Scrivere per liberare la mente. Scrivere per divertirsi. Scrivere per non pensare ai problemi. Scrivere per sfogarsi. Scrivere per farsi capire. Scrivere per noia. Scrivere per aiutare qualcuno. Scrivere per il semplice gusto di scrivere.

Ci sono tanti motivi validi per scrivere, basta scegliere, eppure io veramente non so perché stia spingendo le mie dita su questa tastiera. Forse per esaltare il mio ego, forse perché sono stanco di non fare nulla e quindi scrivo, forse perché chissenefrega di queste turbe mentali. In realtà io scrivo e basta, senza pensare al chi, al che cosa o al perché. Scrivo perché voglio scrivere.

Scrivere è un po' come costruire un muretto a secco, bisogna incastrare ogni parola nel testo come si incastrano perfettamente tra loro le pietre, e se fai solo un piccolo errore crolla tutto. Qualcuno dice che per scrivere bene bisogna leggere tanto. Che sciocchezza. Che significa scrivere bene? Che significa scrivere in se per se? Se per qualcuno è vomitare parole su un foglio, e dare a quella melma una bella forma, ci si potrebbe ragionare. Il mio muretto, perdonatemi, lo voglio costruire da solo. Può anche crollare tra dieci minuti, ma l'avrò fatto io. No, non voglio accettare consigli, no, non le voglio prediche, nessuno le ha richieste. Anzi, sapete che vi dico? Io il mio muretto lo farò anche male, solo per darvi fastidio.

Talvolta ci si gode nel destare scalpore, nell'essere quella macchia colorata in mezzo al grigio, altrimenti non mi spiegherei il comportamento di quei quattro ragazzi che vanno girando per le vie del mio paese: capelli lunghi fino al petto ordinariamente scompigliati, un bel pizzetto, vestiti a mo' di pigiama, sempre in sella alla loro bici. Quanti anni avranno quei ragazzi? Se non mi sbaglio uno di loro seguiva il corso di catechismo con me. Quanto è strana e variegata la vita, c'è chi è seduto dietro un pc, autocelebrando la sua scarsa originalità scrivendo come se non avesse una montagna di libri da studiare, e chi invece gironzola per le stradine del paese in sella al suo destriero, senza pensare al domani.

Non diamo nulla per scontato; quella persona autocelebrativa può darsi che alla lunga si renda conto che stia spingendo solo pulsanti a caso su una tastiera, e magari cestini il documento scegliendo di incominciare a scalare quella montagna di libri, quelle persone in sella alla bici potrebbero star allenandosi per il prossimo tour, e magari lo vinceranno pure. Chi lo sa.

E invece no, per oggi di studiare poca voglia, quindi proseguiamo col delirio, proseguiamo a scrivere, a costruire i nostri muretti, continuiamo a pedalare sulle nostre bici… ma solo se ci va di farlo e sempre se ci va di farlo. Perché a scrivere cacate ci vuole poco,  mentre vivere la propria vita senza vincoli, senza schemi prestabiliti  è ben più complicato. Scrivere e basta. Vivere e basta.