Verso la fine del ‘900 sono successe diverse cose straordinarie, più o meno tutte assieme: il crollo dell’Unione Sovietica e l’apertura della Cina, le nuove tecnologie della comunicazione, i telefonini e Internet, solo per rammentare le più eclatanti. Da quel momento in poi flussi enorme di persone hanno iniziato a percorrere il mondo ma, specialmente, flussi enormi di idee, valori, culture. Come sempre accade, la tecnologia corre molto più in fretta della società, e questa della cultura, e quindi è normale che convivano persone “vecchie” (diciamo: non nativi digitali) con valori nuovi. Si continuano a proporre vecchi modelli stereotipati di famiglia, idee di sessualità, modelli di interazione che non vanno più bene neppure per la pubblicità del Mulino Bianco, e il conflitto che ciò provoca con la realtà non viene sempre opportunamente metabolizzato. Cambiare è difficile. Ma necessario.

Prendiamo per esempio la famiglia. Si continua, da certi ambienti culturali e politici, a parlare di “famiglia” come sacra unione fra uomo e donna, finalizzata alla procreazione e all’amore. Mai stata così, la famiglia, ma certamente non è più così oggi se (in Italia), metà dei matrimoni naufraga, se l’infedeltà è diffusissima (il 60% dei divorzi italiani è causato dall’infedeltà), se poi – argomento diverso e delicatissimo – la famiglia è spesso un luogo di violenza, sulla donna e sui bambini (i dati sono impressionanti). Quale famiglia, oggi? Forse tante famiglie, forse tanti unioni più “elastiche” che non rientrano nella vecchia concezione moralistica. Se vi interessa l’argomento QUI trovate dati su divorzi, adulterio, violenza domestica, giusto per avere un’idea precisa.

Uno dei fattori nuovi di cui tenere conto è il diverso modo di intendere la sessualità. Lontanissima l’epoca del pudore delle signorine borghesi e degli sguardi che facevano arrossire. L’esibizione della sessualità e del corpo oggi è un fatto quasi banale: il corpo nudo della donna, per esempio, è ampiamente mercificato da una parte (specie nel mondo occidentale) e diventa strumento di liberazione dal misoginismo maschile altrove. Oggi, per fare un esempio, la pornografia appare sempre meno un tabù e sviluppa un business stratosferico (2,2 miliardi di utenti al mese per Youporn); la pornografia di massa, resa possibile da Internet, è un bene o un male? È un segno di decadenza morale o, semplicemente, un modo libero di intendere la sessualità?

Un discorso a parte la prostituzione, che invece rappresenta senza ombra di dubbio un’avvilente degenerazione dell’ipocrisia borghese. Donne ridotte in schiavitù, costrette a battere sulla strada, con il coinvolgimento (stima) di due milioni e mezzo di italiani abituali frequentatori del sesso a pagamento. Due milioni e mezzo! A fronte di questo business (QUI tutti i dati, impressionanti), tutto in mano alla malavita, occorrerebbe liberarsi dalle pastoie culturali retaggio del secolo scorso e affrontare il tema della legalizzazione della prostituzione, intendendola (senza rischi, senza sofferenze, senza malavita) una particolare espressione della sessualità da non giudicare con criteri moralistici.

Il mondo cambia. I valori, la morale e i giudizi sulla sessualità non possono restare fermi al ‘900.

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