Valentino Rossi e Ducati: finalmente la fine di un matrimonio (o di un incubo)

Valencia, 11 novembre 2012. Si chiude il Campionato 2012 senza tanto clamore, in fin dei conti, visto che tutto quello che si doveva sapere lo si è saputo con largo anticipo.

I titoli delle tre categorie sono già stati tutti assegnati in anticipo, gli accordi ed i contratti per il 2013 sono già stati firmati da tempo, i ritiri sono stati annunciati fin troppo presto, per cui non resta che scendere in pista per onorare i propri impegni contrattuali e per rispetto del pubblico pagante in tribuna o comodamente adagiato sul divano di casa davanti alla televisione.

Per la cronaca della gara della MotoGP vi rimando sempre all'articolo nella pagina sportiva di FanPage del nostro Alessio Morra.

Tutto finisce, è cosa naturale, ma in fin dei conti credo che siano stati in tanti ad aspettare con ansia la fine di questa stagione, forse la più delundente, per lo spettatore medio, degli ultimi anni.

Partiamo dalla MotoGP. Sicuramente l'unica nota positiva è che per fortuna, finalmente, è finito il matrimonio più tormentato (in ambito motociclistico) della storia: Rossi e Ducati si lasciano. Verrebbe da dire EVVIVA. Nulla ha funzionato in 2 anni di difficile convivenza (diventata addirittura forzata in alcune battute della stagione). Le grandi promesse fatte dal "Dottore", il suo mezzo secondo nascosto nel polso (forse talmente nascosto che alla fine è andato perso nei meandri della tuta?) e la capacità dei sui tecnici capaci (a loro dire) di sistemare moto in pochi minuti, non hanno portato a nessun risultato. Tutto è rimasto nel limbo più assoluto, anzi, se si mettono sul tavolo i grandi investimenti fatti (telai innovativi, soluzioni personalizzate per assecondare le richieste del pilota di punta, ritiro dalla SBK per finanziare le due stagioni d'oro in MotoGP) si può considerare che questa convivenza è stata il FLOP più gigantesco delle ultime stagioni. Quindi per fortuna, ripeto, è finita, anche alla luce della prestazione opaca nell'ultima gara in cui non è stato neanche lontanamente fatto il tentativo di dare un positivo ricordo a team e tifosi.

Finisce anche l'era Stoner. Si, ormai anche i sassi lo sanno: il campione australiano ha annunciato il suo ritiro dalle corse con largo anticipo e questa è stata l'ultima volta che lo abbiamo visto in pista. A tanti tifosi la mossa pare un gesto di codardia, di arresa, di non sapere gestire il confronto con gli altri campioni. Il personaggio Stoner è stato uno dei più discussi protagonisti del circus mondiale degli ultimi anni. Animo riservato, lingua biforcuta: con i dovuti metri di giudizio una personalità che si potrebbe accostare ad un altro fresco "pensionato", ovvero Max Biaggi. Lascia però l'amaro in bocca sapere che un ragazzo di 27 anni con un talento mostruoso (forse il più grande degli ultimi anni) abbandoni il mondo delle corse, privandoci di future battaglie in piste e della visione incantevole della sua guida. Tanti auguri Casey per il tuo futuro.

Si chiude anche il campionato del Ragionier Lorenzo e dell'eterna promessa della MotoGP, Daniel Pedrosa. Il primo capace di "tirare i remi in barca" praticamente da metà stagione  e di calcolare attentamente il rapporto tra rischi, podi e punti in classifica. In fin dei conti anche questa è una dote che deve avere un grande campione come lo è il maiorchino e alla fine la matematica gli ha dato ragione. Al termine della stagione il campione del mondo è sempre chi ha più punti, indipendentemente dalle vittorie conseguite.

