in foto: Una scena tratta dal film "The Sessions", del 2012.

Il sesso è un tabù, la disabilità lo è stato per diversi anni. Ancora oggi, però, il binomio tra i due argomenti è un difficile da trattare – soprattutto in Italia -, sia da chi si veste nella tematica in prima persona, sia dall’esterno, dove c’è poca curanza intellettuale e sociale.

Iniziamo dando un veloce sguardo all’esterno, perché recentemente, in Francia, è stato lanciato un messaggio molto significativo. Nel mese di luglio 2017, infatti, sette persone hanno ottenuto lo status ufficiale di accompagnatore sessuale per persone con disabilità: ci sono quattro svizzeri e tre francesi, un uomo e sei donne. Il titolo non è giuridicamente professionale – Parigi non lo riconosce ancora – e non l’hanno ottenuto per acclamazione pubblica, ma hanno seguito un corso di formazione, articolato in 120 ore di lezione suddivise in quattro aree: sessuologia, psicologia, etica e giurisprudenza. Il tutto grazie alle associazioni CH(s)OSE e Corps Solidaires, che da anni sono in prima linea al fine di persuadere il governo francese a riconoscere l’accompagnatore sessuale come figura lavorativa.

CENNI STORICI NEL MONDO

Quanto e cosa ne sappiamo sull’argomento? La prima volta in cui si parla di assistente sessuale è negli anni Ottanta, in Germania e nei Paesi Bassi: il servizio consiste in prestazioni sessuali e di tenerezza da parte di una figura con formazione specifica. C’è da dire però che, dopo trent’anni, sono ancora pochissimi i paesi nel mondo che riconoscono tale status

  1. USA: in California c’è la sede dell’associazione internazionale che riunisce gli assistenti sessuali del mondo con tanto di regolamento etico;
  2. Germania: come detto precedentemente, c’è un corso di formazione per diventare professionisti nel settore;
  3. Olanda: esistono i partner surrogati, le cui prestazioni sono a spese del servizio sanitario nazionale, che li finanzia servizi fino a dodici volte l’anno;
  4. Gran Bretagna: qui la professione di partner surrogato non è legale, ma c’è chi combatte per renderla tale. Ad esempio, su internet esistono diversi siti che mettono in contatto persone con disabilità e assistenti o professionisti del sesso. E in alcune città il servizio viene anche rimborsato. In questo paese, sono molti i sostenitori dell’assistente sessuale: basti pensare che negli anni scorsi alcuni comuni destinarono i soldi del programma del governo nazionale Putting People First per pagare rapporti sessuali con prostitute o visite a spettacoli di lap dance. Addirittura, uno dei comuni finanziò un viaggio ad Amsterdam a un ragazzo 21enne con ritardi di apprendimento, consentendogli così di avere il suo primo rapporto sessuale.

Nel corso del tempo, la diatriba “assistente sessuale sì, assistente sessuale no” ha alzato un polverone di dibattiti, polemiche e qualunquismi. Questo perché la disabilità è stata sempre demonizzata, così come il sesso. Rotto – in parte – il tabù della disabilità, ora c’è quello del sesso, che è lo stesso che fa giustificare gli stupri con il modo di vestirsi delle donne. Un folle tabù, insomma. Sulla stessa falsa riga, in molti continuano a storcere il naso, a parlare anche di mercificazione del corpo. Dall’altra parte, però, c’è il desiderio di autonomia sessuale da parte di persone che, soprattutto nei casi di disabilità grave, non possono raggiungere un orgasmo con le proprie forze.

IL BEL PAESE

Ed è qui che entra in gioco l’Italia, uno dei paesi ancora indietro sulla questione in termini sociali e legislativi. Prima di tutto, è soprattutto a causa del tabù sul sesso di cui parlavamo poc’anzi, e il discorso si potrebbe allargare di molto, andando ad inglobare il mondo dei social network. Per il secondo aspetto, il discorso può essere riassunto più brevemente.

max ulivieri fanpage autori blog angelo andrea vegliantein foto: Maximiliano Ulivieri assieme alla moglie nel giorno delle nozze

È vero, nella nostra nazione non esiste una legge che regoli la figura dell’assistente sessuale. Ma non vuol dire che nessuno stia provando a cambiare tale tendenza. Infatti, esiste un disegno di legge presentato il 9 aprile 2014 – attualmente assegnato alla Commissione igiene e sanità -, il cui testo è stato scritto da Maximiliano Ulivieri e il senatore Pd Sergio Lo Giudice. Il ddl n. 1442, “Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità”, richiede l’istituzione dell’assistente sessuale, una professionalità complessa e delicata, che non vuol dire solo impegno fisico nell’atto carnale, ma coinvolge aspetti quali l’empatia e l’emotività: il lavoratore è chiamato a gestire le emozioni del proprio cliente, che principalmente dovrà vedersela con l’accettazione della propria dimensione intima. Ed è per questo che serve una buona dose di preparazione e formazione.

