Con grande clamore che avrà certo fatto piacere a Sallusti, sabato 11 Giugno uscirà in edicola Mein Kampf di Adolph Hitler come allegato al quotidiano Il Giornale. I diritti sul testo sono scaduti pochi mesi fa e, copie pirata a parte, sempre circolate, è ora possibile acquistare “legalmente” il testo, come hanno spiegato quelli del Giornale. L’ondata di polemiche ha visto in prima linea la comunità ebraica che invoca anche il codice deontologico dei giornalisti; Globalist in polemica regala Il diario di Anna Frank; varie voci di intellettuali, alcuni che ricordano che è da poco passata proprio la legge contro il negazionismo

Io sono in disaccordo con i critici. Che sia un’operazione furbetta di un quotidiano scandalistico diretto da un personaggio con quale non andrei mai a cena è chiaro. Ma oltre che lecita questa operazione editoriale non si presta proprio ad alcuna critica. Vediamo il perché.

1) Proibire un qualunque testo in epoca di Internet è sciocco: di Mein Kampf ce n’è una dozzina di diverse edizioni su Amazon.com e altrettante su Amazon.it (quindi parliamo di edizioni italiane) addirittura a 0,99 Euro in formato Kindle. Se poi cliccate su Google “Mein Kampf pdf” (o se preferite “Mein Kampf italiano pdf”) non si contano le pagine. Perché è vero che qua e là è ancora un testo proibito, ma in molte parti del mondo no, sia per atteggiamento liberale verso i testi scritti (per esempio in America) sia per odio antisemita (per esempio in ampia parte del mondo arabo); quindi, se qualcuno desiderava veramente leggere questo testo lo poteva fare da anni;

2) proibire Mein Kampf è comunque sciocco due volte: descrive le idee antisemite di Adolf Hitler? Indubbiamente. In base a quelle idee sono morti 5-6 milioni di ebrei in Europa (secondo Wikipedia) o forse addirittura di più. Però, segnalo, i testi di Mao Zedong sono in libero commercio e senza polemica alcuna, anche se si denunciano fra i 13 e i 46 milioni di cinesi morti a causa delle sue scelte politico-economiche; Stalin non fu da meno coi suoi circa 20 milioni di morti (fonte: Wikipedia) ma in Italia esistono piccoli partiti stalinisti… Il fatto che i nazisti siano più brutti e cattivi e popolino maggiormente il nostro immaginario non deve significare nulla di particolare;

3) non sarà Mein Kampf a trasformare milioni di italiani in nazisti: un libro orrendo già all’epoca, fumoso e di pesante lettura, parte di un pensiero che, salvo da esigue minoranze, viene condannato in tutto l’Occidente, non avrà alcuna forza persuasiva di moto proprio. Ammesso che venga letto dai lettori del Giornale questi ne saranno per lo più annoiati; forse qualcuno incuriosito; molti scandalizzati; e compiaciuti solo dai pochissimi già orientati ideologicamente verso quell’ideologia;

4) il proibizionismo è sempre e comunque una politica sbagliata, almeno in questi casi: proibire la cannabis, proibire la prostituzione o addirittura proibire le unioni omosessuali eccetera è parte di una cultura ipocrita che non avverte il cambiamento culturale, non capisce i comportamenti sociali, non sa cogliere le ragioni dietro i comportamenti. E proibire libri e idee è, fra tutti, la forma di proibizionismo più odiosa, non a caso praticata dai regimi più odiosi (dagli stessi nazisti fino agli estremisti islamici). È sull’onda di questa riflessione che trovo discutibile anche la legge contro il negazionismo.

5) Infine: la battaglia contro i nazisti, i negazionisti, gli stalinisti o più semplicemente contro gli imbecilli, gli esaltati, gli ignoranti, i fanatici non si vincerà proibendo ma dichiarando, denunciando, asserendo, argomentando, citando, praticando l’analisi e la verità storica. Per favore, non ditemi che i summenzionati nazisti e imbecilli associati non mi ascolterebbero, non leggono Hic Rhodus, si informano sui loro blog autoriproduttivi. La battaglia non è più con loro ma con la prossima generazione. Al trentenne casapoundino che nega l’olocausto e alza il braccio teso non ho nulla da dire, lo do per perso. Ma ai bambini e ragazzi che oggi vanno a scuola occorre dare istruzione storica, possibilità di esperienza internazionale, esempio istituzionale. La battaglia deve essere scuola, istruzione, dialogo, inclusione, argomentazione.

Impegnamoci tutti.

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