Pedrosa invece tira fuori gli attributi che mai come in questa stagione ha dimostrato di avere e corre una seconda metà di campionato sempre ai vertici. Ragazzo sfortunato Pedrosa, verrebbe da dire. Trapiantato nella MotoGP come il ragazzino futuro campione e grande promessa del motociclismo spagnolo, ma incapace in 6 anni di permanenza nel team più ambito di tutto il circus di arrivare a conquistare il titolo. La sfortuna si è sempre accanita su di lui, sotto forma dei più svariati infortuni o della presenza nella massima categoria dei più grandi fenomemi dal nome di Rossi, Lorenzo, Stoner. Si meriterebbe davvero un titolo Pedrosa, che sia la volta buona nel 2013.

Termina anche, ma si ripeterà anche nel 2013, l'esperimento CRT che dovrebbe essere l'immagine di quello che potrebbe essere la MotoGP nel giro di pochi anni. E  questo mette tristezza. Onore ad Aleix Espargaro che vince il titolo di questa categoria ibrida, ma se questo deve essere il futuro la DORNA dovrebbe farsi un esame di coscienza e rivedere tutto quello che si è visto in pista in questa stagione.

Moto2: il campionato dell'extraterrestre Marc Marquez. Può sbagliare un partenza come in Giappone o può partire ultimo come a Valencia, ma non c'è nulla da fare: è inarrestabile. Le Moto2 condividono lo stesso motore, i detrattori possono pensare a qualche imbroglio tecnico, ma questo è impossibile. Date un occhio alla telemetrie e vedrete come Marquez guidi la sua Suter come nessun altro sa fare. Stacca dove gli altri non osano ed apre il gas quando gli altri nemmeno se lo immaginano. Il prossimo anno sarà in MotoGP, al fianco di Pedrosa, e sarà un osso duro per tutti.

Anche la Moto2 chiude la sua stagione con le sue note dolenti. Nata nel 2010 per sostituire la tanto amata 250 e subito al centro di tante polemiche si è rivelata la categoria sicuramente più interessante e combattuta. Ma il 2012 vede la Moto2 come chiave di lettura della grande crisi economica che si abbatte sui team e quest'anno abbiamo assistit, purtroppo, a tantissimi contratti chiusi con largo anticipo a favore dell'ingresso nei team di nuovi piloti capaci di portare sponsor e denaro, alla faccia della meritocrazia in pista e dando il benvenuto ai piloti cosidetti "con la valigia" (di soldi).

Moto3: termina la stagione di esordio di questa categoria, nata per abbassare i costi, rivelandosi invece una delle categoria che in proporzione ha visto lievitare le voci di bilancio a consuntivo rispetto al preventivo di inizio stagione. La categoria è anche combattuta, al pari di quello che era la vecchia cara 125, ma i team lamentano costi di gestione troppo salati.

Si chiude anche la stagione di Romano Fenati, nascente stella del motociclismo italiano, con un sesto posto in classifica che non ci dice un granchè se consideriamo i sui  136 punti rispetto ai 325 del campione del mondo Sandro Cortese. Le speranze per il futuro rimangono, ma si spera che la pressione mediatica che è stata riservata a Fenati in occasione delle prime due gare non sia un arma a doppio taglio per il giovane pilota. Come già avevo scritto in un precedente articolo, citando Francesco DeGregori, "il ragazzo si farà", ma diamogli tempo.

Si chiude anche la stagione dei capricci di questi ragazzini terribili in sella alle loro motorette della Moto3. Vinales rimane il riferimento per il siparietto di Sepang, con l'abbandono del team per poi rientrare mesto mesto sulle sue posizioni. Cortese rimene il riferimento per la scenata a fine corsa a Motegi, con gestacci ed insulti al compagno Danny Kent (incolpevole). In fin dei conti "son ragazzi".

Ora non resta che aspettare i prossimi test di Valencia in cui quasi tutti i nuovi abbinamenti piloti-team scenderanno in pista e fare le prime valutazioni di massima su quello che potrebbe essere la prossima stagione.