Primavera napoletana straziata da due tragici eventi, due morti assurde ed evitabili

Il bellissimo testo di Amerigo Cassella, la vibrante musica di Gaetano Savio e la dolce voce di Loretta Gocci che grida alla vita “…che imbroglio era, maledetta primavera…”, sembrano dipingere, con doloroso realismo, l’assurda realtà che ha sconvolto, oltre ogni misura, la trascorsa primavera napoletana straziata da due tragici eventi che, per come si sono materializzati, più dolorosi non potevano essere: Marzo 2013, scuola elementare Minucci, ora della refezione. Vola in cielo, a soli cinque anni, il piccolo Patrizio: un boccone di mozzarella “andato storto” gli preclude la respirazione. Nulla più da fare. Aprile 2013, S.Gennaro Vesuviano, festa per la sua Prima Comunione, vola in cielo, a soli dieci anni la piccola Arianna: ancora un pezzo di mozzarella “andato storto” soffoca la piccola. Si tenta di tutto. Nulla più da fare. Due famiglie straziate da un’infinita ed incolmabile sofferenza, due comunità incredule per due morti assurde. Perché di morti assurde ed evitabili si tratta.

Le due tragiche fatalità (che ineluttabili fatalità, invece, avrebbero potuto non essere!) avviliscono l’animo dei generosi soccorritori che, forse, non conoscendo bene cosa fare e come fare per risolvere quell’emergenza, hanno fatto quel che sapevano e come meglio potevano per cercare di dare una via “d’aria” ai piccoli bambini. Gli eventi hanno sconvolto oltre che intere popolazioni e scolaresche dei due paesi coinvolti in tale tragicità, anche, l’animo, il senso di umanità e di professionalità di un giovane team: amici, medici e sanitari del 118 che, già da tempo, si prodigano per tentare di diffondere, il più capillarmente possibile, una “cultura” del “giusto intervento” da attuare per fronteggiare le decine e decine di casi di “soffocamento” che affollano, con cadenza quasi giornaliera, le strutture ospedaliere della Campania.

Non a caso l’ospedale Santobono (il più grande presidio ospedaliero pediatrico del Sud Italia) espone una bacheca con centinaia di “oggetti estranei” estratti da bravissimi medici, dal cavo orale di altrettanti bambini (abbiamo visto: fermagli, punte di lapis, punesse, tappetti di penne, lamette (!), tappi di dentifricio, chicchi di uva, olive, ditali, spilli da balia, palline di vetro, gomme da masticare, gomme da cancellare, mozziconi di pastelli, pezzetti di “Lego”, tasti di P.C., grappetti per i quadri, piccole pile piatte, vitarelle, rotelline di plastica, chiodini (!) e mille altri oggetti.)

Il tragico destino toccato ai due piccoli scolari campani, turbò oltre ogni misura la sensibilità del team di sanitari. Bastò una silente intesa e di lì a qualche giorno ( 25 6 2013) essi si ritrovano innanzi al notaio Adele Malatesta Ruini e danno vita – a loro cura e spese – alla più nobile (ed utile) delle associazioni sorte in Campania negli ultimi anni. Ed è bene che si sappiano i nomi di questi intelligenti, coraggiosi, volenterosi e nobili operatori sanitari del 118 che hanno ideato un’ONLUS battezzata “ASB” “Associazione Salvabimbi” (tutta una parola): Domenico Buonanno, Rita Alfano, Alessandra Brianti, Antonio Russo e Domenico Zazzaro, sono i fondatori ed animatori dell’A.S.B. che opera a Napoli, ma che dispiega la propria azione di proselitismo e diffusione delle pratiche “ANTIOSTRUZIONE” in tutto il territorio Campano. Proprio loro, all’indomani dei due tragici fatti suddescritti, hanno iniziato ad operare in Campania per diffondere le “semplici, facili, poche ed essenziali azioni” da compiere per strappare, letteralmente, da un tragico destino chi stia per “soffocare”, specie se in età pediatrica.

Sono così iniziate le dimostrazioni pratiche realizzate nelle scuole, nei circoli culturali, nelle Parrocchie, nelle più variegate associazioni che richiedono la loro preziosa e disinteressata opera.

Il team si reca ove richiesto con propri personali mezzi e lì con proiezioni di immagini, con filmati, con registrazioni dal vero, con manipolazioni di “manichini”, con simulazioni di “affogamento” mostrano a tutti quanto sia essenziale saper fare solo poche indispensabili cose (e solo quelle) per salvare – da morte certa- chi stia per soffocare.

Un corretto approccio ai rimedi di intervento è parte essenziale dell'opera divulgativa ed informativa dell’Associazione A.S.B.

