Mentre la gente continua a intavolare discussioni sulla questione adozioni gay giuste sì giuste no, se e con quali ripercussioni dovrà fare i conti un bambino figlio di un padre o una mamma al quadrato, Grinko ha aperto la settimana della moda milanese con un messaggio forte e chiaro: love makes family. E lo stilista lo fa sfilando in passerella assieme al compagno, in braccio stringono le loro due gemelline Sophia ed Emma frutto di una fecondazione eterologa.Una celebrazione della famiglia al di là degli stereotipi di genere.

L'abbiamo vista sfilare sia da Alberta Ferretti che da Max Mara con il capo avvolto dal hijab: è Halima Aden, somala di origine e musulmana osservante, è la prima modella nella storia ad aver calcato una passerella indossando il velo. L'opinione si è divisa tra chi ha lanciato lo slogan "burqa pret a porter" e chi proprio non manda giù l'idea di dover legittimare un fondamentalismo trasformandolo in avanguardia. Alberta Ferretti replica dicendo : «Halima, per me rappresenta una delle tante personalità femminili del nostro presente, dove vorrei che ci fosse sempre più spazio per la convivenza delle diversità. Scegliere lei per la mia passerella è stato del tutto naturale: il mondo non deve avere più barriere culturali e mentali». Ricordiamo che precursori di questa via già furono Dolce&Gabbana quando realizzarono Abaya, un'intera linea di abiti che si proponeva di vestire le donne musulmane.

BURQA

E a proposito del duo stilistico famoso per mettere in scena sorprendenti  show da passerella, ci avevano salutati a settembre a suon di tarantella. Stavolta tornano in passerella con ben poche modelle ma in compenso tanti giovani, influencer e figli di. Uno spettacolo variopinto per gli occhi che hanno visto sfilare ragazze alte, basse, magre, formose, madri di famiglia,genitori e figli, cagnolini portati in braccio. Una vera rottura delle regole legate alla consueta passerella sulla falsariga della collezione del Tropico Italiano dello scorso settembre, che si era prefigurata un po' come lo sponsor della gente comune. Dolce&Gabbana ancora una volta sembra riuscire a colmare un gap secolare tra alto e basso, tra moda inaccessibile e moda alla portata di tutti.

DOLCE E GABBANA

Una marcia delle donne per preservare i propri diritti: così si può definire la sfilata di Angela Missoni, che l'ha vista salire sul palco a fine sfilata con in testa il pussy hat, il famoso cappellino rosa con le orecchie da gatto sfoggiato da star e attiviste alle marce delle donne nei giorni seguenti all'elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti. La stilista imbraccia il microfono esordendo così a gran voce: «Fra cinque minuti tutti noi saremo in un altro posto… quindi vorrei dire qualcosa prima di separarci. Sento il bisogno di riconoscere che in un tempo di incertezze c'è sempre un legame tra noi che ci rende forti e sicuri: il legame che unisce coloro che rispettano i diritti umani di ogni persona. Vi prego di venire in passerella insieme a me e alla mia famiglia. Facciamo vedere che il mondo della moda è unito e senza paura».

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