La notizia è questa: al momento nei palinsesti autunnali Rai non compare Miss Italia. Va specificato che i palinsesti si chiudono il 5 maggio, ma dà da pensare che uno degli eventi di punta di RaiUno non vi sia stato inserito subito, segno che almeno qualche ripensamento sul concorso c'è.

Per la cronaca, intervistata da Davide Maggio, la Mirigliani ha dichiarato che "se la Rai avesse deciso di non mandare più in onda il programma avrebbe inviato una comunicazione ufficiale ed io al momento non ho ricevuto alcunché". Poi ha aggiunto: "il Concorso fa parte del costume italiano ed è un appuntamento tradizionale della nostra storia".

Qualcuno dirà: non abbiamo un governo, la disoccupazione è cresciuta del 22% rispetto all'anno scorso, checcenefrega a noi di ‘ste sgallettate? Ce ne frega invece, e -almeno a noi donne- pure tanto, perché il calo degli ascolti delle ultime due edizioni e la crisi potrebbero riuscire laddove non sono riuscite le femministe più incallite: lo stop alla sfilata dello stereotipo. Di uno stereotipo ben preciso tra l'altro: la ragazza bella, bellissima che pur sapendo di essere bella bellissima non si monta la testa ed è tutta casa&famiglia. Insomma: la celeberrima creatura mitologica  rispondente al nome  di  ragazza "semplice".

Sarebbe troppa grazia poter parlare di cambiamento culturale innescato dalla scelta di una come la Boldrini alla presidenza della Camera, e invece bisogna accontentarsi: con i soldi per organizzare un evento simile, in tempi di budget ridotti, la Rai può coprire diversi sabato sera. Nelle ultime edizioni il prodotto era in difficoltà, tant'è che le quattro serate erano diventate tre nel 2009  e  due nel 2011, ma  è andato in onda  in virtù della sua lunga tradizione:  dal 1939 fino al 2012,  con un'unica interruzione tra il '42 e il '46 durante la seconda guerra mondiale.

Il problema di fondo, quello sostanziale, è l'ipocrisia del concorso di Miss Italia: scegliere la bellezza volendo però giustificare la scelta appannandola con il talento in qualcosa, per cui vai di coreografie, ballo e canto. Concepire la bellezza come qualcosa da mascherare con altro per  renderla eticamente accettabile, il che in un paese culturalmente e moralmente cattolico fa alquanto ridere perché in linea teorica la bellezza ce l'avrebbe data Dio, e quindi bisognerebbe piuttosto esserne pubblicamente orgogliosi.

Da questa prospettiva la bellezza in sé sarebbe anche un valore, ed è ovvio che  nel mondo dello spettacolo serva; la questione si pone quando la bellezza diventa un lasciapassare per entrare in loschi letti di Putin e giri poco raccomandabili nell' Hollywood di Milano. Quando il sillogismo bella-dunque-disponibile-per-il-potente-di-turno trova un riscontro nella realtà; quando la ragazza "semplice" si scopre essere in realtà una sempliciotta ambiziosa.

Per colpa del perbenismo, gli autori si ostinano a far parlare queste ragazzette che hanno appena finito le scuole superiori e loro, vuoi l'età vuoi le domande idiote a cui devono rispondere, finiscono per sciorinare una serie di banalità che avallano lo stereotipo della bella e stupida. Altro che la sfilata delle ragazze in costumi più o meno casti, è questo il vero maschilismo di Miss Italia: farle parlare.

Dare la possibilità a ragazzine appena maggiorenni di dire che vorrebbero la pace nel mondo perché loro sono ragazze semplici che da grandi vorrebbero tanto una famiglia e che se sono lì è perché ce le ha iscritte di nascosto il fratello, è un crimine contro il genere femminile. Quando poi assicurano che non lascerebbero mai il fidanzato se dovessero vincere perché loro c'hanno i valori di una volta, il crimine lo rischiamo noi spettatrici: attentato al televisore con lancio di ciabatta.

Non si può pretendere che una neo diciottenne esprima alti concetti in prima serata in diretta su RaiUno quando l'unica volta che ha parlato davanti a un pubblico era durante la recita scolastica, per cui che si fa? Siccome oltretutto il tempo è poco, la domanda finisce per essere cretina perché non puoi chiedere ad ognuna una dissertazione sull'evoluzione del concetto di noumeno nella filosofia occidentale. La domanda tipo allora diventa la seguente: è il giorno del matrimonio della tua migliore amica, prima di andare in  chiesa lei ti confessa di essersi accorta di non amare il suo futuro marito… tu cosa le consigli?

Ora, che dovrebbe rispondere la sventurata? Che consiglierebbe alla sposa di accoppiarsi sull'altare con il testimone dello sposo? Semplice, risponde col buonsenso: soffrirà tanto tanto, ma è meglio lasciarlo prima. E nel frattempo noialtre a casa ci incazziamo contro l'incolpevole pulzella risucchiata nel circolo vizioso dell'ovvietà.

Ecco, se si liberasse dall'ipocrisia che lo attraversa, per me Miss Italia potrebbe andare avanti fino all'anno 3000. Un inno alla bellezza in quanto tale; se poi le ragazze non dovessero avere talento per il cinema e la televisione faranno le modelle e amen.

Servono però dei ritocchi perché per com'è ora, se  spalmato in quattro (ma anche tre, due) serate che durano fino a mezzanotte inoltrata, è un programma semplicemente noioso, per forza poi  ‘ste poracce devono defilippizzarsi per tirare avanti la carretta.

Proposta: Miss Italia va fatto in piazza, due serate e via. Poi ripreso e trasmesso in televisione in seconda serata. Ma attenzione: due serate da due ore ciascuna, che bisogna scegliere una che pubblicizza i gioielli Miluna, non una che attraversi il Mar Rosso per salvare il popolo eletto.