L'adolescenza, un periodo della vita spesso molto difficile e allo stesso tempo ricco di situazioni indimenticabili che ci hanno formato. Chi non ricorda il primo bacio, la prima cotta, la prima festa e gli amici del cuore? Ma anche le frustrazioni legate alla scuola, ai tradimenti, alla incapacità degli adulti di capirci fino in fondo che a volte possono condurre alla disperazione. Claudia Cangemi, giornalista, poetessa e scrittrice, con il suo ultimo libro Buchi nell'acqua e altri esperimenti, ed Giovane Holden, ci ha descritto sei storie di ragazzi come lo siamo stati un po' tutti. La sua abilità è stata quella di farlo con la memoria non offuscata dall'essere diventata adulta, Claudia non ha dimenticato ciò che abbiamo vissuto in quel momento della vita. Leggendo sembra di tornare in quel "luogo", si capiscono molte cose che allora erano sfuggite, grazie anche alla sua scrittura pulita e veloce capace di non far distogliere lo sguardo dalla pagina. Un libro che ogni genitore dovrebbe leggere per tornare in quel momento e capire meglio i propri figli. Capirli non per diventare permissivo, ma per ritornare nel suo ruolo, così delicato e fondamentale per la crescita, il più possibile libero dai propri pregiudizi. I buchi nell'acqua diventeranno allora degli esperimenti efficaci. Ora la parola a Claudia Cangemi.

Con queste sei storie di adolescenti hai saputo descrivere in modo coinvolgente i loro vissuti, le loro esperienze. I buchi nell’acqua, ma anche le loro difficili conquiste. Quale esigenza profonda ti ha spinta a questa scrittura?

L'adolescenza è stata un periodo cruciale della mia vita, molto doloroso per certi versi, ma pregno di significato e di ricerca. Il passaggio alla fase adulta mi ha da molti punti di vista inaridito, forse è necessario che questo accada perché crescere significa confrontarsi con la realtà più prosaica delle tante responsabilità che bisogna assumersi. Ci si assesta (quando si è fortunati) e si perde per strada quell'esigenza di scavare in sé e negli altri in cerca della propria identità e della propria strada nel mondo. Poi però può accadere che sia la vita a incaricarsi, a volte in modo traumatico, di richiamarci alla responsabilità più importante, quella di non perdere il contatto con il proprio io più profondo e autentico. Così è accaduto a me. E insieme alla disponibilità a riscoprire la parte più vera di me stessa – che avevo messo da parte pensando di dovermi costruire un ‘personaggio' tosto ed efficiente da mostrare al prossimo – ho ritrovato l'antica passione per la scrittura accantonata a vent'anni. Prima con la poesia e poi con la narrativa, il mio “primo amore”. Ho anche voluto fare un piccolo viaggio a ritroso, nel mio passato. Non è stato difficile, dal momento che nell'adolescenza sono stata una vera grafomane: racconti, pagine di diario e soprattutto tantissime lettere mi hanno restituito intatta la me stessa di allora. E confesso che mi sono sorpresa della profondità di pensiero che manifestavo a quindici o sedici anni, pur con tutti i limiti e le ingenuità di quell'età. Devo ringraziare le “copie carbone” che tanto diligentemente conservavo se ho potuto reimmergermi in quell'epoca ormai piuttosto remota…

Non tutto si può risolvere, ma tutto si può affrontare per trovare una soluzione. Ti ritrovi in questa definizione del tuo libro?

Sono felice di questa domanda: i miei racconti raccontano spesso situazioni dolorose o addirittura drammatiche, poiché la percezione dell'animo adolescente va spesso aldilà della reale portata di un problema. I ragazzi vivono il qui e ora in un modo estremo e assoluto, non hanno quel tanto di realismo che porta a guardare con un minimo di distacco a ciò che accade. Così un addio, un rifiuto o un tradimento possono assumere proporzioni catastrofiche, mandare in pezzi la fragile autostima e indurre persino a gesti disperati, come ho provato a raccontare nel racconto ‘Cicciona', ispirato a un fatto di cronaca di cui sono venuta a conoscenza nel mio lavoro di giornalista. Ma senza voler banalizzare, sottovalutare o cercare un improbabile “lieto fine” ho messo nelle mie storie un'apertura al futuro che fa parte del mio abituale atteggiamento positivo. Ho fiducia nella vita e nelle risorse che tutti abbiamo – pur senza saperlo a volte – per conoscerci meglio e imparare ad affrontare le delusioni e la disillusione. Ciò che non ci uccide ci rende più forti. L'importante è non arrendersi o costruirsi una dura scorza per non sentire più il dolore, come ho fatto io nel periodo più difficile della mia vita. Solo quando ho accettato di passare attraverso la sofferenza, sono riuscita a uscirne. E credo che questa esperienza mi abbia resa migliore. Per questo ho voluto dedicare il mio libro ‘A chi sa rinunciare alle illusioni senza perdere il coraggio della passione'.

