Quante volte abbiamo letto sui giornali, ed appreso dalla TV, di episodi imprevedibili ed insospettabili accaduti in vari condomini, in tutt’Italia, a tante persone anziane e sole, nell’indifferenza più totale dei cosiddetti "vicini di casa"? Bene! Quest’oggi cedo al più volte represso desiderio di narrare quanto accade – già da alcuni anni- a persone "della porta accanto". Evidenti motivi di riservatezza non mi consentono di riferire i fatti indicandone con precisione i dati topografici salienti, riferiti a dove essi avvengono, ma posso rassicurare i lettori che di quanto narro mi son pure premurato, con una’audace operazione alla 007, di scattare qualche immagine degli interessati. Questa è la storia

Nessuno sa cosa accade in quelle quattro mura domestiche

Abitano, nei miei paraggi, in un austero palazzo d’inizio secolo realizzato dopo la famosa "colmata a mare" due anziane sorelle. Piccoline, gentili, silenziose, perennemente in nero, gonne fino alla caviglia, cappellini d’epoca fatti con lana ad uncinetto, brillocchi che più falsi non si può, sciarpette stinte, brillanti all’anulare da cinquanta carati, cappottini stretti in vita da bottoni che son piattini da caffè, scarpette nere monacali tacco bassissimo, calze nere funeree (talvolta con un filo di smagliatura appena evidente). Mai una parola al di là di "buona sera e buongiorno" se ci si incontra per la via. Di esse non si conosce neppure il nome dal momento che neppure sulla cassetta della posta ve ne è traccia. La corrispondenza, semmai ne riceveranno qualcuna, la consegna loro il custode. Il mese scorso si propagò in tutta la scala un forte odore di gas. Un po’ tutti i condomini si preoccuparono di capire da dove provenisse, ma non vi fu verso alcuno di farsi aprire la porta di casa dalle sorelle per capire se la perdita del gas non provenisse, per caso, da lì. Il custode garantisce che "forse… forse… aprono solo ai Vigili del Fuoco". Ed aggiunge, "ma si veron ‘e fiamm" ( se vedono le fiamme). Eppure considerata la loro avanzata età una distrazione, sempre possibile, un rubinetto lasciato aperto, una valvola che salta potrebbero provocare, in uno stabile, una vera e propria tragedia. Questa è la situazione.

Le due vegliarde sembrano avere ottima salute. Una ha settantanove, l’altra, più attiva ed arzilla, ottantadue. E’ quest’ultima, infatti che si dedica alla logistica della casa, agli acquisti, alle bollette da pagare, alle contingenze quotidiane. Quel’è, quindi, la "stranezza" che emerge dalle loro silenziose e felpate vite d’ogni giorno? Perché mai tale tenore di vita –apparentemente normale- delle due anziane sorelle dovrebbero attirare l’attenzione di qualcuno? E la mia è stata certamente attratta. Spiego i dubbi. Com’è noto con la legge n° 2 del 25 gennaio 2012 che ha posto fuori legge le buste di plastica, gli attuali contenitori distribuiti dai commercianti devono essere costituiti da materiale riciclabile biodegradabile e compostabile nel rispetto della normativa europea EN 13432. Dal 31 luglio 2012, quindi, addio privacy per i nostri acquisti. Quando usciamo dal magazzino tutti, grazie alla speciale trasparenza degli involucri, possono, di fatto, "leggere" ciò che abbiamo acquistato.

Un problema di sicurezza si porrebbe: reggeranno le putrelle del pavimento un tal carico?  

Torniamo alle "sorelle". Quella delle due che si dedica alle esigenze alimentari di casa è la più anziana ed ogni giorno che spunta il sole, ma anche con pioggia e grandine, esce di casa verso le 12,30 si reca nei supermercati del quartiere e tanto decide di riprendere la strada del ritorno quando le buste di plastica di cui si affardella sono così piene così stracolme di merci, così intrasportabili che la poveretta fa fatica a camminare per il continuo sfregare delle buste sulle fragili gambe. Ho detto che i personaggi sono "bassini", tanto bassini che nel naturale oscillare del corpo da un lato e dall’altro durante il lento procedere, l’estremità delle buste (che sono quelle grandi, mica le medie o piccole!) struscia sul marciapiede. Nelle buste trasportate qualche giorno fa ho chiaramente intravisto, attraverso la trasparenza: tre bottiglie da un litro di latte (il tappo blu ne era il segno inconfutabile), alcuni pacchi da mezzo chilo di zucchero (quelli di una nota marca sono di un blu inconfondibile), non meno di sei confezioni da sei scatolette di tonno (quelle con l’immagine del vecchio marinaio con la pipa sono note a tutti), numerosi pacchi da mezzo chilo di pasta di una nota marca (… un bel panorama alpestre, un … mulino… le spighe di grano… ), due filoni di pane "cafone" quelli lunghi circa quaranta centimetri, altro scatolame, altre confezioni in vetro di marmellate. Occhio e croce una decina di chili di mercanzie a stento trascinate dalla claudicante "sorella" arzilla. E questo… tutti i giorni! E se il supermercato vicino casa è aperto alla domenica: anche la domenica è dedicata agli acquisti.

Orbene: l’età delle sorelle (inopportunamente, ma benevolmente) da me "attenzionate" appare tale da non giustificare né la tipologia né la quantità di merci intraviste –ogni giorno- attraverso la trasparenza dei contenitori biodegradabili. Avranno pure qualche grammo di colesterolo, qualche trigliceride un po’ altino, qualche minuscolo cenno di arteriosclerosi, un microscompenso cardiaco; Nulla di tutto ciò – con gran gioia di tutti- sembra preoccupare le sorelle che perseverano, imperterrite, ad acquistare quotidianamente alimentari in quantità industriale e comunque tale da non trovare giustificazione plausibile in termini di prevedibile consumo di due attempate signore. Poi… quando e se dovesse accadere ciò che, purtroppo, si legge sovente sulla stampa "sorelle trovate…. nell’indifferenza dei vicini, sepolte da quintali di merci avariate" oppure "tutti sapevano ma nessuno ha avvertito i servizi sociali" e così di seguito, ci meraviglieremo, ovviamente, dell’accaduto.

Quindi in considerazione che -da anni- mi accade di constatare questo legittimo trasporto di vari chili al giorno di merci commestibili in una casa abitata da due molto anziane sorelle, non mi stupirei se un domani, i fortunati eredi dovessero accedere nel vasto appartamento e trovarvi ogni ben di Dio. Secondo me, e se ciò che vedo ogni volta che le incontro rappresenta il loro standard quotidiano di acquisti, le due vegliarde hanno stivato, negli ultimi anni, non meno di un paio di tonnellate di pasta, zucchero, tonno, pelati, salse, sottaceti, marmellate, uova, caffè, tè, camomilla, maionese, tovagliolini, cioccolata, spezie, bottiglie d’olio, aceto, vino, acque minerali, formaggi e salumi sottovuoto, e chi più sa più metta.

Un problema di sicurezza si porrebbe: reggeranno le putrelle del pavimento un tal carico? Quali esalazioni nocive –per le sorelle e per i vicini- potrebbero nuocere gravemente alla salubrità del luogo ed alla salute di chi condivide quell’area? Nessuno sa cosa accade in quelle quattro mura domestiche non foss’altro perché nessuno è mai potuto entrare in quella casa gelosamente interdetta a chiunque. Chi vivrà… vedrà.