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La Marijuana, i suoi effetti e i suoi molteplici usi

Come agisce sul nostro sistema nervoso, la lotta alla liberalizzazione e le varie tipologie d'incrocio.

La Marijuana, i suoi effetti e i suoi molteplici usi.

La Cannabis sativa regina smeraldina dalle nove punte, che la si chiami Canapa, Ganja, Marijuana, Mary Jane o, più comunemente  tra gli italiani, Maria, è l’unica donna i cui fiori ti fanno letteralmente perdere la testa! Era conosciuta dagli antichi per i suoi innumerevoli usi come carta pregiata, concime naturale e per la realizzazione di tessuti di vario genere ed inoltre alcune parti della pianta venivano usate per fabbricare cosmetici, creme e saponi. Infine, se foglie e fusto potevano essere usati per gli usi suddetti, le inflorescenze della pianta venivano piuttosto utilizzate come medicinali e la resina, ricavata dai fiori e resa di consistenza cremosa, ovvero l’hashish, era usata per scopi meditativi anche dai Sadhu indiani e da molti monaci buddhisti in Nepal. Dopo il 1937  però, da quando ne fu sancita la proibizione con il Marijuana Tax Act,  ne viene divulgato ed evidenziato purtroppo solo l’uso forse meno utile, ovvero quello di sostanza stupefacente.

Meccanismo ed effetti

Ma perché tante resistenze al suo utilizzo? È un pensiero comune tra la gente che ciò che è la stessa natura a produrre non può certo essere tanto dannoso ma non è assolutamente un’affermazione corretta. La marijuana, o meglio i fiori femminili delle piante di Cannabis indica, contengono più di 400 sostanze di cui 66 formano la classe dei cannabinoidi, i cui più abbondanti rappresentanti sono il cannabinolo, il cannabidiolo e vari tetraidrocannabinoli. Tra questi  il THC o delta nove tetraidrocannabinolo è il principale responsabile della maggior parte degli effetti psicoattivi della marijuana. In cosa consiste e perché queste sostanze hanno effetto psicoattivo? È semplice! Nel nostro organismo esistono già sostanze del genere dette appunto endocannabinoidi e sebbene la loro scoperta sia alquanto recente, infatti furono individuati solo nel 1992,  è oggi chiaro il meccanismo interno di queste sostanze. Gli endocannabinoidi come l’anamdamide e il 2 arachidonilglicerolo,  agiscono su cellule del sistema nervoso inibendo il rilascio di altre sostanze come GABA e glutammato e regolando in tal modo vari meccanismi del nostro organismo. Ora tutto ciò è finemente programmato ed anche  il rilascio di queste sostanze è in equilibrio in base alle necessità e richieste del nostro corpo, ma se  assumiamo cannabinoidi dall’esterno aumentano  le concentrazioni nel nostro organismo di queste sostanze. Questo non fa altro che rompere quell’equilibrio e  dare i comuni effetti della cannabis. Ovviamente quanto maggiori saranno le dosi che prendiamo dall’esterno tanto maggiori saranno le concentrazioni nel nostro corpo e di conseguenza gli effetti che ne risulteranno.

Ecco allora che ne possiamo comprendere il meccanismo d’azione e gli effetti. I cannabinoidi diminuiscono la sensazione di dolore, inducono sonnolenza, aumentano il battito cardiaco e la sensazione di appetito ( la cosidetta “fame chimica”), hanno azione sedativa, inducono rilassamento muscolare e diminuiscono la reattività fisica e mentale aumentando la  difficoltà d’apprendimento. Tutto questo spiega la sensazione di benessere che abbiamo subito dopo un tiro di canna e il motivo per cui molti, soprattutto tra gli adolescenti, sono incuriositi nel provarla. Ciò non sarebbe un problema se fosse legato ad una sola esperienza o all’uso di dosi minime. Ma i cannabinoidi sono dei veri e propri farmaci e se assunti in elevate dosi, come tutti i farmaci, possono generare effetti tossici. Ma la difficoltà maggiore non è solo il dosaggio, quanto la dipendenza. La marijuana è insieme alla nicotina e all’alcol una sostanza d’abuso. Come ben sappiamo  purtroppo queste sostanze generano assuefazione e una percentuale di circa il 10% di consumatori di cannabis ne diventa presto dipendente procurando una ben identificata sindrome astinenziale quando si sospende l’uso della sostanza. La dipendenza, fenomeno questo variabile da individuo ad individuo legata al soggetto e alla sua genetica, non fa altro che aumentare col tempo  la percentuale di cannabinoidi nel nostro organismo fino a portare ad un aggravamento continuo e  cronico di quelli che possono essere gli effetti della marijuana.

