Le donne sono sempre in cerca di rassicurazioni su come appaiono, su come interagiscono e sulle loro scelte di vita. Iniziano a chiedere conferme alle persone che le circondano, dall'età di sei anni fino a quando diventano nonne. Ma perché sono così insicure?
Il motivo è da far risalire a molto lontano, secondo l'etologo Desmond Morris nel suo libro "L'animale donna", è nella cultura dove viviamo che risiede il concetto di relegazione femminile nelle quattro mura con riferimenti maschilisti e di false rappresentazioni del modello femminile da perseguire.
Ormai è risaputo che “la donna- bambola” ci ha abbandonato dalla fine degli Anni Novanta, quando ad affollare la televisione ci sono state nuove protagoniste che hanno caratterizzato la società consumistica. In TV, le donne appaiono ancora artefatte come Barbie, ma il messaggio che veicolano è sicuramente lontano dallo stereotipo casalingo. Questo processo d' emancipazione femminile modernizzato, va dall'evoluzione della Generazione Y dedita a rincorrere la famosa “carriera con gavetta” fino all'attuale Neet Generation che fa i conti con i social network e gli smartphone per sentirsi “in” con un “selfie”. Ma veniamo alle adulte, alle trentenni in circolazione che viaggiano ininterrottamente tra “Il favoloso mondo di Amelie” e il circolo vizioso di “Desperate Housewives” e che oggi rappresentano la classe attiva.

Che cosa si sa di loro? Come vivono? Ma davvero tutte lavorano? Vogliamo ricordare un po' i dati sulla disoccupazione femminile del Mezzogiorno? Bene, non serve! Quindi, a differenza delle loro mamme, queste donne vivono ancora nel limbo, chi più chi meno è riuscita a realizzarsi, con enormi difficoltà.

Uno dei problemi maggiori è rappresentato dal dilemma del fare o no un figlio. Quasi sicuramente a tutte è toccata la domanda fatidica del primo indiscreto di turno che chiede "Quando farai un figlio, hai già trent'anni!"… Queste torture psicologiche non tengono in considerazione molti aspetti della condizione femminile attuale, dove avere un lavoro stabile è sempre più difficile e spesso non ci si può permettere nemmeno di andare a vivere da sole. Considerando poi l'instabilità di coppia (che sicuramente sarà un dato soggettivo, ma non trascurabile, considerato l'alto numero di divorzi e di convivenze preferite ai matrimoni) la risposta è abbastanza immediata: i figli non è che non si vogliono fare, probabilmente non è il momento giusto.

Si è vero, la fertilità non è eterna, come ci ha ricordato la ministra Beatrice Lorenzin con la sua spietata (perché non prende in considerazione l'aspetto sociologico della condizione femminile, quasi a trascurare il fattore umano!) campagna di sensibilizzazione per incrementare le nascite. Il #fertilityday dovrebbe partorire però idee assai geniali per dare una speranza alle giovani coppie e sostituire quegli slogan da ventennio fascista, come : "La bellezza non ha età, la fertilità si" – "Genitori giovani, il miglior modo per essere creativi" – "Il rinvio alla maternità porta al figlio unico, se arriva" – con discorsi realmente progressisti. Il mondo è cambiato, bisogna accettarlo ed anche lo stile di vita dei giovani ha tempi molto più lunghi rispetto ai loro genitori.
Certo, negli Anni Cinquanta, le donne erano reduci del “sogno americano”, sbarcato prepotente anche in Italia, e molte amavano vivere la “casalinghità” come forma di cura e dedizione, ma al tempo stesso stava per nascere la rivoluzione sessantottina che ha stravolto questa concezione. Attualmente, l‘etichetta “casalinga” sta un po' stretta a noi trentenni, non tanto per il lavoro domestico, quanto per il ruolo dell'essere relegate in casa, in attesa di un lavoro soddisfacente, o perché facciamo un tipo di attività che ci impone di stare in casa, magari viviamo in una piccola provincia, dove uscire è quasi come andare a zappare. Viviamo molto più tempo nelle quattro mura, rispetto a cinque o dieci anni fa. Allora bisogna invertire la rotta! Si, all'intraprendenza! Inventarsi ogni giorno, è questa la regola, per soccombere alla “crisi della disoccupata”.
Il mio è un appello rivolto alle single, alle conviventi e anche alle sposate, in quanto puoi essere già arrivata all'altare, ma ciò non vuol dire che hai smesso di campare! Hai una vita per realizzarti professionalmente, restando comunque ancorata a dei valori tradizionali e sempre in voga, come la famiglia e il focolare domestico. Basta sapersi inventare una nuova femminilità al passo coi tempi. Dovremmo mediare il nostro costante desiderio di sentirci rassicurate dai nostri compagni, papà, amici etc. etc., con il nostro spirito di libertà ed intraprendenza.
Il bisogno sottostante al concetto di “voler restare relegata in casa” e non spingersi oltre i confini, rappresenta l'idea di sentirsi protette dal resto del mondo.
Ecco perché, molte volte, tante ragazze pur avendo la possibilità di viaggiare, di trasferirsi in altre città, preferiscono restare nei loro territori d'origine. Perché non si sentono abbastanza sicure da poter fare il “salto nel vuoto” e mettersi alla prova con le loro reali capacità.
E' importante nella vita poter osare, prima di arrivare alla soglia dei quaranta e dire che potevamo farlo uno sforzo in più per cercare di cambiare le cose.
Ecco, il mio invito è di lavorare sull'insicurezza di base che ci vuole tutte remissive ed obbedienti, per poter capire, in piena libertà, dove risiede la nostra felicità.
Scardinare la routine non è da tutti, richiede impegno, costanza, ma soprattutto la forza di non scoraggiarsi ed andare avanti, quando le cose iniziano a complicarsi.
Quindi, che ben vengano i viaggi studio, i corsi di aggiornamento in altre città, i trasferimenti e il cambio di abitudini. Dietro l'angolo esistono infinite possibilità e non dimentichiamo che non esiste solo la nostra casa, abbiamo il mondo a portata di mano.
CONSIGLIO DEL GIORNO: trova l'”humus”adatto a te!