La Svizzera sta votando per un reddito di cittadinanza incondizionato (vale a dire: per tutti i cittadini a prescindere dalle condizioni economiche e sociali): 2.260 Euro a ciascun adulto e 565 per ciascun minore (fonte). Non conosco prezzi correnti e condizioni di vita in Svizzera ma una tipica famiglia con due genitori e due figli riceverebbe un po’ meno di 6.000 Euro. Vorrei precisare, qualora ce ne fosse bisogno, che c’è una differenza sostanziale fra “reddito di cittadinanza”, “reddito minimo” e altre forme di sostegno ai redditi bassi (per chiarimenti cliccate QUI). Personalmente sono assolutamente d’accordo a sostenere persone e famiglie in difficoltà anche col sostegno al reddito (che non è certo l’unica forma di aiuto), ma in Svizzera (e anche in Italia da parte di qualcuno) si insiste su soldi (non pochi) a tutti, prescindendo dai bisogni.

Offrire un reddito di cittadinanza incondizionato è innanzitutto un’ingiustizia sociale. Aiuterà (nel breve periodo) le famiglie indigenti mantenendo inalterate le differenze sociali; a ragione di fattori non difficili da immaginare, anzi, le distanze sociali si amplieranno, perché chi gode già di redditi medio-alti potrà utilizzare questo regalo per investimenti che creeranno loro ulteriore reddito. È poi un grave azzardo economico: ammesso e non concesso che uno stato sia così ricco da potersi permettere una spesa di questa mole, immettere questa massiccia liquidità, tutta assieme, sul mercato, creerà un immediato processo inflazionistico che deprezzerà la misura specialmente per i più bisognosi che con quei soldi compreranno probabilmente generi di prima necessità.

Ma c’è un elemento, sopra a tutti gli altri, che ritengo deleterio, ed è quello culturale. Anche laddove la spesa sia sostenibile, i processi inflazionistici controllati e via discorrendo, l’idea di poter campare, sia pure senza brillare, senza particolari sforzi, deprime l’iniziativa e abolisce il merito. Spiega Enno Schmidt, promotore dell’iniziativa, che

il reddito di base incondizionato è uno strumento per ridare potere ai cittadini, permettendo ad ognuno di scegliere un lavoro che piace e incentivando formazione e creatività.

In base a cosa possa sostenere una sciocchezza tale non è dato sapere. Il reddito di base ha poco a che fare col potere e, specialmente, vorrei vedere questo paradiso di cittadini pagati dallo stato per immaginare di fare, forse, un giorno, “un lavoro che piace”. Tutti in fila per fare gli artisti? Tutti in attesa di un assunzione nella fabbrica che fa il buco al formaggio? Ma poi, onestamente, perché andare a fare “il lavoro che piace” per prendere un reddito più o meno analogo quando il vero lavoro che piace a tutti noi è quello di filosofare ammirando tramonti?

Nella vecchia economia sovietica non funzionava un accidenti perché tutti i compagni cittadini percepivano un reddito di base garantito; a che pro darsi da fare? A che pro cercare di migliorare? Perché sacrificarsi? Niente competizione, niente ambizione, poca mobilità sociale.

Sostenere i redditi bassi, offrire servizi ai cittadini indigenti, integrare il reddito delle famiglie numerose, aiutare concretamente chi perde il lavoro, sì. Dare soldi (pubblici) a tutti per accontentare la facile demagogia dei populisti, no.

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