Nel corso delle loro dimostrazioni pratiche il giovane team insegna, anche, quale debba essere un corretto approccio con il famoso 118 che rappresenta il primo ed unico rimedio cui ricorrere nel caso di un temuto soffocamento. Potrà sembrare incredibile, ma dalle registrazioni “dal vero” che sono state diffuse nel corso delle conferenze illustrative emerge che pochi conoscono la corretta procedura da osservare allorché si chiama il 118. Ed abbiamo così udito una telefonata – molto istruttiva sullo stato dell’ignoranza di tanti utenti del 118 – da restare interdetti. Nell’invocare con molta (comprensibile) veemenza ed urgenza l’intervento dell’ambulanza, l’interlocutore non faceva altro che gridare – nel telefono – “CURRITE…CURRITE…” omettendo di dire DOVE CORRERE e quale fosse il motivo dell’invocato soccorso. E’ di tutta evidenza che tale tipo di concitate comunicazioni impegna tempo prezioso ai fini di un rapido intervento, atteso che – di solito – un caso di “ostruzione respiratoria” può essere positivamente risolto solo se si interviene nei primi minuti da quando inizia a mancare il respiro. Dopo di ché i danni cerebrali e di sequela possono essere irreversibili pur se il soggetto sopravvive.

Quindi, un corretto approccio ai rimedi di intervento è parte essenziale della preziosa opera divulgativa ed informativa dell’Associazione A.S.B. Inutile specificare che i sanitari di cui parliamo sono tutti Istruttori qualificati: B.L.S.D. – Manovre di Rianimazione e Disostruzione e fanno parte dell’organizzazione internazionale “RETE SCIENTIFICA SALVAMENTO ACADEMY”.

Come sempre accade nei casi in cui “qualcuno” propone qualcosa di buono (e soprattutto gratuitamente) c’è “qualcun altro” che oppone ottusi ed incomprensibili rifiuti alle proposte di “dimostrazioni antisoffocamento” che i volenterosi medici e paramedici si offrono di realizzare a titolo assolutamente gratuito.Sabbiamo bene tutti, credo, che una delle realtà maggiormente interessate ad accogliere dimostrazioni pratiche “antiostruzione” è, certamente, la scuola materna ed elementare dove c’è un servizio refezione.

Quale altro luogo, infatti, meglio e più di una scuola (pubblica o privata) offre una così vasta concentrazione di piccoli utenti che potrebbero essere i primi a beneficiare delle “pratiche antiostruzione”?

Ebbene, nonostante la piena disponibilità a chiunque offerta, dal Team dell’ASB (ass. salvabimbi), le resistenze ed i rifiuti opposti non si contano! Qualcuno ventila problemi “sindacali”, qualcun altro “che non c’è tempo”, altri ancora che dopo l’orario scolastico non è possibile “costringere gli insegnanti” a permanere in servizio. Cose da non credere. All’elevato senso di professionalità, di umanità e di generosità dei sanitari “volontari” (no cost!) si oppone un’incredibile ottusaggine di chi dovrebbe solo ringraziare, e generosamente accettare, la disponibilità offerta. Tale stato di cose, però, non farà certo demordere il valente team di volontari “dell’antisoffocamento” dal desistere dalla loro preziosa opera informativa e divulgativa.

All’elevato senso di professionalità e generosità dei sanitari “volontari” si oppone un’incredibile ottusaggine di chi dovrebbe solo ringraziare

Con l’aiuto del Dirigente Scolastico Regionale della Campania (cui l’A.S.B. ha deciso di appellarsi quanto prima) e con una maggiore disponibilità dei Dirigenti scolastici locali – e degli stessi insegnanti – si potranno ottenere risultati di tutto rilievo che possano evitare i dolori ed i lutti già patiti per un “boccone di mozzarella andato storto”. E’ di tutta evidenza che sarà compito, anche, dei genitori fare pressioni concrete e costanti, perché in ogni sito in cui vi sia refezione, siano predisposi corsi “antiostruzione” ad hoc per operatori scolastici ed insegnanti e per coloro che – a motivo dell’incarico- orbitano nelle sale mensa. L’associazione è su Facebook, ed ha un proprio sito www.salvabimbi.it.

Nonni e nonne, papà e mamme, fratelli e sorelle, zii e zie, cognati e cognate, cugini e cugine… amici ed amiche dei piccoli di “casa nostra”, abbiamo tutti il dovere di sostenere l’A.S.B. Ce lo chiedono, da lontano, da tanto lontano, due angeli speciali: Patrizio ed Arianna.