Dopo il loro primo omonimo EP, anticipato dal singolo Onda Anomala, oggi – 26 giugno 2017 –  gli Animarea tornato alle cronache musicali con un nuovo album, Holidays in Rome. Questo progetto musicale, fondato nel 2008 da Gabriele Toniolo (chitarrista, autore e produttore) e Rossana Bern (voce) incalza le scene sonore con influenze smooth latin jazz e pop-soul. Un duo dal carattere deciso e armonioso, che ha le idee molto chiare.

Ma com’è nato il vostro progetto?

Gabriele [G] e Rossana [R]: «Animarea è un progetto artistico sorto ufficialmente nel 2008 da un’idea di Gabriele Toniolo (nato a Venezia, chitarrista, autore e produttore) e Rossana Bern (nata a Verona, voce). Un genere raffinato tra smooth latin jazz e pop–soul. La collaborazione inizia, in realtà, nella calda estate del 2003, attraverso una intensa attività live, sviluppatasi principalmente nel Nord Italia. Nel 2011 esce il primo EP composto da cinque brani inediti e prodotto in collaborazione con Andrea Zuppini. Da tale EP è stato estratto il singolo Onda Anomala. Dopo diversi progetti live, nel 2015 inizia la produzione del nuovo disco con la collaborazione di Michele Bonivento (importante pianista e tastierista della scena jazz, funky-soul, gospel e arrangiatore) e di tanti altri grandi musicisti.

Holidays in Rome è un singolo fresco e moderno, dal gusto vintage affascinante. Com’è venuto fuori questo pezzo?

G: «Mi trovavo in una camera d’albergo a Cesena, e con me avevo la chitarra. Sono usciti i primi accordi, la melodia della strofa è nata quasi subito. Poi un po’ alla volta è uscito il resto. È un brano che si ispira ad una storia vera. Lo trovo giusto per l’estate e soprattutto senza tempo! Mi piaceva l’idea di creare un brano che fosse anche radiofonico! Spero di esserci riuscito!».

Il brano è stato estratto dall’omonimo disco. Cosa c’è dentro alla vostra opera? I vari pezzi hanno una storia a sé oppure seguono un filo logico?

G&R: «Questo disco contiene dieci brani, di cui otto inediti e due cover (un brano degli anni 80 dei mitici A-ha e un altro degli anni 60 del cantautore francese Georges Brassens, completamente in stile Animarea). Otto inediti molto diversi, ma con una radice comune. Ci sono tanti colori in questo disco, è pieno di suggestioni, belle melodie, paesaggi mediterranei, suoni vintage, soul, jazz, bossa, pop, mandolini e fisarmoniche, Hammond e violini, le percussioni e il vibrafono, batteria, basso contrabbasso, piano, chitarre, sezioni fiati… sedici (grandi) musicisti! C'è anima, cuore, un suono, una voce morbida, rilassante! C'è un duetto speciale! C'è l'amore, l'amicizia, la delusione, la passione, la pazzia, la speranza! C'è il bicchiere mezzo pieno della vita! C'è l'estate! C'è tanta estate! Ma anche l'inverno e la primavera e l'autunno! C'è l'Italia, il Mediterraneo, ma anche l'oltre oceano. È un lavoro molto trasversale! Crea dipendenza!».

Nel disco vi siete avvalsi di diverse e importanti collaborazioni. Com’è stato lavorare a fianco di queste personalità?

G: «Si, come spiegavo, complessivamente oltre alla voce di Rossana e alla mia chitarra, altri quattordici musicisti hanno collaborato a questo progetto. È un album sicuramente ‘suonato'! Spiccano, infatti alcuni nomi importati fra i quali: Cheryl Porter (famosa cantante americana che ha collaborato con artisti come Zucchero, Mario Biondi, Paolo Conte, Katia Ricciarelli, Tito Puente, Mariah Carey, David Crosby e Amii Stewart, ecc.) che ha prestato la sua voce nei cori in molti brani e nel duetto con Rossana nel brano I Will Never Tire of Fighting for Love; Gianni Vancini (sassofonista di Umberto Tozzi, Antonella Ruggero, Gianni Morandi, Lucio Dalla, Marco Masini, Andrea Mingardi e molti altri), Leo Di Angilla (percussionista di Jovanotti), Andrea Quinzi (batterista di Riccardo Fogli) e poi ancora Michele Bonivento (arrangiamenti, piano, tastiere organo Hammond, drums machine programming), Alvise Seggi (basso e contrabbasso), Stefano Ottogalli (chitarre e mandolino), Titti Castrini (fisarmonica), Mauro Bonicelli (violino), Luigi Vitale (vibrafono), Mirko Cisilino (tromba), Alice Gaspardo (trombone), Filippo Orefice (sax e flauto), DJ Nasdaq (scratch). Lavorare con dei grandi professionisti aiuta sicuramente a crescere ma soprattutto rende ogni ora passata assieme a loro speciale! Sono davvero giornate che non si possono dimenticare per intensità ed emozione!».

Immagino che sia ancora troppo presto per tirare le somme, ma avete avuto qualche riscontro in merito alla vostra opera?