Quale ritieni sia l’errore più comune commesso dai genitori? Come madre hai senz'altro fatto autocritica altrimenti non sarebbe venuto al mondo questo libro…

Indubbiamente la mia esperienza di genitore è stata ed è fondamentale. Ho vissuto per molti anni tra enormi dubbi e sensi di colpa per le lunghe assenza cui mi costringeva il mio lavoro. Mi sono sentita inadeguata e incapace soprattutto quando la mia figlia maggiore, in un momento difficile anche per il mio rapporto coniugale, ha iniziato a manifestare il suo disagio in maniera allarmante. Ho tentato in ogni modo di evitare la separazione temendo che ciò avrebbe fatto precipitare la situazione, ma invece è stato proprio il verificarsi di quell'evento tanto temuto a indurre un cambiamento nei rapporti coi miei figli che si è rivelato salutare per me e per loro. Questo per dire come a volte il peggior nemico siano le nostre paure, e non le situazioni che tentiamo in ogni modo di evitare. Credo che questo sia un errore frequente: noi genitori siamo portati per istinto a proteggere i nostri figli dalla realtà. Ma questo non è possibile e neppure giusto. Occorre, io credo, accompagnarli nel viaggio, assicurare loro sostegno e comprensione per il dolore e la paura e la stanchezza che tutti sperimentiamo, ma dimostrare anche la nostra fiducia in loro e nella loro capacità di capire e affrontare le prove che la vita gli pone davanti. Crescere non è facile ma è necessario, la vita è faticosa ma anche piena di soddisfazione. Però è inutile predicare bene: se passiamo tutto il tempo a lamentarci siamo poco credibili quando pretendiamo da loro ottimismo e determinazione… Nei miei racconti gli adulti – genitori e anche insegnanti – sono tanto ben intenzionati quanto disorientati. Non si sforzano abbastanza di capire i loro ragazzi, limitandosi a tentare di tenerli sulla retta via, con la segreta speranza che basti ‘aspettare che passi' tenendo le dita incrociate. Non sempre è così, purtroppo, anche se so fin troppo bene che non esistono ricette pronto uso. Credo che la cosa più importante sia saper ascoltare sempre, anche quello che i ragazzi non dicono. Un figlio adolescente è una sfida costante, spesso frustrante, ma la più appassionante che ci sia".

Quale ritieni sia l’errore più comune commesso dagli adolescenti riferito al tuo essere stata figlia?

Io ho vissuto in una famiglia piuttosto problematica: ultima di cinque figlie, mi sono spesso sentita ‘invisibile': le mie sorelle più grandi erano in eterno conflitto con i miei (si era a fine anni '70), il che le metteva al centro dell'attenzione e creava anche una situazione di costante tensione, rivalità e disagio. Per sottrarmi a tutto ciò mi sono chiusa in me stessa e ho avuto forse troppa fretta di crescere o almeno di apparire grande e autonoma. In realtà ero affamata di amore e di attenzione e ho incontrato e sposato molto giovane un ragazzo che cercava lo stesso tipo di compensazione. Ci siamo aggrappati l'uno all'altra, ma non siamo davvero cresciuti insieme. Ecco, credo che spesso gli adolescenti ripongano troppa fiducia nei coetanei e troppo poca negli adulti. Che abbiano troppa fame di conferme e lusinghe, di superficiale ‘popolarità'. E penso siano narcisisti, impazienti ed esigenti: vogliono tutto e subito, non sono abituati alle frustrazioni e al primo fallimento si sentono finiti. Ma detto questo, io li capisco, questi ragazzi, anche troppo. Scrivendo dei loro ‘buchi nell'acqua' mi sono sentita ciascuno di loro, ho sofferto gli stessi dolori, sorriso e pianto con loro. Forse perché c'è un po' di me in tutti. Come ha scritto il critico del Giorno, Gennaro Malgieri, i miei giovani personaggi "sono teneri perfino quando si mostrano arroganti, cercano comprensione anche se non la chiedono". E soprattutto: "C'è tanto amore nelle tue pagine scritte magnificamente, senza cedere neppure in una riga alla retorica giovanilista, levigate come una lavagna sulla quale si appuntano storie esemplari e tutt'altro che fantasiose”. Un giudizio che mi ha lusingato profondamente, e che spero altri lettori possano condividere, siano essi adolescenti o educatori, trovando nei miei racconti un sottile filo di Arianna per capire e capirsi un po' di più.  Maria Giovanna Farina©