This. Un nome secco, un pronome in lingua inglese traducibile nel’italiano “questo”

Nell’agosto del 2014 nasce una piattaforma “social” con questo nome, seguito da un punto esclamativo e dalla sigletta cm, in quanto fa riferimento a un dominio camerunense.This è l’incipit della frase “This is a great place to be a link”. E, infatti, la regola del sito è proprio questa. Gli utenti iscritti al social possono postare un solo link ogni 24 ore. Magari con qualche rigo di commento. Niente di più.

Un buon antidoto contro la bulimia da social, che colpisce da un po’ milioni di persone senza distinzioni sociali o anagrafiche. Un social dietetico sembrerebbe davvero quel che ci vuole per privilegiare la qualità e la riflessione di ciò che spesso si va a postare  in modalità semiautomatica. La piattaforma è ideata e gestita da Andrew Golis, che non è proprio l’ultimo arrivato, potendo vantare esperienze manageriali apicali anche in " Yahoo!" L’iniziativa è anche ben finanziata, attraverso fondi di investimento e solidi imprenditori (tra cui Maloney, di Tumblr).

Ottime premesse per contrastare i vari facebook, twitter, snapshot, google+ si direbbe. Niente male anche la filosofia sottostante a questo social, una sorta di downshift, di decrescita felice del post e del like. E invece, pochi giorni prima del compimento del secondo anno di vita – lo scorso mese – il social This ha chiuso i battenti.

La vicenda offre buoni spunti di riflessione sui trend della comunicazione dominanti nella nostra epoca. Il “tanto” di scarsa qualità viene preferito all’”eccellenza” ben dosata. Il post compulsivo plurigiornaliero con l'elogio del proprio piatto di rigatoni, seguito dal selfie con l’aperitivo colorato, ha la meglio sul link su cui si è magari riflettuto e discusso nel mondo reale prima del transfert in quello virtuale.

Raffaele Basile