Un mese di mobilitazione, di sensibilizzazione. Un mese attendendo da Palazzo San Giacomo risposte e rassicurazioni che tardano ad arrivare. E chissà se arriveranno. Il Consultorio Familiare dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori di Napoli, attivo dal 1990, da 15 anni realizza un Servizio di rete per la prevenzione ed il contrasto del maltrattamento e dell’abuso all'infanzia, il cui promotore è il Comune di Napoli.  In questi anni il Consultorio ha preso in carico, per interventi di valutazione e sostegno, oltre 1000 bambine e bambini vittime di gravi maltrattamenti e abusi sessuali, consumati prevalentemente all'interno delle famiglie di appartenenza, costruendo una rete di tutela (con il coinvolgimento dei servizi sociali, sanitari ed educativi, pubblici e del terzo settore, nonché degli Organi di Giustizia) finalizzata a ripristinare condizioni di protezione.

Il contratto con il Comune è scaduto il 31 ottobre, senza essere rinnovato. Interrompendo così, di punto in bianco, percorsi terapeutici che per la loro particolare natura richiedono tempi prolungati e impedendo al Consultorio di prendere in carico nuovi casi (15 bambini in lista di attesa). L'èquipe del Toniolo ha stilato un documento per spiegare l'importanza del servizio svolto e la necessità di individuare una soluzione che garantisca continuità, avviando una petizione che ha raccolto quasi 1600 firme. Il Comune ha assicurato un affidamento diretto di otto settimane, per consentire di lavorare alla chiusura dei casi in corso, senza tuttavia perfezionare l'atto. Di fatto da 30 giorni il Servizio è scoperto sul piano finanziario e attivo solo su base volontaria.

La soluzione proposta da Palazzo San Giacomo, bandire una gara per l'affidamento del Servizio nel 2013 di durata semestrale, sembra poco più che un inutile palliativo. Un tentativo di tappare momentaneamente i buchi chiudendo gli occhi sulla voragine nella quale sono precipitati (da anni) i servizi sociali napoletani, in mancanza di una seria programmazione e nell'impossibilità – determinata dalla mancanza di fondi ma non solo – di garantire la necessaria continuità d'azione.  L’Assessore Sergio D’Angelo ha dichiarato di voler utilizzare 160.000 euro per la gara da realizzare entro fine anno e rendere quindi nuovamente operativo il Servizio per febbraio o marzo 2013. Secondo il dirigente del Servizio Infanzia e adolescenza del Comune, Alessandro Cappuccio, della cifra complessiva 30 o 40.000 euro saranno utilizzati per coprire il servizio per l’ultimo bimestre del 2012 (le 8 settimane di "proroga") e i rimanenti 110 o 120.000 euro dovrebbero essere utilizzati per la gara, che quindi avrebbe una copertura finanziaria di poco più di 6 mesi. Lo stesso dirigente ha escluso di inserire nel bando la ripetizione del contratto dopo i primi 6 mesi. Tutto all'insegna della provvisorietà e della mancanza di una visione d'insieme e a lungo raggio: sospensione a gennaio, altra interruzione a luglio e poi?

Di seguito riporto per intero il comunicato diramato dall'èquipe del Servizio di contrasto all’abuso all’infanzia del Consultorio Toniolo di Napoli, a un mese dalla sospensione del servizio e dal conseguente inizio della mobilitazione.

No alla sospensione del Servizio di contrasto all’abuso all’infanzia

Alcune ragioni della nostra protesta

Stato dell’arte dopo un mese di mobilitazione:

Vogliamo ribadire alcune ragioni della nostra protesta

Preferiremmo credere che l’abuso e il maltrattamento siano fenomeni rari e lontani dalle nostre città, dalle nostre famiglie e dai bambini che conosciamo.

Preferiremmo pensare che i genitori curano teneramente i loro piccoli, invece il maltrattamento fisico è la principale causa di malattia nell'infanzia.

Preferiremmo pensare che la famiglia costituisca un luogo sicuro dove crescere, invece la violenza nelle relazioni d’intimità uccide più donne di quanto non lo faccia il cancro o la guerra e la maggior parte di queste donne sono madri.

