25 settembre, o 25-S utilizzando l’abbreviazione che in Spagna accompagna date particolarmente importanti. In effetti la mobilitazione "Rodea el Congreso" (circonda il Parlamento) organizzata, attraverso la rete, dalle piattaforme degli “indignados” segna un punto di svolta rispetto alle forme di protesta fin qui poste in atto. La mobilitazione dalla pacifica occupazione delle piazze si sposta direttamente ai piedi del palazzo del potere, al Parlamento, centro nevralgico delle politiche che stanno conducendo il paese verso il baratro. Parallelamente, anche la risposta dello Stato è cresciuta d’intensità: centinaia di poliziotti hanno circondato la sede del Congresso, bloccando per un’intera giornata la capitale, nonostante i rappresentanti del governo qualificassero la manifestazione come evento di scarsa importanza.

Nei primi otto mesi dell’anno lo stato spagnolo ha accumulato un deficit di 50,13 miliardi di euro, pari al 4,77% del Pil, con una crescita del 23,8% rispetto allo stesso periodo del 2011. Le comunità autonome sono schiacciate dai debiti e la Catalogna sembra ormai a un passo dalla secessione. Il presidente Artur Mas ha convocato le elezioni anticipate per il 25 novembre, dopo aver incassato il secco no di Mariano Rajoy sulla negoziazione del patto fiscale. Consultazioni che hanno tutta l’aria di convertirsi in un referendum per l’indipendenza. L’Andalusia è pronta a fare ricorso al fondo di 18 miliardi di euro che sta per essere stanziato dal governo per le regioni. 4,9 miliardi sarà la richiesta, denaro necessario per dare un po’ di respiro alle casse di una tra le comunità più povere della nazione. Il vaso è colmo e l’indignazione verso una politica capace solo di assecondare gli interessi della finanza ha ormai toccato vaste aree del tessuto sociale spagnolo. A cosa porterà tutto questo? Molto dipenderà dal grado di coscienza e politicizzazione che riuscirà ad assumere il movimento, da quanto riuscirà a distaccarsi dal semplicistico assioma politica=corruzione (il limite finora manifestato) e saprà proporsi come reale forza di cambiamento.

Uno stato di polizia

Ciò che immediatamente dava nell’occhio, per le strade di Madrid, era la massiccia presenza di poliziotti in tenuta antisommossa. Circa 1.400 agenti a presidiare il Congresso, un numero spropositato se si tiene conto che la Delegazione del governo aveva quantificato in appena 6.000 unità i manifestanti. In realtà i cittadini “indignati” scesi in strada erano alcune decine di migliaia, come testimoniano le foto scattate dall’alto in piazza Nettuno. Ed è chiaro che la decisione di blindare un punto nevralgico della città abbia contribuito non poco ad accendere gli animi di una protesta che nelle intenzioni degli organizzatori, la piattaforma En Pie! e il coordinamento 25-S, avrebbe dovuto svolgersi in maniera del tutto pacifica. L’obiettivo era far sentire la voce del popolo spagnolo a una politica lontana anni luce dai bisogni della gente, mentre i deputati erano impegnati a svolgere le abituali attività istituzionali.

Nonostante l’inusuale dispiegamento di forze dell’ordine, che a molti avrà rievocato gli anni bui del Franchismo, durante quasi l’intera giornata non si sono registrati incidenti. La situazione è degenerata in serata, quando alcuni manifestanti hanno cercato di avvicinarsi al perimetro di sicurezza che circondava il Parlamento. Un lancio di pietre ha scatenato la reazione violenta della polizia, che per disperdere la folla ha utilizzato non solo manganelli ma anche proiettili di gomma. 35 arresti e 64 feriti (27 dei quali poliziotti) il bilancio della battaglia consumata per le strade di Madrid, tra le grida di paura di chi, cercando una via di fuga, si trovava intrappolato nel “recinto” predisposto dai reparti antisommossa per controllare la manifestazione. Momenti di tensione, seppure di minore intensità, hanno accompagnato le ore successive alle 21.30, limite stabilito dalla Delegazione del governo per qualsiasi forma di protesta. Alcune centinai di persone hanno fronteggiato, seduti, le forze dell’ordine, mentre gli ultimi parlamentari lasciavano la Camera protetti da un cordone di sicurezza.

Il giorno dopo piazza Nettuno torna a riempirsi

Il 26-S si apre con le polemiche relative al comportamento delle forze dell’ordine nei confronti dei manifestanti. Il Pp difende a spada tratta l’operato dei poliziotti antisommossa. Cristina Cifuentes, delegata del governo a Madrid per l’ordine pubblico, ha attribuito ai manifestanti, definiti “radicali”, tutta la responsabilità degli scontri, affermando che gli agenti, sottoposti a una continua aggressione, hanno risposto “straordinariamente bene”. Di segno radicalmente opposto l’analisi di Iu. La coalizione di sinistra, per bocca del suo coordinatore federale Cayo Lara, nel condannare come sproporzionata la reazione della polizia ha avanzato il sospetto che agenti infiltrati abbiano contribuito a scaldare l’ambiente e aumentare la tensione. Iu ha invitato il Ministero dell’interno ad aprire un’inchiesta sul comportamento di quegli agenti che, in alcuni video, appaiono prima come provocatori tra i manifestanti e quindi in compagnia dei colleghi. Anche il Psoe ha commentato negativamente, seppure con toni più contenuti, le cariche delle forze dell’ordine. Intanto il movimento non si ferma e alle 19 migliaia di persone si sono ritrovate a piazza Nettuno. I manifestanti chiedono a gran voce la liberazione dei detenuti di ieri e invocano le dimissioni di Rajoy. Non ci sono volti coperti questa volta, gli incappucciati che, il giorno prima, con il lancio di pietre avevano dato alla polizia il pretesto per caricare duramente i manifestanti. Attorno alle 23, quando la piazza inizia a svuotarsi, alcuni testimoni riferiscono che un gruppo di infiltrati, probabilmente appartenenti a organizzazioni di matrice neonazista, alza i toni della protesta cercando lo scontro con gli agenti. Si vivono attimi di tensione, culminati con una serie di cariche della polizia al Paseo del Prado. Le forze dell'ordine avrebbero utilizzato pallottole di gomma per disperdere i manifestanti.