È un po' di tempo che mi ritrovo a riflettere su quanto la connessione sempre attiva abbia cambiato in toto la nostra vita.
Oramai chi non ha uno smartphone rischia di non essere invitato alle cene o di non essere al corrente di un appuntamento.
Chi non ha Facebook oltre ad essere guardato dagli altri come se gli si stessero prendendo le misure per la teca di cristallo al museo egizio di Torino, non comunica a suon di ‘mi piace' o condivisioni, quindi usa sicuramente un canale comunicativo in meno. Probabilmente però ha più neuroni superstiti rispetto a noi.

(C) Masha Maria Bazueva
in foto: (C) Masha Maria Bazueva

Poi c'è Instagram, che fai non le metti le foto del filetto di triglia che hai mangiato ieri? T'ha fatto schifo ma era così messa bene sul piatto che a qualcuno nell'etere dovevi pur dirlo.
Altro discorso si deve fare per Twitter. Molti Facebook compulsivi detestano Twitter, gli sudano le mani e rischiano di lanciar via il telefono al solo vedere l'ucccellino cinguettante. Personalmente credo che Twitter abbia cambiato, e stia ancora cambiando, il concetto di informazione mondiale. Non la comunicazione. Perché se Facebook ha cambiato il modo di comunicare, Twitter ha decisamente innovato quello di informare. Non c'è dubbio.
Senza Twitter la mia crescita intellettuale sarebbe rimasta ad una marcia di 15-16 km/h.
Tempo fa un mio caro amico, Roberto, scrisse uno status su Facebook che ha scatenato in me questa riflessione: ‘In amore vince chi ha Visualizzato alle… e non risponde'.
Ha ragione?
Possiamo permetterci tutto questo?
Siamo davvero costretti ad essere sempre on line o è una scelta?
Chi non aveva uno smartphone intorno a me, si sta adeguando. E da lontano, mentre metto un mi piace, ritwitto @nomfup, scrivo su Whatsapp ‘sto prendendo il bus arrivo', ascolto la Cavalleria Rusticana su Spotify e scambio due chiacchiere via Skype con una collega mi sento che mi stanno tradendo, che l'invidia che provavo per loro, i liberi, non ha più possibilità di sfogo.
Ho congelato il mio account Facebook per una decina di giorni. Ho perso. Amici preoccupati, appuntamenti persi, inviti a feste importanti mai ricevuti. Dieci giorni.
Poi, col mio lavoro, non è granché come idea, sono dovuta tornare sui miei passi.
A spaventarmi, è l'immediatezza cui ci stiamo abituando. Cui ci stiamo costringendo.
All'inizio delle comunicazioni virtuali ricordo che ‘scaricavo la posta' di sera, poco prima di cena.
Ora se dopo mezz'ora non rispondi ad un'email è un problema. Non c'era Facebook. Non c'era Instagram, non c'era Twitter… Il che è persino più grave!
Volenti o nolenti siamo in ballo, balliamo. Senza però farci fagocitare dalle localizzazioni, dai like, dai condividi, dagli aggiungi ai preferiti.
Mi capita spesso di vedere coppie al ristorante in silenzio, ognuno con il cellulare in mano, guardano I social o scrivono su Whatsapp e mi mettono ansia. È una scena sempre più frequente.
Sali sulla metropolitana ad Anagnina ( prima fermata della linea A, per i non romani) il 40% prende il telefono in mano subito. Un altro 50% a Giulio Agricola ( quarta fermata ) non ha resistito ed è già su Facebook. Il restante 10% vorrebbe tanto aggiornare il suo status ma non può, deve sopravvivere tenendosi agli ‘appositi sostegni' per respirare…. Ma ti dirà della sua esperienza metropolitana cinque minuti dopo twittandolo mentre corre a lavoro e non vedendo chi ha davanti andandogli addosso.
Se squilla il telefono e stai guidando non rispondi se non hai gli auricolari! Per quale legge darwiniana stramba pensi che morirai se non rispondi immediatamente? Se hai ricevuto un messaggio su Whatsapp e stai guidando, perché devi prendere il cellulare e rispondere abbassando lo sguardo dalla strada?
Abbiamo in mano strumenti eccezionali, ridiamogli la loro funzione eccezionale, appunto. E nel normale usciamo di casa e prendiamoci un caffè con un amico, una birra con la compagna di corso o che ne so un po' di cicuta con la collega irruente.
Io adoro tutti questi strumenti, mi divertono, li ritengo utili e davvero hanno facilitato la conversazione e l'intreccio sociale, ma ora è necessario non esserne vittima.
Il segreto è nella scelta.
Non dare all'immediatezza un valore direttamente proporzionale all'attenzione.
Riscoprire l'attesa e la calma. Disintossicarsi dall'immediato, spengere tutto e alzare gli occhi al cielo, possibilmente senza pensare che è un peccato e che avreste potuto scattare e mettere una gran foto delle nuvole su Instagram!

Aggiungi un commento!