Quando ero adolescente un compagno di scuola si vantava del padre che teneva, in un certo cassetto, la foto di una donna completamente nuda. Tanto facemmo che il ragazzo la portò e la mostrò, segretamente, dando il via a settimane di sonni agitati e di fantasie incontrollate. Poi arrivarono i mitici anni ’70 e si incominciò a vedere qualche seno e qualche sedere al cinema, poi in Tv. Poi le riviste porno, le videocassette porno fino al porno gratuito e ormai in 3D del giorno d’oggi. La morbosità del seno fatto intravvedere di sfuggita al cinema ora dilaga sui quotidiani, semmai col pretesto di documentare le vacanze in topless della sconosciuta stellina, o la biciclettata nuda dei sostenitori della marmotta argentata. Il sesso è sempre attraente, certo, ma se n’è persa la magia, il segreto e il turbamento. È merce come un’altra, e stanca anche un pochino. Come la morte.

Come la morte che il marketing del Daesh ha sapientemente trasformato in spettacolo. Le prime gole tagliate ve le ricordate? Hanno ripetuto lo show per un po’, poi hanno iniziato a bruciare i prigionieri nelle gabbie, ne hanno fatte di tutti i colori. Hanno sostanzialmente smesso; perché? Perché questa comunicazione dell’orrore necessita di messaggi di livello morboso sempre più alto; se lo spettacolo è la morte, la morte deve essere sempre più atroce. Se il messaggio è “dovete avere paura!”, devono farci sempre più paura, se no ci stanchiamo, vediamo lo spettacolo con sempre più abitudine e noia ma il messaggio decade. Allora sono venuti in Europa. Se lo spettacolo dello sgozzamento lontano di uno sconosciuto giornalista non fa più presa, eccoli nella discoteca parigina, sui treni tedeschi, sulla promenade des Anglais a Nizza. Orrore e lacrime. Orrore sincero e lacrime sincere, perché quei morti realmente potremmo essere noi. Ma poi, ma poi…

Avete notato che sono scomparsi, nei profili Facebook, i Je suis quelque chose? Dopo i fatti di Nizza e ancora più dopo i recenti di Monaco, avessi visto un Je suis de Nice o un Ich bin von Monaco. Nessuna bandierina a lutto nei profili… Nessun particolare e duraturo #TT su Twitter… Sapete già perché, vero? Ci stiamo abituando. Quello che accade è che il Daesh ha insegnato quanto sia facile armarsi e fare una strage; e regala una cornice giustificativa per marginali, depressi, bastardi assortiti per dare un senso a un gesto che a volte fa parte di un disegno terroristico reale, ma ultimamente no; abbiamo ragazzi e uomini che illuminano con una carneficina la depressione di una vita priva di senso, come è ampiamente spiegato QUI. Sono i depressi del nuovo millennio, semmai di origine musulmana, bersagli deboli di un mondo a cavallo fra la tradizione dei nonni e i nativi post-moderni, che si aggiungono e si confondono coi terroristi veri, anzi ne prendono il posto.

E ci stiamo abituando. Quanto credete che dureranno i titoli cubitali dei giornali on line, o le non stop dei canali all news?

I cattivi comunicatori del Califfo non hanno considerato questo inevitabile declino dell’interesse. Non siamo noi meno umani, vorrei chiarirlo, né più cinici, ma semplicemente inclini a stancarci, a costruirci corazze, a inseguire la vita che, come è noto, “va avanti”. Ma come la pornografia del sesso ha continuato a dilagare dopo avere esplorato ogni eccesso, anche la pornografia della morte continuerà. Gli attentati continueranno, e continueranno. Un depresso a Londra, un disadattato a Pamplona, che so? Un caso psichiatrico a Roma (ché prima o poi toccherà anche a noi…), mescolati a residui balbettii del Daesh che comunque cercherà di mettere il cappello su questa mattanza. Ma ci abitueremo. Anche andare in aereo è pericoloso e fa un po’ paura, no? Pensate un po’ a quell’affare di centinaia di tonnellate che sta a migliaia di metri per aria, ma come fa? Ma poi capiamo che è più sicuro dell’automobile, e quindi, come dire… Sospendiamo la paura legandola a un semplicissimo calcolo delle probabilità. Sì, ogni tanto un aereo cade, ma la probabilità che cada proprio l’aereo su cui sono imbarcato io è bassissima, quindi non pensiamoci e andiamo a goderci la vacanza. Faremo così anche con le stragi di vera o presunta matrice jihadista: sì, più o meno spesso un fanatico depresso spara da qualche parte ma, onestamente, la probabilità che sia proprio qui vicino a me, in questo istante, è un’ipotesi con minima possibilità di avverarsi.

Il 21° è il secolo del terrore, che stancamente ripete i suoi atroci scenari che pongono comunque dei problemi. I problemi del prosciugamento della fonte ispiratrice del terrorismo, quel Daesh che deve essere sconfitto militarmente (e sostanzialmente è questione di mesi…); i problemi di chi ha finanziato per anni il terrorismo, di Al Qaida, del Daesh e di tutto il terrorismo jihadista, finanziatori come l’Arabia Saudita, ben noti ma coi quali l’Occidente continua ipocritamente a fare affari; i problemi delle origini ideologiche del conflitto fra parte dell’Islam e l’Occidente, come per esempio il vergognoso perdurare del nodo palestinese; infine i problemi dell’Islam moderato, certamente maggioritario ma ancora troppo silente rispetto allo stragismo salafita.

Mentre confusamente, ambiguamente, tardivamente e districandosi fra interessi contrapposti il mondo cercherà di affrontare questi problemi, le stragi continueranno. Che c’è stasera in TV?

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