Tripudio di popolo con la benedizione della Crusca perché un bambino di otto anni ha inventato ‘petaloso’. L’Accademia in realtà ha solo detto che la parola potrebbe essere usata in italiano perché rispetta una costruzione corretta: radice nominale + suffisso, come nel caso di ‘pel-oso’, ‘pericol-oso’, ‘fam-oso’ e così via. Nella lettera che l’Accademia ha inviata al bambino si precisa

Perché entri in un vocabolario, bisogna che la usino tante persone e tante persone la capiscano. Se riuscirai a diffondere la tua parola tra tante persone e tante persone in Italia cominceranno a dire ‘Come è petaloso questo fiore', ecco allora che petaloso sarà diventata una parola dell’italiano.

Tutto questo è piuttosto normale e presenta comunque un elemento paradossale che desidero sottolineare. La normalità riguarda l’essere, una lingua, una cosa viva, e quindi cangiante, con parole che diventano desuete e dimenticate dopo anni di successo popolare (pensate solo alla valanga di parole dei primi anni del ‘900, alla cui impopolarità ha contribuito certamente il collegamento al fascismo: rinfresco, velivolo, mescita, per non citare manipolo, ardimento, giovinezza e così via) e altre parole nuove che aggiornano i dizionari tutti gli anni spesso, ahinoi, semplicemente tremendi anglicismi. 

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L’elemento paradossale – ma non poi tanto – è il rapido consumo di ‘petaloso’ sul Web e sui media. Facebook e Twitter hanno tritato petaloso nell’arco di una giornata mentre i quotidiani riempivano il loro bravo trafiletto cattura-clic. Inutilmente. Chiunque abbia frequentato bambini sa bene che inventano in continuazione parole; spesso buffe e prive di regole, a volte buffe e in qualche modo rispettose di regole generali; perché i bambini, appunto, intuiscono le regole della loro lingua madre e, su quella base, sperimentano soluzioni linguistiche (non lo dico io, l’hanno detto Chomsky e diversi altri). La differenza fra il Matteo che ha inventato petaloso e i milioni di altri bimbi è che la maestra di Matteo ha deciso di scrivere all’Accademia della Crusca dove qualcuno di sufficientemente sensibile (e spiritoso) ha accettato di rispondere e poi (E POI, maledizione!) tutto è saltato sui media e sul web per essere sgranocchiato fra una stepchild adoption e un califfato che avanza in Libia; così, giusto nel mezzo, come conviene a informazioni più leggere e svagate per non ammorbare il pubblico solo con sciagure.

Dubito che ‘petaloso’ entrerà nel linguaggio comune perché è invenzione simpatica per un bimbo di otto anni ma abbastanza stupida per la comunicazione ordinaria; perché allora il centopiedi diverrebbe ‘gamboso’, Mick Jagger ‘boccoso’ e la casta che ci governa ‘magnamagnosa’. Aggettivi di cui non sentiamo bisogno. Ma non c’era bisogno neppure di commentare all’infinito questo fatterello, di dividersi in favorevoli e contrari, scomodare esperti ed editorialisti su importanti quotidiani e via cazzeggiando (‘cazzeggiare’ è parola accettata perfino dal vocabolario Treccani, quindi posso usarla). Il fenomeno da sottolineare, quindi, non è affatto linguistico ma sociologico: il web tritura tutto e subito. Specie le cazzate (anche ‘cazzata’ è nel vocabolario Treccani).

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