Per molti motivi questo post è molto difficile ma ci provo ugualmente. C'è stato un incendio gravissimo a Pomezia, dove è andato in fiamme un impianto di trattamento dei rifiuti. Io ero a Roma e l'ho scoperto da un collega con la chat Whatsapp dei genitori della classe del figlio: "dicono che bisogna chiudersi in casa: che facciamo, andiamo a prenderli prima dell'orario d'uscita?". Ecco, dicono che bisogna chiudersi in casa… ma dicono chi? A giudicare dal quel che si legge in giro le informazioni sono tutte filtrate dal Procuratore di Velletri Francesco Prete, titolare dell'inchiesta per incendio colposo.

in foto: La Stampa, 10 maggio 2015

Questo ruolo del procuratore mi sembra assai strano ma non me ne voglio preoccupare. Per capire chi dice mi domando allora cosa dice, partendo da quello che desidero sapere. Si tratta di domande che riguardano problemi del presente (la qualità dell'aria nei luoghi più prossimi a Pomezia) e del futuro (la capacità dei fumi di compromettere il territorio nel lungo periodo). E riguardano l'impatto diretto sulla salute degli abitanti del luogo (che respirano quell'aria) ma anche altro (la produzione ortofrutticola non necessariamente verrà consumata a km0). Eccole

  1. Com'è la condizione dell'aria, del suolo e dell'acqua a Pomezia e nelle zone circostanti? Come sarà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi?
  2. Che impatto avrà l'incidente sulla salubrità delle produzioni alimentari locali?
  3. L'amianto c'è o non c'è? Che pericoli si corrono?

Attenzione ai dati che leggiamo: quando si parla di "livelli" bisogna distinguere tra diffusione in aria e deposizione al suolo, due cose molto diverse. Gli altissimi livelli di diossina che erano nella nube tossica erano diffusi in aria e non sono in alcun modo confrontabili con quelli al suolo e nelle falde acquifere della Terra dei Fuochi. Questi ultimi sono il risultato di fenomeni intensi e persistenti, non di un incendio di una EcoX domato nel giro di 48 ore

Aria, acqua e suolo sono competenza dell'Arpalazio. Sul sito dell'agenzia c'è una sezione dedicata all'evento disastroso in cui vengono riportati i dati con la spiegazione dei fenomeni a cui si riferiscono. Leggendo le relazioni si scopre che l'agenzia ha portato immediatamente gli strumenti di rilevamento sul luogo: i dati su diossina, IPA e PCB che leggete in giro vengono da questi strumenti (Arpalazio ha anche stazioni fisse in giro per la regione: fate attenzione a capire di quali dati vi parlano). Leggerete che la condizione dell'aria in prossimità dell'incendio è stata molto critica, d'altra parte la combustione di quei materiali comporta una considerevole produzione di diossina. L'Arpalazio ha anche realizzato modelli previsionali per capire dove potrebbero andare a precipitare le sostanze che ci preoccupano (modello di dispersione) e ha iniziato a fare campionamenti per seguire l'evoluzione del fenomeno. E qui c'è una precisazione da fare, che ci porta alla seconda domanda.

Nonostante Arpalazio abbia competenza sui controlli degli alimenti, in circostanze di questo genere la risposta alla seconda domanda dobbiamo aspettarcela dall'Istituto Zooprofilattico del Lazio e della Toscana. Visitando il sito dell'Istituto si trova una sezione dedicata all'evento disastroso in cui sono presenti indicazioni sulle pratiche da adottare con gli alimenti prodotti nelle zone interessate dalla nube tossica. Il sito segnala anche che le analisi sulla salubrità della produzione ortofrutticola saranno realizzate sulla base del modello di dispersione prodotto dall'Arpalazio. Organizzazioni pubbliche che lavorano in modo coordinato e tempestivo. Un bel vedere, va detto. Così come va detto che Arpalazio è presente anche sui canali social, dove tenta di spiegare fenomeni studiati dai fisici dell'atmosfera, mentre l'Istituto Zooprofilattico si limita a comunicazioni istituzionali molto stringate. E l'amianto?

La domanda relativa all'amianto in realtà sono due: c'era amianto nel tetto? E c'erano fibre di amianto nella nube tossica?
Poi ci sarebbe da chiedersi anche come abbia fatto La Stampa a scrivere quello che ha scritto (o davvero il procuratore ha detto che c'erano fibre nell'aria?)

La responsabilità di questa verifica non è né dell'Arpalazio né dell'Istituto Zooprofilattico ma del Centro di Riferimento Regionale Amianto, un'unità organizzativa dell'ASL di Viterbo a servizio della Regione Lazio. Ha un sito web bruttino assai e un account twitter di solito poco attivo, mentre scrivo è fermo al 4 maggio (dal punto di vista della comunicazione Arpalazio è decenni avanti, speriamo che questa occasione suggerisca qualcosa agli altri). Il Centro Regionale Amianto ha diramato un comunicato in cui spiega che nella nube non c'erano fibre di amianto. E questo ci pone un bel quesito sull'articolo della Stampa che ho riportato nella prima figura in alto.

Informazioni dal comunicato del Centro Regionale Amiantoin foto: Informazioni dal comunicato del Centro Regionale Amianto

A giudicare dal comunicato del Centro Regionale Amianto l'affermazione riportata dalla Stampa, secondo la quale il procuratore avrebbe dichiarato che c'erano fibre di amianto nell'aria, è falsa. L'errore può averlo commesso il procuratore (che dati stava citando?) oppure il giornalista (cosa ha capito delle dichiarazioni del procuratore?). In compenso per il resto troviamo un quadro informativo coerente anche se non chiarissimo: al posto del procuratore mi sarei preoccupato di spiegare l'articolazione delle responsabilità dei vari enti piuttosto che sfornare dati. Comunque gli organismi tecnici si sono mossi con precisione, tempestività e una notevole capacità analitica. Perché intendiamoci: fare i modelli di dispersione, cioè prevedere dove andranno a depositarsi le sostanze tossiche, non è un gioco da ragazzi. L'ho scritto come se fosse cosa ovvia e banale perché siamo nel 2017 in un paese del G7, una combinazione di circostanze non astrali che troppo spesso dimentichiamo. In chiusura di post mi è venuto da sottolinearlo ma aspetto il giorno in cui non sarà più necessario difendere la ricchezza che vive nelle nostre istituzioni democratiche.