“Al mattino, parlare è vietato”: il sole è luminoso, l’oscurità un dolce amaro ricordo. Tacere è un obbligo, un imperativo categorico, per ascoltare il rumore magico del giorno che nasce.

Ci sono momenti, mentre sorseggi il caffè latte, in cui parli con la tazza, le racconti i tuoi incubi e ciò che vorresti realizzare nelle prossime tre, quattro ore. Il problema è che il ritmo frenetico della tua vita ti farà dimenticare il 90% di quelle promesse silenziose ed estremamente sincere.

Le parole scritte, invece, hanno un potere enorme: veicolano emozioni, come una tavolozza piena di colori ed è così labile il confine tra star fermo e muoversi, lasciare pensieri e frasi liberi di nuotare nell’aria o bloccarli.

Le parole sono la più potente droga usata dall'uomo.

Rudyard Kipling

Solo quando l’istinto ha il sopravvento sulla ragione, parla il tuo cuore e non è solo questione di muovere le labbra. Ti ritrovi a sorridere, al pensiero di quella volta in cui avresti dovuto tacere ed hai parlato; la volta seguente hai guardato un’occasione andar via e, prima di dire “resta qui” hai aspettato, troppo.

I momenti che attendi con maggior trepidazione sono quelli perfetti (o qualcosa di simile), in cui ogni frase diviene superflua e le parole non servono. Vorresti ascoltare soltanto i battiti del cuore: attimi in cui il tuo viso, i tuoi movimenti ed i tuoi occhi, parlano più di un oratore; sei sopraffatto da non riuscire ad esprimerti, ma dietro l’angolo qualcosa ancora ti attende.

Avevi davanti ai tuoi occhi l’infinito, ma hai preferito rinunciare alla perfezione. Il silenzio, ora, parla e fa rumore, l’assenza di voci e pensieri in decibel è confusione nella tua anima ed ogni piccolo fruscio diventa “compagno di avventura”.

Le parole più difficili sono quelle che mettono in comunicazione la tua mente col cuore: le frasi che non sei riuscito a dire si sono depositate e, come salsedine, mangiano ciò che incontrano; è ora di conversare con te stesso, parlare del tempo, del più e del meno.

E ti ritorna in mente quella volta in cui stavi per cominciare, ma ti sei fermato per non sembrar stupido; quell’altra occasione in cui hai parlato, ma ciò che hai detto era l’esatto opposto dei tuoi pensieri e sentimenti.

Cosa stai aspettando ora? Scendi in strada, in ascensore o per le scale, fai un elenco delle parole che non hai pronunciato. Non trattenere nulla, ogni parola che condividi, va via e poi ritorna nel tuo respiro, ti dà vita e cambia il corso del mondo e della storia: nulla sarà come prima.

Parlare è un imperativo, tacere una colpa, un errore imperdonabile. Sempre.