Pensi all’artrite o ad altre patologie reumatiche e ti vengono subito in mente persone anziane.

E invece non è così, o quanto meno non solo così.

In pochi sanno che, purtroppo, queste fastidiose e, in certi casi, gravi malattie colpiscono anche i bambini. Secondo le statistiche ufficiali, 1 su 1000 nel nostro paese.

La medicina ha dunque, da diversi anni, coniato un termine: Artrite Idiopatica Giovanile (AIG).

Si manifesta, nella maggioranza dei casi (ma non sempre in questo modo), con sintomi comuni: rigidità mattutina e un bimbo che, per diverse decine di minuti dopo il risveglio, zoppica vistosamente. Talvolta appare anche misteriosamente stanco e, forse, non segnala il dolore che in quel momento prova a qualche articolazione.

Passata quella fase tutto rientra, per poi ripresentarsi il giorno successivo o dopo un periodo di riposo (anche un sonnellino di qualche ora), gettando ovviamente nel panico gli ignari genitori.

Talvolta ad essere colpito è un ginocchio, in altre sono interessate diverse articolazioni, che si infiammano per una beffarda reazione del sistema immunitario, che, invece di attaccare un agente esterno (come fa normalmente in caso di infezioni), inizia per qualche motivo ignoto ad operare contro il proprio stesso corpo; una reazione auto-immune, dunque.

E’ così che le articolazioni colpite (più sono e più aumenta la serietà della patologia) si infiammano, le zone ad esse vicine si riempiono di liquido sinoviale provocando gonfiore, dolore e l’istintiva reazione del bimbo che, per proteggersi, zoppica, cammina meno o mette in campo altri comportamenti simili.

La diagnosi di queste patologie non è semplice sia perché, anche tra i pediatri, non c’è molta conoscenza dell’argomento sia perché i segnali, come detto, sono spesso confusi con problemi di tipo ortopedico o, addirittura, ricondotti a stati psicologici negativi del bambino (che appare infatti, in alcuni momenti, non desideroso di correre, giocare, muoversi).

La cura che porti alla guarigione definitiva, purtroppo, non esiste.

Quello che si fa, con risultati soddisfacenti, è intraprendere una lunga terapia a base di antinfiammatori con l’obiettivo di eliminare i sintomi e donare nuovamente ai più piccoli il totale controllo dei loro movimenti.

Durante la terapia, ovviamente, si eseguono periodici esami di vario genere in ospedale, tra cui anche visite oculistiche, per scongiurare ripercussioni alla vista (l’AIG può portare in alcuni casi alla comparsa di uveiti, infiammazioni agli occhi, molto pericolose se non diagnosticate e curate per tempo).

In circa la metà dei casi (soprattutto le forme più lievi) la patologia scompare, un po’ misteriosamente come è arrivata, e dopo alcuni anni le terapie farmacologiche non sono più necessarie; nella restante metà, invece, le ricadute restano periodiche e l’artrite tende a cronicizzarsi.

Fin qui abbiamo inquadrato l’argomento da un punto di vista medico; per chi volesse saperne di più e, soprattutto, farlo da una fonte medica specializzata, si consiglia una lettura del sito web ufficiale pubblicato dalla rete di centri scientifici ospedalieri di riferimento, www.printo.it.

La problematica, tuttavia, come spesso accade nel meridione d’Italia e in regione Campania, si acutizza a causa delle condizioni, a dir poco critiche, in cui versano le strutture sanitarie.

I circa 300/400 bambini campani attualmente in cura sono seguiti sostanzialmente dal reparto di Reumatologia Pediatrica del Policlinico universitario Federico II, diretto da molti anni dalla professoressa Maria Alessio. Un centro di eccellenza regionale che, tuttavia, è alla perenne ricerca di fondi che aiutino a migliorare le sue condizioni di funzionamento.

Dalla stabilizzazione contrattuale dei collaboratori medici (spesso specializzandi in formazione) al sostegno psicologico da offrire ai giovanissimi pazienti e alle loro famiglie, dalle normali attività di segretariato, reso oneroso dal grande numero di prestazioni offerte in relazione all’esiguo personale a disposizione, fino ad arrivare alla strategica e non più rinviabile formazione da impartire ai pediatri di base che, troppo spesso, non conoscendo approfonditamente l’AIG, spingono le famiglie ad un tour di accertamenti specialistici faticosi prima di giungere alla corretta diagnosi finale.

Per dare più forza alla denuncia di questo stato di cose e per scongiurare la ripresa dei viaggi fuori regione (in particolare verso l’Ospedale Gaslini di Genova o il Bambin Gesù di Roma, più organizzati sul piano delle strutture in questo ambito specialistico) è attiva da anni l’associazione costituita dai genitori di questi bambini, “Marea” (associazione campana Malattie Reumatiche & Autoimmuni Onlus).

Proprio in queste settimane essa è tornata a riunirsi per cercare di affrontare le problematiche che vivono seguendo i propri figli ed altre analoghe che gli stessi medici hanno, insieme a loro, denunciato; gli esperti sanitari hanno tra l’altro già segnalato alle strutture direttive dell’università e agli organismi regionali (non si dimentichi che la competenza in questo settore fa capo all’ente Regione) l’esigenza di un rafforzamento del presidio, contribuendo anche a delineare e presentare pubblicamente un dettagliato progetto, denominato “Radar” (Rete Assistenziale e Diagnostica per pazienti con Artrite Reumatoide), che si propone di migliorare e rafforzare la diagnosi precoce, la terapia e l’assistenza, diffusa sul territorio, rivolta a tutti i pazienti reumatici, non solo adulti ma anche,  per l’appunto, quelli in età pediatrica.

Le prossime iniziative che l’associazione Marea metterà in campo, tra cui campagne di autofinanziamento, eventi pubblici per la raccolta di fondi, attività di comunicazione sia agli addetti ai lavori che al pubblico in genere, sostegno alla ricerca, andranno seguite con attenzione e partecipazione, cosa che, siamo sicuri, non mancherà dato l’inevitabile affetto che nessuno più dei bambini può attrarre in modo spontaneo ed automatico.