Dal 14 dicembre all' 8 gennaio Massimo Ranieri è al Teatro Diana con un nuovissimo spettacolo Teatro del Porto; versi, prosa e musica di Raffaele Viviani; compagnia Gli Ipocriti e regia di Maurizio Scaparro. Grazie all'iniziativa se l'anziano potesse e il giovane sapesse promossa dall'Assessorato ai Giovani, Creatività, Innovazione – Comune di Napoli sono stati regalati 10 biglietti under 35 e 10 over 60 per la prima dello spettacolo,  l'età media del pubblico è stata dai 40 ai 60 anni ed è stato gradito il buffet finale di pane, prosciutto e mozzarella offerto da S.QUI.SITO e i campioni di profumo regalati per natale da Givenchy.

Lo spettacolo è un omaggio a Viviani, un viaggio teatrale che ci conduce da un palcoscenico napoletano ambientato nei quartieri del ‘900 a una realtà più grande. Il  linguaggio è caratterizzato da un napoletano molto stretto parlato dal popolo e da un linguaggio più colto contraddistinto dalla poesia.

Pasquale Scialò è l'autore delle elaborazioni musicali che sono state adattate ed armonizzate con quelle dei nostri tempi, ne è un esempio Oje ninno o Canzone di margherita.  Massimo Ranieri è davvero instancabile anche se in questo spettacolo compare per pochi sketch e tutti i brani anche quelli non cantati da lui sono dal vivo.

Il teatro del porto inizia con il saluto al pubblico di un capocomico in partenza con la sua compagnia per il Sudamerica che mette in scena brani teatral-musicali presi dal proprio repertorio.

I temi delle storie sono: miseria , soprusi, amori , famiglie in rovina e emigrazione. I personaggi sono: zingari, gagà, pescatori, cocotte, prostitute, guappi napoletani e tutto quello che riguarda il mondo della strada.

Viviani analizza uomini e donne di tutti i giorni che non nascondono nulla e rivelano la tragica verità della loro vita. I guappi sono personaggi senza eroismo e privi di spirito cavalleresco e avventuroso, il loro segreto scopo è quello di cercare una sistemazione, un lavoro. Da un altro punto di vista il malavitoso è costretto ad agire in quel modo per volere della società quindi vittima del privilegio. Inoltre le donne di Viviani sono schiette e lavorano per vivere come ad esempio le sarte e le lavandaie.

Tu non conoscerai mai la campagna dove io sono nato, sarò sotto un'altra stella e la mia terra mi mancherà.

I contadini, gli artigiani, gli operai per poter vivere sono costretti a andare via dal proprio paese, l'Italia, angosciati e addolorati perché devono vendersi in terre straniere.

E'incredibile come questa tematica così passata possa riscontrarsi anche con il nostro presente dove i giovani sono costretti a trasferirsi in territori esteri per poter seguire un sogno o guadagnarsi da vivere con le proprie esperienze e il proprio studio, anche se partire e andare all'estero è comunque una scoperta, un'apertura mentale e un modo migliore di vita, la cosa più dura è dover abbandonare i propri cari, le tradizioni e le radici senza sapere cosa li aspetta.