12. Stefania Pezzopane, Ricostruzione Terremoto. Il PD ha varato la corposa squadra per la proposta tematica delle prossime elezioni. Quaranta linee di riflessione, tutte molto interessanti e tutte necessarie. Non tutte declinate nel modo giusto. Una in particolare ha un nome che urla vendetta: ricostruzione terremoto. L'incaricata è Stefania Pezzopane, una parlamentare aquilana che non è arrivata a Roma solo per le foto con Barack Obama. Consigliere comunale, assessore regionale, presidente di provincia: una brillante carriera nelle amministrazioni locali. Speriamo che la sua esperienza riesca a correggere la pessima definizione data al suo dipartimento.

Il Dipartimento della Homeland Security degli USA ci spiega che il suo scopo è "garantire che, come nazione, lavoriamo insieme per costruire, sostenere e migliorare la capacità di prepararsi, proteggere, rispondere, riprendersi da e mitigare tutti i rischi". Partiamo dalla fine: tutti i rischi. In questa estate di siccità e incendi che viene dopo una primavera di migrazioni, per buona parte economiche, scegliere la definizione "ricostruzione terremoti" è davvero troppo miope. La homeland security non è solo post-sisma. È anche pre-sisma, è previsione e prevenzione in tempo di pace. Soprattutto non è solo sisma.

La homeland security è cultura sistemica, analisi preventiva, approccio multidisciplinare e formazione, tanta formazione! Questo è quello che esperti del settore, organizzati in associazioni come E.Di.Ma.S., sono impegnati a spiegare e insegnare. La "ricostruzione terremoto" è una parte non marginale, anzi molto importante. Ma è "una parte", la fase post-traumatica del ciclo dell'homeland security riferita a un solo fattore di rischio, il rischio sismmico. Le alluvioni di Veneto e Versilia, i disastri industriali di Seveso e del blackout totale del 28 settembre 2003, le pressioni ambientali dell'ILVA di Taranto o della centrale di Vado Ligure non sono un tema del dipartimento "ricostruzione terremoto". Non manchiamo di rispetto al mitico Zamberletti se diciamo che siamo nel 2017.