in foto: paul–George

L'1 Agosto 2014 per tutti gli appassionati di basket nativi dell'Indiana si è trasformata in una data particolare: in un match di preparazione a Las Vegas per il mondiale spagnolo, vinto sul velluto da Team USA, Paul George, stella degli Indiana Pacers, si rompe tibia e perone. Un infortunio scioccante, delle immagini terribili.

Dopo una lunga riabilitazione, dopo l'ok dei medici dei Pacers, è lo stesso Paul George a dire di non voler rientrare e per una motivazione incredibile, da vero leader: "I ragazzi stanno giocando benissimo, hanno finalmente trovato una chimica vincente e sono diventati solidi. Non voglio essere quel tipo di uomo che interviene e distrugge tutti i meccanismi che faticosamente sono stati costruiti fino ad oggi". 

Queste dichiarazioni sono incredibili e paradossalmente giuste perché nelle ultime 15 partite la squadra di Indianapolis ne ha vinte 13 ma da uno come lui non lo si aspettava, uno che a dicembre, 4 mesi dopo la tragedia, già era in campo con i compagni e prevedeva il ritorno.

Cosa è cambiato da Natale? Gli Indiana Pacers stessi. L'inizio della stagione è stato stentato, George sentiva il bisogno di rientrare, ora non è più così perché la squadra sta bene. Un leader, si vede non solo in campo e con il talento (sconfinato se si pensa che il prodotto di Fresno sia un classe '90), ma anche nelle scelte extra parquet che fa.

La leadership, una dote innata, un fenomeno da studiare.