. A volte mi perdo nei dettagli delle cose.

Come definiresti esattamente il tuo lavoro che, tutto sommato, ancora non esiste negli albi professionali?

Un lavoro creativo, dove coesiste un’infinta ricerca ad una costante passione e numerosi confronti. Non mi va di etichettarlo… ci pensano già gli altri a mettere etichette!

Oggi per chi lavori?

Lavoro saltuariamente con il reparto digital di Valentino, un lavoro poco creativo ma elevata precisione, ho la fortuna di farlo con un team davvero piacevole e speciale. E poi sono a contatto continuo con i vestiti più belli del mondo. Collaboro anche con LiuJo e da poco ho lavorato su un nuovo progetto per Kemon Italia, che produce prodotti professionali per parrucchieri. Per loro ho seguito il lancio di nuovi prodotti e il restyling della brand idendity. Di recente ho collaborato come assistente per Grazia Russia, al fianco di Alisa Zhidkova e  ho avuto il piacere di vestire Arizona Musa, una bellezza indescrivibile e una persona davvero carina.

C'è un percorso professionale per diventare stylist  e cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere il tuo percorso

Il mio percorso me lo sono creata da sola, seguendo e stando a contatto con i migliori maestri che potessi immaginare. Penso di essere stata molto fortunata. Non ho seguito corsi di styling, i miei studi sono più vicino al giornalismo e alla scrittura creativa, ma lo styling l’ho imparato praticandolo sui set, facendo da assistente e studiando attentamente riviste di moda. In realtà ho così tante idee in testa che vorrei solo sperimentare, ma non sempre è possibile. Se qualcuno volesse intraprendere il mio stesso percorso il mio consiglio è quello di armarsi di tanta pazienza e infinità umiltà, cercare di entrare in contatto con gli stylist della vecchia scuola e proporsi come assistenti,; c’è sempre qualcuno pronto ad insegnare se dall’altra parte c’è un ragazzo o una ragazza volenterosi. Quello che si impara sui set non si impara in nessuna scuola privata da non so quanti mila euro. Studiare è però ovviamente molto importante, non c’è niente di più vero del detto “sapere è potere”.

Italia patria del fashion e del Made in Italy. Siamo ancora i più bravi nel mondo?

Credo proprio di sì. E’ vero che nessuno inventa più niente, però lo stile italiano è inconfondibile. Abbiamo mani preziose, sarte di alto livello, laboratori pregiati e attenti al consumatore finale. Credo che il Made in Italy non abbia eguali.

La tua esperienza non è di chi ha vissuto gli anni delle Kate Moss e dei grandi sfarzi della giostra del mondo della moda. Come vedi tu oggi i giovani stylist e, secondo te, che cosa è cambiato e che cosa sta cambiando?

Adesso darò una risposta da anzianotta. I giovanissimi che si avvicinano al mondo della moda si sentono spesso già arrivati, amano la moda ma non sanno distinguere un tessuto da un altro. In alcuni casi, si è persa l’umiltà delle vecchie generazioni, sono tutti un po’ più spocchiosi e hanno fretta di dimostrare ciò che sanno fare. Questo mondo è in continuo cambiamento ma chi ha fatto la moda, quella vera, è tra quella gente da cui possiamo solo apprendere e imparare.

Prendiamo un esempio, Gucci che per reinventarsi eccede con mocassini a ciabatta con pelo e outfit alle volte eccessivi. Secondo te il futuro è questo o le maison dovrebbero rimanere fedeli al proprio stile? 

No, tutto questo è passeggero, le ciabatte con il pelo sono come i trend che desideri intensamente appena escono, perché te li hanno inculcati bene in testa, ma poi dopo due anni te ne sei dimenticato o non ti piacciono più. Sarebbe meglio che le case di moda rimanessero fedeli al proprio stile che può, anzi deve, evolversi, ma senza strafare, ecco.