Sempre secondo il ddl, quelli che vengono definiti “aspiranti lovegiver” dovranno partecipare a un corso di formazione e superare un esame per ottenere l’idoneità professionale e l’iscrizione ad un albo. Tutto ciò è promosso fortemente da Lovegiver, associazione nata nel 2014 da Maximiliano Ulivieri assieme ad altri sei soci (tra cui Fabrizio Quattrini, responsabile dell’Istituto Italiano di Sessualità Scientifica di Roma), che da circa quattro anni promuove l’istituzione di un Osservatorio Nazionale sull’Assistenza Sessuale, pensato per facilitare un dialogo in materia di sessualità e disabilità.

Attualmente, il disegno di legge è fermo. Lo sappiamo, la burocrazia italiana è lenta in certi aspetti, ma va fatta anche una precisazione. Nei primi due anni, il dibattito ha dovuto trovare le fondamenta nell’intricato mondo della cultura italiana, restia ad affrontare tabù di ogni genere. Invece, i successivi due – che stiamo attualmente vivendo – sono occupati dall’organizzazione di eventi e meeting formativi per supportare l’applicazione del lovegiver. Insomma, siamo ancora nella fase di promozione e diffusione del verbo.

TESTIMONIANZE

Anche se in Italia questa figura non è legale, c’è chi ha già messo in pratica le nozioni acquisite durante percorsi formativi specializzati. Vita.it ci riporta la storia di Lisa, donna di 45 anni, parte integrante del comitato Lovegiver e, da maggio 2017, una delle prime ad essersi formata nel settore. In questa recente intervista, ha spiegato come il percorso dell’assistente sessuale sia complesso, in quanto «è necessario entrare anche in intimità [con la persona]: non conta solo la dimensione sessuale, ma anche quella affettiva».

riccardo-scamarcio-e-monica-bellucci-nella-scena-hot-di-manuale-d-amore-fanpage-autori-blog-angelo-andrea-vegliantein foto: Una scena dal film "Manuale d'amore 2"

Come anticipato prima, Lisa ha già avuto esperienze pratiche in materia: «Ero in moto, in montagna, con il mio compagno. Davanti a noi viaggiava un altro motociclista. La strada era stretta: un’auto che arrivava dalla parte opposta ha invaso la nostra corsia. Il motociclista l’ha schivata, ma è finito nel burrone. Il pirata non si è fermato: noi siamo stati i primi e unici soccorritori. Il ragazzo è rimasto in carrozzina. Siamo diventati amici: lui aveva una trentina di anni, ed era bellissimo. È entrato presto in confidenza con il mio compagno, e dopo qualche mese gli ha raccontato di quanto gli mancasse la sfera sessuale. Sapeva che mi ero interessata al progetto di Max Ulivieri, e mi ha chiesto: ‘Perché non sperimenti quello di cui stai studiando con il nostro amico, che mi ha manifestato il suo disagio?’. Io ho accettato, e il mio compagno l’ha proposto a lui, che in un primo momento era incredulo, poi è stato felice. Quell’esperienza ha dato molto anche a me. Mi ha dato energia, emozioni. Mi sono sentita veramente utile, ed è difficile che succeda, in un mondo regolato dagli interessi materiali. Sai di fare felice una persona. […] non vedo nulla di illegale nell’attività degli assistenti sessuali: le leggi devono venire dopo il rispetto dell’uomo e viceversa».

Il tabù che ruota attorno al silenzio generale riguarda proprio ciò che traspare dalle parole di Lisa: il problema di vedere la sfera sessuale come un bisogno semplicemente carnale. Ovvio, c’è sempre, in ogni persona, ma il ddl presentato richiama anche alla necessità di liberare i desideri empatici, e con quelli scoprire la propria dimensione di corpo, una fase della vita che tutti – si spera – vorremmo imparare a conoscere e accettare.