Preferiremmo pensare che l’abuso sessuale sia raro e che gli abusanti siano maniaci o pazzi, invece dati italiani indicano che almeno il 17% dei bambini è vittima di abuso sessuale e gli abusanti sono per lo più padri, zii, fratelli o comunque persone vicine al bambino.

Preferiremmo pensare che anche  se i genitori si separino non smettano di essere genitori né di essere capaci di riconoscere nel loro figlio il bisogno di una madre e un padre.

Abbiamo imparato dolorosamente a riconoscere, come clinici e professionisti della cura, che il trauma è la principale causa di patologia mentale nell'adulto e nel bambino.

Il nostro Servizio nasce dall'idea di offrire uno spazio di tutela e cura ai bambini vittime di abuso e maltrattamento, superando la logica della frammentazione degli interventi e delle perizie.

Abbiamo assunto l’imperativo che la cura, naturale prosieguo della  valutazione, sia dovuta a queste piccole vittime ed alle loro famiglie per consentire loro di riparare ferite profonde, inferte loro dall’esperienza traumatica. Ferite che hanno infranto e stravolto il senso del sé, del proprio valore e della propria dignità; il senso del mondo,la visione degli adulti; la visione delle relazioni.

I bambini vittime di questo tipo di esperienze traumatiche croniche hanno, a seguito di quanto vissuto, maturato una sostanziale sfiducia nel mondo degli adulti e, più in generale nelle relazioni.

Lavorare con questi bambini significa, innanzitutto, costruire con loro una relazione affidabile e stabile. Una relazione che non evochi esperienze di abbandono e che restituisca al bambino il valore e il senso di un legame in cui è possibile ricevere aiuto. La relazione di cura può e deve costituire la possibilità per il bambino di incontrare un adulto presente e attento capace di condividere esperienze pesanti e indicibili senza abbandonarlo per questo, così che il bambino possa non trovare conferma alla convinzione disfunzionale che quanto ha vissuto lo abbia reso indegno, come indegne sono le cose che ha subito.

E’ precondizione essenziale la stabilità del legame di cura, la prevedibilità e la continuità della relazione terapeutica come elementi costitutivi della possibilità del mondo adulto di ritessere la fiducia che il bambino ha perso. Interventi parcellizzati senza alcuna possibilità di garantire al bambino una tutela fanno venire meno il presupposto essenziale della cura, la possibilità di aiutare quel bambino a sperimentare che quello che ha vissuto non sta continuando a succedere e che gli adulti, a volte sono malevoli, abbandonici, pericolosi, inaffidabili ma che non sempre è così.

La maggior parte di questi bambini sono soggetti che restano soli essendo i loro genitori coinvolti nell'azione maltrattante, quando non specificamente proprio gli autori. Nei percorsi di tutela e cura assume un ruolo prioritario e centrale il lavoro di valutazione della recuperabilità genitoriale.  Valutare la possibilità che i genitori recuperino le loro competenze smarrite significa impegnarsi  per favorire le capacità trasformative di questi adulti, spesso a loro volta bambini traditi e deprivati. Questo intervento orienta in modo decisivo il destino dei bambini, contrastano  il  rischio  di  lunghe  permanenze  in  strutture  di  accoglienza  e determinando la possibilità di ricomporre legami familiari prima disfunzionali, in caso di evoluzione positiva, o al contrario rendendo indispensabile l’interruzione di legami maltrattanti che, a fronte del percorso attivato, restino inalterati.

 Il Consultorio Familiare dell’Istituto “Giuseppe Toniolo” di Studi Superiori dal 1990 offre un servizio di consulenza sociale, psicologica, medica, legale ed educativa a persone, coppie e famiglie del territorio napoletano.

Dal 1997 si occupa, su incarico del Comune di Napoli, della prevenzione e del trattamento dell’abuso e del maltrattamento all'infanzia, in rete con i servizi territoriali e con le Autorità Giudiziarie.

Oggi, dopo anni di esperienza di eccellenza a Napoli, siamo costretti ad evidenziare  alcuni aspetti paradossali che sta assumendo – all'interno di un tragico quadro generale delle politiche sociali – la gestione del Servizio di contrasto all'abuso all'infanzia nella nostra città.

