Due mesi fa eravamo alle prese con le esaltanti dichiarazioni del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e del primo cittadino di Napoli Luigi De Magistris, i quali paventavano una candidatura del Mezzogiorno per le Olimpiadi del 2024 dopo la disfatta della Città Eterna, Roma, per mano della sindaca Virginia Raggi. Oggi, a due settimane dal voto, sembra vacillare anche la candidatura della città americana di Los Angeles.

Infatti, alla vigilia delle elezioni presidenziali statunitensi, il comitato promotore per la candidatura di Los Angeles all'organizzazione dei Giochi Olimpici del 2024 non aveva nascosto alcuni timori circa un’eventuale elezione di Donald Trump. Ma all'indomani delle elezioni il messaggio ufficiale arrivato dalla California ha assunto una forma più diplomatica, sobria: “Puntiamo a lavorare in collaborazione con il neo presidente eletto Donald Trump e con la sua amministrazione attraverso il governo federale”.

Lo scorso 24 novembre Trump e il sindaco di LA, il democratico Garcetti, hanno avuto una telefonata all'interno della quale, oltre ai temi immigrazione ed infrastrutture, si è parlato di Olimpiadi. Il presidente eletto sostiene la candidatura di Los Angeles per ospitare i Giochi del 2024 tant'è che nei giorni scorsi ha parlato al telefono con il presidente del Cio, Thomas Bach, per esprimere il suo forte sostegno alla candidatura.

La domanda che alcuni cittadini a stelle e strisce e appassionati di sport del mondo si stanno ponendo è la seguente: qual è il peso che la vittoria di Trump può avere sulla candidatura di L.A.? Che il nuovo inquilino sia d’accordo o meno con l’organizzazione delle Olimpiadi del 2024 poco importa; avrebbe infatti circa nove mesi di tempo per decidere sulle sorti della candidatura, dal momento che l’insediamento è previsto per il 20 gennaio. Ma potrebbe influire, considerati anche i suoi atteggiamenti sui generis, sui 98 membri del CIO provenienti da tutto il mondo?

La campagna elettorale negli Stati Uniti che ha visto contrapporsi Donald Trump e Hillary Clinton non ha mai toccato questo tema e il repubblicano non si è mai espresso direttamente contro lo svolgimento dei Giochi Olimpici negli Stati Uniti, ed in un Paese di tipo federale l’elezione del Presidente non ha un peso così incisivo sulla candidatura.
Lo stesso sindaco della città candidata, il democratico Eric Garcetti, aveva ricordato che l’esito delle presidenziali non avrebbe avuto nessuna influenza diretta sulla corsa verso l’organizzazione delle Olimpiadi del 2024. A pesare, dunque, potrebbero essere le conseguenze indirette: le tante dichiarazioni di Trump a sfondo xenofobo e sessista potrebbero infatti sottrarre tanti voti alla candidatura statunitense. Il pensiero va soprattutto ai delegati provenienti dai Paesi musulmani e latinoamericani, spesso protagonisti delle infelici affermazioni del futuro presidente, che certamente ci penseranno un po’ prima di esprimere il loro voto in favore degli Stati Uniti. E che dire dei delegati di sesso femminile, considerate come meri “oggetti esteticamente piacevoli”? Propositi non proprio corrispondenti ai principi dello spirito olimpico, insomma.

A margine dell’ipotetica querelle interviene, smorzando i toni, il membro sudafricano del CIO, Sam Ramsamy. “Ha offeso un po’ tutti, ma non credo che possa influenzare il processo di candidatura”, ha dichiarato, nonostante il suo Paese fosse stato definito dallo stesso Trump come un “pericoloso casino”. Il mondo dello sport a stelle e strisce, però, non la pensa così, ed a lanciare un appello è stata la nove volte medaglia olimpica Allyson Felix, nativa proprio di L.A.: “Abbiamo appena finito le nostre elezioni presidenziali ed alcuni di voi potrebbero porsi delle domande circa l’impegno degli Stati Uniti nel rispettar i propri principi fondativi. Ho un messaggio per voi: non dubitate. La nostra diversità è la nostra forza più grande. Siamo una nazione che include anche individui come me, discendenti da persone che sono venute negli Stati Uniti non secondo la propria volontà ma contro quest’ultima. Ma non siamo una nazione attaccata al passato, glorioso o doloroso che sia. Gli americani guardano al futuro. Credo che Los Angeles rappresenti una scelta perfetta per i Giochi del 2024, perché il volto della nostra città riflette quello dello stesso movimento olimpico”.