I giorni trascorsi sono stati pieni di spunti di riflessione. Il 19 luglio che ci siamo lasciati alle spalle, da ben 22 anni, e un'assoluzione con formula piena, in Appello, per il Badante di Arcore. La magistratura, da qualsiasi lato la si guardi, dà sempre delle scintille che possono divampare in fiammate di pensieri, polemiche e critiche.

Iniziamo con l'argomento a me più caro ossia Paolo Borsellino, lo si conosce benissimo. Magistrato palermitano, ha fatto parte del pool Antimafia con Giovanni Falcone. Tragicamente ucciso alle 16:58 in Via D'Amelio con 100 Kg di tritolo. Assieme a lui sono morti, eroicamente, altri 5 agenti di scorta.

Il tutto parte dalla location dell'attentato, Palermo. Città che non smette mai di affascinare, città dai mille anfratti e dai mille sapori e odori. Capoluogo capace di donare la maestosità del Teatro Massimo e la lordura di Cosa Nostra. Qui si sono svolte le manifestazioni più grandi di coraggio e abnegazione che la Sicilia possa annoverare, dopo l'epica rivalsa sui francesi con i "Vespri". A Palermo si svolgono diverse vicende giudiziarie, portate avanti, per la prima volta, da magistrati che hanno capito che in Sicilia c'è un grosso problema: La Mafia. Partendo da questo assodato, hanno scoperto che la mafia è una gerarchia (La Cupola), al cui vertice risiede un boss. Il resto è tutto diramato con mandamenti, famiglie e altre ramificazioni che rendono stratificato lo spaccio di droga e il la riscossione del "pizzo"; attività portanti dell'associazione.

La magistratura palermitana ha cominciato a scavare all'intero delle pieghe corrose del sistema, che hanno dato luce al fenomeno mafioso. Hanno cominciato a spulciare conti bancari, ha trovare "collaboratori", arrivando dunque al Maxi Processo, tenutosi nell'Aula Bunker di Palermo; protagonista Giovanni Falcone e il pool di magistrati.

Sulla metà del 1992 la Mafia, già impegnata a innaffiare col sangue la terra sicula, ha deciso che servivano altre due stragi per poter continuare a svolgere il proprio "lavoro", indisturbata. Una è stata quella di Capaci, "l'attentatuni", e l'altra quella di Via D'Amelio. Le batoste di queste due esplosioni, degne  della peggiore guerra, hanno fatto capire ai palermitani e ai siciliani in genere che la mafia esiste. Sono morte migliaia di persone per rendersene conto. Complimenti.

Questi due episodi rientrano in ciò che definisco "magistratura buona". Quella che indaga, che arriva a New York per capire gli allacci con la "Mano Nera" americana e lo spaccio di stupefacenti, quella che porta in tribunale i mafiosi e, possibilmente, li condanna. Insomma, la magistratura che semplicemente svolge il suo lavoro come adesso sta facendo il pm Nino di Matteo.

Passiamo dall'altra parte di Italia, siamo a Milano. D'avanti al giudice c'è un altro criminale, uno di alto rango. Non parliamo più di semplici "picciotti" ma di forti boss. Siamo in presenza dell'ex presidente del Consiglio e Cavaliere Silvio Berlusconi.

Il processo è quello inerente al "Caso Ruby", la sentenza è l'assoluzione piena perchè il fatto non sussiste e non costituisce reato. Bene, Berlusconi avendo chiamato Ostuni, alla Questura di Milano e avendolo, amichevolmente, avvertito che la ragazza era nipote di Mubarak e che l'avrebbe dovuta affidare alla consigliere regionale Nicole Minetti, non ha commesso il reato di concussione.

Ricapitolando un importante uomo politico chiama, da Parigi, la Questura di Milano e afferma che la ragazza, ivi trattenuta, è la nipote di un altro importante uomo politico e che, qualora venisse trattenuta, farebbe scattare un grave incidente diplomatico. Il Capo di Gabinetto sentendo le parole dell'importante uomo politico attende, sino alle 02:00 del mattino, che la ragazza venga prelevata da chi di dovere e chiudere la faccenda. Questo non è abuso della propria qualità o dei propri poteri, i quali costringono o inducono taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro o altra utilità. E, perciò, non è punito con la reclusione da quattro a quattordici anni. Fate voi.

Questa non è concussione, non è reato e l'imputato è assolto con formula piena. Ancora, la ragazza dimostrava circa 23 anni e perciò non essendo ritenuta minorenne, qualsiasi rapporto effettuato con essa non presenta prostituzione minorile. Perchè, nonostante la ragazza fosse effettivamente minorenne, chi abusava del suo corpo, a pagamento, non sapeva che lo fosse. Non solo, sapeva che era nipote di un leader egiziano. Occhio non vede cuore non duole.

Ecco, vi ho raccontato quest'altro episodio. Questo, cari lettori, lo inserisco in magistratura cattiva. Incapace di dare un criminale alla giustizia, incapace di portare il necessario materiale probatorio, incapace di mettere dentro chi, colpevole, viene ancora una volta liberato dalla spada di Damocle delle "toghe di sinistra", della "magistratura politicizzata" e finalmente, può acclamare a gran voce che in "Italia la giustizia è uguale per tutti".

Povero Borsellino, povero Falcone non potete neanche rivoltarvi nella tomba perché i vostri corpi sono stati dilaniati, insieme a molti altri, per assistere ad un'ennesima sconfitta e un'ulteriore vittoria del male contro il bene, della mafia contro la legalità, del marcio contro il puro. Possiamo solo ringraziarvi per aver fatto aprire gli occhi ad alcuni vostri colleghi ed alla comunità intera.

Gaetano Gatì

@Gaetanogati