Tanta creatività, alle volte eccessiva e poca ricerca, almeno apparentemente. Ad esempio il saper fare del Made in Italy – come le sartine che hanno fatto grande Valentino nel mondo – sembrano essere scomparse così come la ricerca su tessuti ecc ecc. Cosa ne pensi?

No, non sono scomparse. E’ diventato un lavoro d’élite. Chiunque voglia dare vita ad un brand di moda non può sostenere i costi di quello che prevede una produzione vera e propria; la qualità si paga e non tutti possono permetterselo. Tutto si può fare ma ogni cosa ha il suo prezzo. E a volte, non tutti sanno scegliere su cosa investire di più.

Quali sono gli stilisti emergenti che ami di più?

Amo alla follia Rosie Assoulin un brand nato nel 2013, con le scelte degli accostamenti di nuovi colori e nuove forme. Mi piace lo stile proposto da Barbara Casasola . Per quanto riguarda l’Italia, ho una passione per tutto quello che si inventa Marco de Vincenzo  e per gli accessori di Benedetta Bruzziches che ho avuto il piacere di conoscere.

Servizio realizzato per Thin Thins Jewelin foto: Servizio realizzato per Thin Thins Jewel

Una volta erano le riviste patinate a dettare le tendenze, oggi lo street style e le fashion blogger. Chi ha cambiato davvero il nostro modo di vivere la moda e di vestirci? 

Credo che chi detta le tendenze è da sempre lo street style, poi ci sono la televisione. le riviste e i film ma in strada si trovano le idee e le ispirazioni che poi si ognuno sviluppa da sè.
Oggi in Italia come si lavora e come lavori tu? Ci sono delle scuole che consiglieresti a chi vuole iniziare?

Oggi, bisogna farsi in quattro per lavorare bene. I lavori bisogna inventarseli, se ti fermi sei perduto. Sì, l’Università se fatta con costanza non fa mai male. Privata o Statale che sia, ognuno deve scegliere il percorso a cui si sente più legato. A Milano ce ne sono delle valide e non credo a tutte quelle scuole che hanno più nome che sostanza. Mi sarebbe piaciuto, invece, frequentare la Saint Martins, chi esce da quella scuola ha una visione del mondo più allargata.

Cosa ami particolarmente del tuo lavoro? 

Che niente è come sembra. Tutto si può trasformare in qualcosa di meraviglioso.

E cosa invece non sopporti?

La presunzione.

Un momento del Pop Corn Garage Market a Milano al Giardino delle Culturein foto: Un momento del Pop Corn Garage Market a Milano al Giardino delle Culture

In ultimo, raccontaci del tuo progetto, il Pop Corn Garaga Market nato per far incontrare le due diverse anime e il mondo online e off line in cui ti muovi tu.

A proposito di lavori che uno si deve inventare sono quasi tre anni che,insieme ad Alessandro Nicosia, abbiamo dato vita al Pop Corn Garage Market. Il progetto in realtà è molto più che un semplice mercatino, cerchiamo luoghi in disuso per la città di Milano e proviamo a riportarli a nuova luce con un market dal sapore europeo. La cosa bella è che abbiamo anche creato una sinergia tra il mondo offline e online, dove un contatto o una scoperta virtuale si trasforma in un’amicizia reale. Organizzare questo tipo di evento richiede molto impegno, mentale e a volte anche fisico, ma è una soddisfazione vedere che funziona e quindi lo incastriamo nei nostri progetti. Amiamo Milano e pensiamo che debba riempirsi di eventi veri e mai banali. La prossima data è fissata per il 22 aprile al Giardino delle Culture, dove troverete una selezione di espositori da tutta Italia e una nuova area relax più green delle edizioni precedenti. Abbiamo scelto food & drink su due ruote, quelle della bike per un pranzo o un aperitivo gustoso a chilometro (quasi) zero che viaggia su biciclette attrezzate. Il tutto accompagnato da ottima musica jazz e funky.

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Visita la pagine del Pop Corn Garage Market https://www.facebook.com/events/452100621792279/