Ok, lo ammetto, con gli strizzacervelli non ho mai avuto molto a che fare. Nel mio immaginario c'è sempre stato il classico lettino con il paziente sdraiato e l'analista seduto in poltrona che schiaccia un pisolino o scarabocchia disegnini su un foglio. E un gruppo seduto in circolo lo associo a una riunione degli alcolisti anonimi. Troppi film, troppe vignette da settimana enigmistica. Ma se la montagna non va da Maometto… Lo psicologo me lo sono ritrovato in libreria. Si chiama Fabio Ianniello, ha trentadue anni, vive nell'agro aversano, è laureato in Psicologia clinica e dello sviluppo, specializzato in Psicoterapia sistemico relazionale. Fabio, esperto in formazione e dinamiche di gruppo, propone sedute in luoghi pubblici come bar, circoli e – sì, proprio così – anche nella Libreria Spartaco. Io, lo ribadisco, non ne capisco niente, però se dovessi trovare un aggettivo per descriverlo, sceglierei probabilmente questo: folle. Ma aggiungo subito, e nel dirlo ricorro a Shakespeare piuttosto che a Freud, che "nella sua pazzia c'è metodo". Il primo incontro alla Spartaco si è svolto una quindicina di giorni fa. Giovedì 5 maggio, alle 17,30, si terrà il secondo. Innanzitutto, per partecipare, bisogna mandare un sms al 347 749 4306. Perché? Per lui una seduta deve contare almeno sei persone e un massimo di quindici.

"Ma figurati, saremo sicuramente di più" gli avevo detto io. Ebbene l'altra volta è successo questo: diversi amici, anziché contattare lui, hanno chiamato me per "prenotarsi", salvo poi mandare una disdetta via sms a poche ore dalla "seduta". E come dargli torto? Anch'io ero effettivamente perplessa sul dover spiattellare i fatti miei in pubblico, davanti a estranei, con la possibilità che chiunque fosse entrato in libreria avrebbe potuto ascoltare. Alla fine il numero minimo è stato raggiunto e persino superato. Niente lettini, è stato formato un cerchio con le sedie in modo che tutti potessero guardarsi negli occhi. Preliminarmente ci siamo impegnati a rispettare tre regole: 1) spingerci un punto più in là rispetto ai nostri personali standard comunicativi; 2) non giudicare; 3) quanto viene detto durante l'incontro resta tra i partecipanti. In base a quest'ultimo precetto non posso svelare di più, ma posso affermare che nessuno è stato spinto a raccontare la propria vita, le proprie vicissitudini, le proprie paure. Fabio ha spronato ciascuno a riflettere, questo sì, sulla percezione di sé e sull'immagine che di sé si dà agli altri. Lo ha fatto usando un foglio e una penna. Che dire? Diversi partecipanti hanno chiesto con insistenza il bis, ed è per questo che si replica giovedì 5 maggio. Naturalmente Fabio ha chiarito che questa non è "terapia", che incontri del genere sono un inizio, un approccio, un primissimo passo, un modo per cominciare a interrogarsi.

Fabio l'ho conosciuto per caso, come cantautore e come persona impegnata nel sociale che è riuscita a creare uno spazio di inclusione per i giovani, con tanto di biblioteca annessa.

Per quanto mi riguarda, be', qualche domanda me la sono posta anch'io, anche se penso che la strada che porta al miglioramento delle relazioni interpersonali sia davvero ardua, in quanto costellata dalle buche scavate dal mio caratteraccio!