Metodi, visioni e pratiche diverse. Questo serve oggi alla città che si appresta a rinnovare il proprio consiglio comunale.
Costruire l’alternativa non significa cacciare dal cappello un candidato o inventarsi un percorso a pochi mesi dalle elezioni, che risulterebbe; significa mettere insieme tutte quelle buone pratiche, di civismo e non, che negli ultimi anni si sono opposte alla “oligarchia” figlioliniana, al cerchio magico, al “sistema Figliolia” che ha premiato gli amici e ostacolato ogni opportunità ai “non allineati”.
Non c’è stato un minimo di visione in prospettiva della città, nessuna programmazione a medio-lungo termine.

Come arriva Pozzuoli ad essere città del turismo? In che modo si crea lavoro per i giovani in questa terra? Qual è la direzione che deve avere il centro storico? Quale progettualità per le periferie di Toiano, Monterusciello, Licola Mare e Agnano Piscierelli? Che fine ha fatto il progetto Waterfront? Come far rivivere il commercio, i beni archeologici e la risorsa mare?
A tutte queste domande l’amministrazione targata Figliolia non ha dato risposte in questi cinque anni, e non si è nemmeno mai interrogata sul futuro della città oltre al giorno dopo l’ordinaria amministrazione.
Perché questa classe dirigente non ha mai ascoltato la voce delle associazioni quando chiedevano il bilancio partecipato? Quando denunciavano che la “De Vizia” non rispettava il contratto con il comune? Quando, ancora, ponevano interrogativi sul mercato ittico, il cui costo è quasi quadruplicato dal prezzo di assegnazione?

Insomma, il grande potenziale di un’amministrazione che si sapeva durasse cinque anni dall’inizio, è svanito con le scelte di utilizzare il bene comune come se fosse privato, ammazzato dalla mancanza di un minimo di coinvolgimento della popolazione nelle scelte, si è voltato dall’altra parte quando la cittadinanza attiva denunciava. A dimostrazione di questo ecco pochi ma significativi atti di quest’amministrazione, per capire come un’alternativa in città sia necessaria e non più rimandabile:
1) L’affidamento del percorso archeologico del Rione Terra fatto in maniera diretta (Delibera 145 del 21 ottobre 2015)
2) La manutenzione e la cura di una spiaggia a Licola mare secondo sempre il principio della conoscenza diretta da parte del sindaco;
3) La scelta dei partner per il progetto UIA, ben cinque milioni di euro che l’amministrazione ha scelto di dividere scegliendo direttamente i propri partner, senza nemmeno un avviso pubblico;
4) Il silenzio sui beni confiscati che ci sono a Pozzuoli;
5) La morte di tutti gli organi di partecipazione come forum dei giovani, consulta delle donne, consulta dell’ambiente, sparite nello straziante tentativo di avere udienza con quest’amministrazione;

Per questo serve un cambio di rotta e lo si fa nel momento in cui questo sistema sembra infrangibile. Un’alternativa credibile dovrà innanzitutto spezzare il concetto dei “privilegiati”, favorire ed incentivare strumenti veri di partecipazione, quali le consulte, il forum dei giovani, le assemblee di quartiere, nelle quali si decide e si propone a tutto il consiglio comunale. L’alternativa dovrà ridare dignità al concetto di “spazio pubblico”, adottando subito una delibera sui “beni comuni”, seguendo la scia dell’amministrazione Napoletana, aprendo tutti gli spazi pubblici alle migliori idee di questa città, in modo da creare sviluppo e lavoro. L’alternativa dovrà adottare il sistema della trasparenza e dei bandi pubblici per ogni bene, finanziamento o progetto che si vuole fare su questo territorio, dando a tutti, così, l’opportunità di lavorare, ma anche crescere, formarsi e mettere a disposizione della città il meglio che il territorio offre. L’alternativa dovrà avere una visione chiara ed a lungo termine per le periferie, centro storico e risorsa mare. Aprendosi all’arte nelle periferie, facendo una scelta tra un centro storico tranquillo ed un centro storico di movida, scegliendo se la nostra costa deve essere oggetto di una cementificazione selvaggia o no.
I temi da trattare sono tanti, come i tentativi maldestri di provare a rappresentare il nuovo.

Tante sono le realtà che pubblicamente in questi anni hanno proposto e denunciato, che si sono candidate ad essere alternativa a questo sistema molto prima che stessimo in odore di elezioni comunali. Oggi bisogna raccogliere, unire queste forze, essere disposti a lanciare il cuore oltre l’ostacolo. Perché la costruzione di una vera alternativa è un progetto politico, passa e si rafforza per le elezioni, ma prescinde da esse.