Partiamo da alcune caratteristiche del Servizio che sono peculiari rispetto alla gestione di attività diurne o residenziali e che rendono assolutamente  impossibile una programmazione di settimane o mesi.

La presa in carico di ciascun bambino e dei suoi genitori prevede un lavoro di valutazione diagnostica e trattamento che si esplica con  colloqui  individuali, di  coppia, familiari, somministrazione di test, elaborazione di informazioni, rilettura della documentazione, contatto costante con i servizi sociali territoriali e le strutture di accoglienza,  incontri  bimestrali  di  mini-èquipe  integrata,  stesura di relazioni, partecipazione ad udienze presso il Tribunale per i Minori o presso il Tribunale penale.

Sul piano metodologico ciascun intervento richiede per la sua natura elaborativa un tempo medio di 6 mesi  con  incontri  a  cadenza  mediamente settimanale. Per questo motivo il lavoro non può essere considerato in giorni/settimane ma il tipo di parametrizzazione deve considerare una diversa estensione temporale.

Per sollecitare l’attenzione prioritaria al nostro Servizio vogliamo sottolineare che

Senza un’adeguata valutazione dei bambini e dei loro genitori i rischi di peggioramento  e cronicizzazione delle situazioni di maltrattamento sono enormi come  dimostrano  le  vite  adulte  di  persone  con  disturbi  di  ansia,  problemi psichiatrici, comportamenti di  dipendenze riconducibili a traumatizzazioni vissute nell'infanzia e non curate … con costi enormi per le singole persone, ma anche per la società tutta in termini di ricoveri sanitari, esperienze penitenziarie, ecc…

Senza un’adeguata valutazione dei bambini e dei loro genitori i tempi di collocamento fuori dalla famiglia, con i relativi costi, lievitano e spesso i bambini peggiorano in assenza di un adeguato progetto di tutela.

Il costo medio di un intervento completo (con il bambino e con i genitori di valutazione e cura per un anno) è di circa 9.000 euro, quanto 3 mesi in struttura residenziale di accoglienza: l’impatto sulle persone e sulla comunità di un’adeguata valutazione e cura non ha prezzo sul piano della qualità della vita personale e sociale oltre che economico.

Ma invece… il Comune di Napoli, dopo la mobilitazione avviata con la petizione, ha assicurato un affidamento diretto di otto settimane, che consentirebbe di lavorare alla chiusura dei casi in corso, ma non a nuove prese in carico: già vi sono 15 bambini in lista d’attesa. A tutt'oggi tuttavia l’atto non  è stato ancora perfezionato  per cui in questo momento e da 30 giorni il Servizio è scoperto sul piano finanziario e sta continuando su base volontaria.

Il Comune attualmente intende bandire – per affidare il Servizio nel 2013 – una gara per soli 6 mesi, così come avvenuto negli ultimi 2 anni,  a causa della scarsità di risorse attualmente disponibili: questa scelta è molto pregiudizievole per la natura del lavoro che si deve svolgere. E’ possibile invece giuridicamente e amministrativamente  proporre una Gara per un tempo  ben più ampio, finanche triennale come il Piano sociale di zona, vincolandone l’esecutività alle risorse di cui il Comune dispone nell'ambito della Programmazione periodica, senza però dovere ogni volta interrompere il Servizio e riproporre gare con tempi e costi più lunghi, con una certa  discontinuità come indicano alcune buone pratiche – ad esempio  quella dell’Ambito Territoriale Napoli 13 per l’Appalto concorso dei servizi domiciliari e territoriali per l’infanzia e l’adolescenza.

Sottolineiamo ancora come la breve estensione temporale  rappresenta un problema perché determina il ripetersi di quanto già avvenuto quest’anno, in termini di precarietà delle prese in carico, a danno dei bambini e delle famiglie già così fortemente danneggiate dalle esperienze pregresse: la frammentarietà, le interruzioni e i danni si moltiplicherebbero.

Per questo siamo in agitazione e chiediamo un intervento chiaro e puntuale a favore della tutela dei bambini!

L’èquipe del Servizio di contrasto all’abuso all’infanzia del Consultorio Toniolo di Napoli