“Qualcuno” si spinse nel secolo scorso a vedere l’Italia come popolo di santi e navigatori. Se proprio vogliamo coinvolgere i santi, a me piace immaginare la nostra Penisola come patria di santi e camminatori. La “santità” non è tanto da cercare nella nostra indole di mediterranei paciosi, che ci fa spesso fare miracolosamente buon viso a cattiva sorte di fronte alle tortuose vicissitudini nazionali. Essa è data piuttosto non di rado dalla splendida architettura sacra che impreziosisce tante nostre città, regalando loro lo status di attraenti e attrattive città d’arte. Una di queste è Pistoia, italica capitale della cultura nell’anno in corso, che offre uno splendido colpo d’occhio in salsa mistico-architettonica, che  dal duomo di San Zeno spazia alle cappelle affrescate, alle abbazie, alle pievi fuori porta.

Ma non è della santità architettonica pistoiese che vogliamo qui occuparci, bensì dell’altro aspetto del binomio santi/camminatori. La nostra pigra popolazione sta vivendo un “miracolo” di cui non ci si può che rallegrare. Dopo anni di tripudio incontrastato di inquinanti sogni fatti di Bianchine del ragioniere Ugo e di Cayenne del geometra Flavio, gli italiani stanno riscoprendo le troppo a lungo poco celebrate estremità, affollando antiche vie di pellegrini e santi ( ci risiamo…) nonché sentieri per miracolo sottratti a cacciatori e palazzinari . Prendiamo un evento quale il Social Trekking di Pistoia, tenutosi da venerdì 24 a domenica 26  febbraio scorsi nella città toscana, con vari “sconfinamenti”, ad esempio lungo la storica ferrovia Porrettana e nella intrigante Serravalle pistoiese. Un tale happening avrebbe richiamato appena un decennio fa al massimo uno sparuto gruppuscolo di viandanti impenitenti, una truppa di performanti escursionisti Cai, un manipolo di ex atlete trasformatesi geneticamente in casalinghe in sovrappeso alla ricerca della linea perduta.

E invece no. La tre giorni pistoiese dedicata ai camminatori responsabili e consapevoli, ha invece visto un “popolo trasversale” eterogeneo, dai 10 ai 90 anni, di tutte le condizioni psicofisiche dar vita ad un colorato “millepiedi” formato dalle estremità di circa cinquecento appassionati camminatori provenienti da tutta la Penisola.

L’idea del social trekking venne sei anni fa alle creative guide ambientali della cooperativa fiorentina Walden, che di camminare se ne intende, visto che organizza ogni anno un centinaio di viaggi lungo le vie del Globo, tutti rigorosamente a piedi.  Da allora ogni anno si è ripetuto in una città diversa il miracolo del Social Trekking. Vale a dire ovvero il periodico incontrasi ci camminatori che condividono una filosofia della mobilità e del "turismo" caratterizzati da consapevolezza, responsabilità e sostenibilità. Un camminare che è un'immersione attenta e discreta nei territori,  nelle culture e tradizioni ad esso sottese. L'attenzione e la discreta curiosità  per le  particolarità dei luoghi e delle genti incontrati lungo il cammino è sempre massima e rispettosa.  Firenze, Torino, Bologna Roma, Colle Val d’Elsa: realtà così diverse tra loro si sono viste accomunate dal camminare socializzante e iperinterattivo. Un vero miracolo. Degno di un popolo di santi (sempre meno) e camminatori ( sempre più).

testo e foto di Raffaele Basile