Percorro con Dino un sentiero del monte Subasio che corre parallelo al Fosso dell'Anna, gonfio di acqua in questo periodo. Parliamo della caccia che secondo lui è finita quando sono arrivati gli “sparacchiatori” che non conoscono il territorio e le presenze faunistiche.

Quando andava a caccia lui, da giovane, con lo zio, si andava in un unico posto insieme ai locali che conoscevano ogni centimetro quadro e, in quanto pastori, battevano continuamente il territorio.
Sapevano quindi qual'era la nidiata della starna quell'anno e quindi cacciavano solo ed esclusivamente il numero di starne compatibile con la prosecuzione della specie in quell'ambito in cui loro esercitavano il prelievo venatorio.

Prelevare gli interessi senza intaccare il capitale, oggi non è più così.

E l'artificioso tentativo della legge sulla caccia di “ancorare” il cacciatore al territorio non è riuscito in questa operazione. Il “bene comune” fauna selvatica, come altri beni comuni è in mano a predoni che non conoscono più il limite, indispensabile perché quel bene possa continuare ad essere godibile da tutti.