R: «È sicuramente presto per fare un bilancio, ma sicuramente i feedback sono molto positivi, non solo dagli ascoltatori in genere ma anche da tecnici addetti ai lavori. Va anche considerato che non si tratta di un progetto ‘pop' a tutto tondo. C’è del pop ma c’è soprattutto dell’altro. È sicuramente ben diverso dal genere musicale che passano i grandi network in questi ultimi anni. Ciò rende le cose più difficili e i riscontri più lenti ad arrivare. Penso però che un progetto come questo abbia vita molto più lunga di altri lavori pensati per essere più ‘commerciali'».

Dal vostro primo EP a oggi: come sono cambiati gli Animarea?

G: «Abbiamo le idee più chiare. C’è un messaggio musicale più definito. Abbiamo cercato di lavorare sodo sul fronte della composizione, dell’arrangiamento e della interpretazione. Io scrivo i brani che vengono poi cantati da Rossana. Questo richiede un lavoro psicologico da parte mia, che è quello di entrare nella mente di una donna, ma soprattutto di fare mia la sua personalità. È fondamentale che ogni brano sia in sintonia con chi lo canta e che soprattutto sia espressione del suo essere. Il modo migliore per essere originali è quello di essere noi stessi. Sembra semplice ed invece è la cosa più difficile da raggiungere».

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Domanda tecnica: come si fa a conciliare due teste pensanti?

R: «In realtà non ci viene difficile perché abbiamo due ruoli diversi. Gabriele scrive e pensa agli arrangiamenti, io invece penso all’interpretazione. Ci confrontiamo spesso, per condividere le idee. Ogni momento può essere utile per ‘creare': durante le pause di un concerto, o una cena, un viaggio in auto o via telefono. L’importante è avere chiaro un obiettivo comune, un mood, una direzione e fidarsi l’uno dell’altra!».

Smooth-latin-jazz e pop-soul: sono queste le due componenti che vi caratterizzano. Secondo voi, che stato di salute stanno vivendo il jazz e il soul in Italia?

R: «Ci sono tantissimi bravi musicisti che fanno questi generi nei locali e nei club. Anzi penso che siano i generi più suonati in queste situazioni. Se esci con gli amici a berti una birra in un locale che propone musica live, è più facile ascoltare jazz, soul o blues, piuttosto che pop (fatta eccezione per le realtà che propongono Tribute Band). Non abbiamo ovviamente nulla contro la musica leggera, anzi, ci siamo cresciuti, e conosciamo album a memoria (da Vasco a Ramazzotti, da Zucchero agli U2, solo per citarne alcuni). È strano e dispiace però constatare una quasi totale chiusura del mondo delle grandi radio verso questi generi, dove si suona solo pop, ed un certo tipo di pop che va costruito secondo certe regole. Penso si tratti anche di un problema culturale».

Da cosa nasce l’esigenza di mischiare generi come il pop e il soul?

G: «Nel corso di questi ultimi anni abbiamo ascoltato tanta musica e abbiamo cercato di sperimentare delle situazioni live che ci appartenessero sempre di più. Abbiamo anche lavorato sulla vocalità di Roxy che è molto morbida e con un carattere soprattutto jazz, ma con delle sfumature soul. È bello unire ingredienti diversi per creare cose nuove. È una ricerca continua ma fortemente stimolante».

A livello culturale, il jazz e il soul non hanno mai fatto presa su un pubblico vasto, ed è per questo che spesso si parla di musica ‘di nicchia'. A vostro avviso, come mai?

G&R: «Alcuni tipi di musica sono più immediati e arrivano più facilmente; altri, invece, richiedono un approfondimento. La musica nasce da un’emozione che arriva anche senza una preparazione tecnica particolare, ma quando l’orecchio si affina per effetto di ascolti di generi musicali diversi, nonché di studio, allora cambiano anche le emozioni. Le esperienze in generale modificano la predisposizione mentale e di conseguenza i gusti».

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E invece, per quanto riguarda la musica emergente, notate un avvicinamento dei giovani a questi generi musicali?

G&R: «C’è tanta musica emergente, dal pop al rock, dal jazz al soul. Il problema è riuscire a proporla. Il gestore di un locale difficilmente ti chiama per organizzare un concerto dove proporre tutti brani tuoi, a meno che tu non abbia già un certo seguito o comunque tu non sia un nome già ben conosciuto. È per questo che si ascoltano principalmente cover e la musica emergente passa attraverso i canali virtuali (vedi Youtube). Ad ogni modo, la sensibilità verso questi generi è sicuramente cresciuta e i giovani sono spesso molto preparati. Anche perché oltre allo studio, combinano esperienze live differenti. Difficilmente un musicista oggi suona con una sola band. Piuttosto segue diversi progetti, anche molto distanti stilisticamente. Tutto ciò aiuta ad aprire la mente e migliora la tecnica».

Futuro: sarete impegnati in tour oppure avete già in mente di estrarre qualche altro singolo?

G&R: «Entrambi. Durante l’estate proveremo con altri musicisti per preparare il live con l’intera band, ma ci sono già a calendario delle date fissate dove inizieremo a proporre in duo il nostro nuovo lavoro. Il prossimo videoclip è in cantiere, ma per ora non vi sveliamo nulla! Nel nostro sito internet e sulla nostra pagina facebook sarete sempre aggiornati».