Uso terapeutico

Se le cose stanno così dunque risulta normale pensare che non vi siano effetti positivi o terapeutici  nel suo utilizzo, in realtà però la marijuana sembra essere uno dei pochi farmaci che è in grado di curare i sintomi di molte malattie degenerative quali AIDS, cancro e sclerosi multipla. Abbiamo detto infatti che la marijuana aumenta il senso di appetenza ed è proprio questo l’uso che se ne fa nei soggetti con deperimento da AIDS, infatti in questi malati diminuisce il senso dell’appetito  e il THC sembra aumentarlo  e in alcuni casi rendere meno grave il deperimento del paziente. Abbiamo inoltre ricordato che riduce il dolore e induce rilassamento muscolare e sonnolenza, effetti positivi nella cura dei sintomi della sclerosi multipla quali la spasticità, il dolore neuropatico e la riduzione del sonno. È poi un’antiemetico, ovvero riduce la nausea e il vomito e quindi è spesso utilizzato per curare gli effetti collaterali delle chemioterapie. Infine recenti studi indicano anche che i cannabinoidi presentano effetti antiproliferativi dose dipendenti in alcune linee cellulari tumorali. Questi sono effetti davvero importanti se si considera l’aiuto e il sollievo che possono apportare in pazienti affetti da tali patologie, soprattutto se ne viene controllata la dose giornaliera in modo da ridurre al minimo la dipendenza, e soprattutto se si limitano al minimo anche i danni del fumo cercando di usare vaporizzatori.

Legalizzazione

Non possiamo fare tutti solo un tiro?

Non possiamo fare tutti solo un tiro?

Ed è anche questo uno dei motivi per cui si spinge affinché vi sia la liberalizzazione della marijuana. Attualmente infatti molti sono i paesi che ne hanno permesso l’uso a fini terapeutici o personali come il Canada, il Lussemburgo, i Paesi Bassi, la Germania, la Repubblica Ceca, il Portogallo, il Camerun e l’Argentina ma ognuno con regolamenti ben precisi che ne regolino la compravendita, l’uso e  la dose massima consentita e inoltre come ben sappiamo dal mese scorso  anche in Toscana ne è consentito l’uso come medicinale. Ad oggi la marijuana non è ancora legale in moltissimi paesi e si lotta affinché  possa essere legalizzata. Dal 1999, il primo sabato di maggio, in più di duecento città del mondo è organizzata una manifestazione per la sua legalizzazione chiamata Million Marijuana March per denunciare ed eliminare gli altissimi costi del proibizionismo della marijuana. L’informazione e  la cultura nei confronti di questa “stupefacente” pianta dai molteplici usi è ormai davvero vasta in tutto il mondo, al punto che ad Amsterdam, dove è già legale, ogni anno si tiene la Cannabis Cup manifestazioni in cui i maggiori coltivatori e coffee shop del paese mostrano le differenti piante ottenute da vari incroci di canapa e da differenti tecniche di coltivazione con tanto di premio per la cannabis migliore. Quindi nell’attesa che il mondo si accorga dei propri controsensi non possiamo far altro che dire…in bocca al lupo Mary Jane!!!!!

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