L'estate sta finendo e un anno se ne va. Recitava la famosa canzone dei Righeria. Ma a Pozzuoli, se non fosse per il caldo e per il mare, di “estate” ne abbiamo vista ben poca, anzi nulla. È ovvio che nel 2015 globalizzato per estate non si intende soltanto le temperature che sfiorano i 40 gradi ma un clima, generale, di vacanza sia per chi resta che per chi viene.

Eventi, sagre, feste di piazza, organizzazione di manifestazioni. Ecco, come nel 2012, 2013 e 2014 anche l'estate 2015 termina con un'assenza totale di qualsiasi tipo di evento organizzato, coordinato o solo pensato dall'amministrazione guidata dal sindaco Vincenzo Figliolia. Non c'è stata una sola manifestazione, un solo concerto di piazza, un accenno di sagra o banale evento per i (pochi) turisti che sono accorsi in città e, soprattutto, per chi ci è restato. Non è bastato neanche l'appello fatto dall'associazione “Noi Re(si)stiamo Qui”, al quale si sono aggiunte le voci delle associazioni “DiversamenteGiovani” e “GenerAzione Flegrea”, che hanno individuato tre proposte concrete e subito fattibili, per smuovere un po' le acque di quest'amministrazione: sburocratizzazione, alleggerimento e programmazione. Ogni giorno consiglieri, assessori e sindaco in testa, non perdono mai l'occasione per descrivere Pozzuoli come una città dell'accoglienza, che vuole fare del turismo il centro propulsore di tutte le attività. Quanto è credibile chi oggi parla di un futuro roseo per Pozzuoli se negli ultimi tre anni non ha fatto niente di niente per non rendere le estati completamente vuote?

Basta girare per la Campania o spostarsi un po' in Basilicata per ammirare come paesini di poche migliaia di abitanti, con sagre ed eventi che promuovono territorio e prodotti locali, riescono a raggiungere picchi di presenza di decine di migliaia di persone. Teggiano, Satriano, Campagna, Marsicovetere, Brienza, sono solo alcuni dei comuni minuscoli che ad ogni estate sono pronti a presentare un cartello ricco di eventi attirando così migliaia di persone. Eppure in città le potenzialità si notano eccome: il nostro centro storico brulica di giovani che vengono da tutta la provincia di Napoli per assaporare i nostri piatti e vedere le nostre bellezze.

Siamo un museo archeologico all'aperto, abbiamo il mare, qualsiasi tipo di attività commerciale: dalla vineria caratteristica, al locale che presenta live, fino ai lounge bar, discoteche sulle spiagge e ristoranti di alta cucina. Il vero problema di una mancata organizzazione è, non solo il lassismo di quest'amministrazione, che si accanisce contro piccoli commercianti spacciando ordinanze da sceriffo in stile epoca del proibizionismo come una sana gestione della movida, ma è soprattutto la mediocrità di una classe dirigente che ha eliminato dal proprio vocabolario la parola “programmazione” e che si sta limitando ad amministrare l'ordinario. Il passato l'hanno rovinato, il presente si limitano a gestirlo in maniera mediocre e, per il futuro, degli ottimi maestri di cantastorie. Per i primi due non possiamo fare nulla, il futuro possiamo prendercelo e dimostrare di saper fare meglio.