Metal Gear Solid V: The Phantom Pain è uscito nei negozi di tutto il mondo il primo settembre ed ha sancito l’ultima opera di Kojima per conto di Konami. Doveva essere un titolo che avrebbe dovuto fornire molte risposte agli interrogativi che la saga di Metal Gear si porta dietro da anni ed invece non ha fatto altro che aggiungerne altri e lasciarne irrisolti molti.

Un’occasione sprecata, a mio parere. Il perché forse è meglio spiegarvelo punto per punto.

ATTENZIONE! L’articolo, da qui in poi, contiene spoiler di praticamente tutto il gioco, dall’inizio fino alla fine (missioni segrete incluse). Se non siete arrivati alla missione 46, vi invito caldamente a tornare in un secondo momento.

1. Finale tronco e vuoto

Il gioco è diviso in tre parti: il prologo (la fuga dall’ospedale per intenderci), La Vendetta (dove si affronta Skull Face) e La Razza (capitolo conclusivo). Mentre i primi due sono condotti discretamente, “La Razza” contiene un sacco di buchi narrativi (volutamente lasciati?), specie per il finale.

Ma partiamo dal principio.

Il secondo capitolo si apre con la scoperta che Quiet è infetta e che Huey potrebbe stare cospirando di nuovo in qualche modo contro Big Boss e compagnia. Sulla logica di questo filone sono basate praticamente le missioni fino alla 43 e alla 45 dove, rispettivamente, Emmerich viene cacciato e Quiet sparisce dopo aver salvato il suo nuovo mentore. Tralasciando anche su come possa essere finita la storia della cecchina silenziosa, la logica e il buonsenso narrativo avrebbe previsto un ponte di collegamento tra la 45 e “The Man Who Sold The World”.

E invece, naturalmente….

NO!

 

Ci ritroviamo a giocare la fuga dall’ospedale che svela definitivamente il segreto di Pulcinella, ovvero Venom Snake = Medico che opera Paz su Ground Zeroes (io ve l’avevo detto che avrei messo spoiler). E fino a qui ok, sembra un passaggio abbastanza giusto far capire così al giocatore la situazione. Eppure no. Ahab non ha diritto di capirlo bene come l’abbiamo fatto noi. Ed ecco quindi che dalla missione 45 in Afghanistan veniamo catapultati, secondo me, nel 1995, dove finalmente anche il povero sventurato viene a conoscenza della verità tramite una cassetta audio. Gli indizi che fanno mirare al 1995 sono essenzialmente due: la scritta sul retro “Operation Intrude N313” e il sistema MSX che si vedono in quel frangente. Dopo di che basta. Non c’è un processo narrativo-logico che spieghi esattamente cosa ci siamo persi di questi undici anni di vita di Ahab e dei Diamond Dogs e soprattutto il loro passaggio da Diamond Dogs ad Outer Heaven (per non parlare di altri dettagli connessi ai primi due Metal Gear per MSX eh…).

Poteva assolutamente essere scritto decisamente meglio ed invece è stato condotto com’è condotto.

Oh, ma naturalmente non mi sono mica dimenticato della …

2. Missione 51 (leggasi anche: “Che diavolo di fine fa Liquid Snake?”)

 

Ecco, questa forse sarebbe stata la giusta conclusione SE e solo SE la missione 46 fosse stata ben collegata con tutto il resto.

Eli, anche conosciuto come “White Mamba”, “Ragazzino Rompipalle” etc. etc. etc., scappa in una delle cutscene che vengono attivate alla Mother Base assieme ai bambini africani salvati da Ahab, Psycho Mantis (che solamente nella missione 46 capiamo essere lui dato che viene citato il suo nome) e il Metal Gear verso…. Boh?

Nella versione finale del gioco non è dato saperlo. Nella limited edition del gioco però è incluso un video di “Making Of” in cui però viene spiegato che i ragazzi finiscono in un’isoletta africana ed è lì che la loro storia ha una fine logica e sensata.

