Dovevano aprire il parlamento come una scatoletta, ma, a quanto pare, è stato il parlamento, la vituperata politica, ad aprire come una scatoletta il Movimento 5 Stelle.

Al primo banco di prova, infatti, il partito di Grillo ha dimostrato tutta la sua debolezza, la sua incapacità a confrontarsi con una situazione che non è quella dei blog e della piazza, delle sortite carognesche contro la casta e delle polemiche tanto al chilo.

Il centrosinistra, bisogna ammetterlo, ha saputo giocare bene le sue carte, sfidando i grillini sul loro stesso terreno, mettendo a nudo la  loro arrogante pretesa di avere l’esclusiva del nuovo e del rinnovamento.

La scomunica di Grillo, nei confronti dei parlamentari ribelli, è la prova, d’altro canto, di come all’interno di questo movimento le decisioni, gli orientamenti, non sono il frutto di libere scelte del collettivo, in un quadro di democrazia orizzontale, bensì dell’imposizione, molto verticistica, dei desiderata del capo (O della diarchia, se si preferisce).

Un’impostazione, diciamolo francamente, che col voto di ieri è andata a farsi benedire, se è vero, come è vero, che il gruppo dei senatori grillini è andato letteralmente in tilt, tra pianti e recriminazioni, litigi e minacce di epurazioni.

Ma d’altronde c’è poco da filosofare su questo punto: nei movimenti fideistici non c’è spazio per la dialettica interna: o si è con la “linea ufficiale” oppure si è fuori, accompagnati dagli immancabili insulti e dall’immarcescibile accusa di “tradimento” o, se vi piace di più, di “lesa maestà”.

Ai “traditori” va naturalmente tutta la mia simpatia e la mia stima, per essersi ribellati alla dittatura del capo, facendo prevalere, oltre alla loro coscienza, anche la loro intelligenza di fronte alla sconclusionatezza di un disegno politico che è chiaro, probabilmente, soltanto nella testa di Grillo e Casaleggio.

Nei prossimi giorni vedremo cosa avranno significato i “casi di coscienza” di alcuni senatori sulla tenuta del movimento. Certo è che questo esordio dei grillini in parlamento è stato davvero disastroso, a dimostrazione di come l’improvvisazione e l’arroganza in politica possono tradursi, a seconda dei casi e dei contesti storici, in farsa o in tragedia. Qui siamo nel caso della farsa. Per fortuna.