N.B.: Questo vuole essere il primo di una serie di articoli in cui parlerò di musica

Ho scoperto i Nestor's Hound per puro caso una sera di novembre in un locale nel quartiere Testaccio (Roma). Erano lì che si esibivano con i loro pezzi.

Sono rimasto subito molto stregato dai pezzi che la band aveva suonato, tanto che decisi di tornare a sentirli dal vivo qualche settimana più tardi in un altro locale per confermare la mia impressione.
Credo che però un conto sia sentire un gruppo live e un altro sia quello di avere con sé, nel proprio dispositivo, le canzoni in studio.
Ho aspettato quindi pazientemente l'uscita del loro primo album per poter capire, effettivamente, se quella sensazione che ho provato fosse stato semplicemente un abbaglio, uno sbaglio,  o fossi capitato davanti a qualcosa di nuovo finalmente.
Quello che i Nestor's Hound propongono in dieci tracce, per un totale di 55 minuti di musica, sono dei pezzi ad alto contenuto autobiografico del cantante, Ernesto Del Vecchio: l'album ruota, difatti, attorno ad alcuni momenti della vita del membro numero uno di questa band.
La cosa che mi ha lasciato parecchio però colpito, è che si è trascinati in questi momenti intimi grazie alla potenza di alcune canzoni come "Yellow Line", "January First" ed "Emergency Joe" (quest'ultime disponibili su YouTube come singoli).

Il merito è anche di tutti gli altri componenti della band però, che hanno creato arrangiamenti molto accattivanti come nel pezzo "Slaves of Shapes".

Mi ritengo molto soddisfatto di non aver preso un abbaglio quel novembre e di aver cominciato a seguire una band che ha delle potenzialità e che, spero, possa trovare il successo che merita.

Brevemente, i Nestor's Hound sono quattro amici della provincia di Napoli che frequentano la stessa scuola di musica. Il loro primo CD uscirà il 20 maggio tramite tutti gli store digitali e su Amazon ma, nel frattempo, è possibile comprarlo direttamente da loro attraverso la loro pagina Facebook (come ho fatto io).