Nonostante alcune voci vogliano questa fantomatica missione in uscita prossimamente come DLC, non ci sono notizie ufficiali in merito e non si saprà mai come andrà a finire esattamente. Allora dico, a questo punto: ritardo per ritardo non conveniva rimandarlo ulteriormente e comprendere anche questa importante missione piuttosto che comportarsi come un ragazzino di dieci anni e non inserirla, Kojima (ammesso e concesso che non l’abbia inserita di proposito)?

3. E che fine fanno alcuni personaggi?

 

Già, che fine fanno persone come Kazuhira Miller, Ocelot e Code Talker.

Da quel che sappiamo dai precedenti Metal Gear, Kaz ed Ocelot diventeranno i mentori rispettivamente di Solid e Liquid Snake, ma non viene dato una fine precisa sulla storia di Kaz: l’unica cosa che si sente nel finale è che un giorno, lui ed Ocelot saranno costretti a scegliere un lato con cui stare e diventare quindi nemici. Basta. Non ci è dato sapere se Kaz se ne va dalla Mother Base immediatamente dopo quella discussione, dopo qualche tempo e via dicendo e soprattutto come diventerà il mentore di Solid.

Code Talker è un altro bel punto interrogativo: certo, non mi aspetto che abbia vissuto fino all’epoca dell’incidente di Shadow Moses, data l’età, ma perlomeno spiegare come faceva a sapere che eventualmente Miller sarebbe diventato in futuro un nemico per Big Boss?

In una cutscene del gioco sembra quasi che lo scienziato sfrutti dei parassiti per sapere cosa succede nella Mother Base ma basta: ci si può limitare solo a congetture.

4. We love casette

 

Se Guns of The Patriots è stato criticato per le cutscene eccessivamente lunghe, The Phantom Pain sarà probabilmente ricordato per le lunghe, eccessive, noiose, infinite ……. Audiocassette da ascoltare. Come giustamente affermato da un mio amico, Kojima non conosce vie di mezzo e, a mio modo di vedere, sarebbe stato meglio a questo punto includere le audiocassette più importanti come filmati obbligatori piuttosto che con la soluzione adottata.

Stiamo parlando di qualcosa come almeno 5h di audiocassette. Per capire bene a fondo la trama preferireste i video che, in qualche modo sono obbligatori, o sentire le audiocassette che sono facoltative? Perché per esempio io l’ora di ascolto delle cassette sulla verità avrei preferito averla a filmato, soprattutto per il voice acting fatto su Zero: il migliore di tutto il gioco, anche se stiamo parlando solamente di sequenze audio e non video.

5. Un Big Boss completamente assente

 

Ora, d’accordo che tutto sommato non stiamo giocando esattamente nei panni di Big Boss, d’accordo che Ahab è un suo fantasma eccetera eccetera, d’accordo anche che qualcuno formula l’ipotesi che la scheggia dell’elicottero nell’emisfero destro del cervello possa aver danneggiato le sue abilità linguistiche (esattamente come scusate, se nel gioco non viene mai menzionata? E soprattutto riesce a fare senza problemi discorsi di senso compiuto) ma quello che il giocatore si trova a ricoprire è un personaggio essenzialmente vuoto, che comunica ben poche emozioni.

L’esempio lampante è collocabile alla fine del primo capitolo, durante il faccia a faccia in jeep con Skull Face: muto. Neanche una parola. Il nemico principale di tutto il gioco fa sostanzialmente un proprio monologo senza che “Big Boss” si intrometta (e ne avrebbe da controbattere). Ma la vera chicca è tutta in quei cinque lunghissimi minuti in cui… non c’è nulla se non il silenzio dei due personaggi ed una canzone di sottofondo: dal mio punto di vista, un suicidio a livello di regia.

Last, but not least….

6. Il segreto di Pulcinella

Altra cosa che non è stata assolutamente ben gestita è il segreto che viene rivelato nell’ultima missione, ovvero che Venom Snake = Ahab e che Big Boss è da qualche parte nel mondo. Perché? Il gioco è completamente disseminato fin dall’inizio di indizi che puntano in questa direzione. Ma l’indizio più significativo? Vi raccomando di vederlo a 1080p per una corretta visione.